Sofa chats – Francesca Fini

Trieste - 26/02/2014 : 26/02/2014

DoubleRoom arti visive presenta un incontro di approfondimento sugli ultimi lavori video di Francesca Fini “white noise” e “white sugar” nell’ambito della rassegna “SOFA CHATS videoarte da salotto”, introdotti dal collettivo collaab.it che presenterà anche un’esclusiva intervista all’artista realizzata per l’occasione

Informazioni

  • Luogo: DOUBLEROOM
  • Indirizzo: via canova 9 - Trieste - Friuli-Venezia Giulia
  • Quando: dal 26/02/2014 - al 26/02/2014
  • Vernissage: 26/02/2014 ore 18
  • Autori: Francesca Fini
  • Generi: incontro – conferenza

Comunicato stampa

Mercoledì 26 febbraio alle ore 18, DoubleRoom arti visive presenta un incontro di approfondimento sugli ultimi lavori video di Francesca Fini “white noise” e “white sugar” nell’ambito della rassegna “SOFA CHATS videoarte da salotto”, introdotti dal collettivo collaab.it che presenterà anche un’esclusiva intervista all’artista realizzata per l’occasione

L’incontro, che verrà riproposto su Radio Fragola la domenica successiva alle 11.30, intende analizzare il rapporto fra videoarte e nuovi media, la Fini infatti è un’artista interdisciplinare che spazia dalla performance alla videoarte con progetti che affrontano sempre questioni sociali e politiche, come i due video proposti che prendono in esame il ruolo della donna nella società americana degli anni ’50 e ‘60.
L’autrice, con una profonda formazione come artista digitale, ha lavorato per 15 anni nel settore della creazione e della produzione televisiva, approdando alla videoarte con la creazione di opere video assemblando frammenti di performance e manipolando immagini in movimento. Francesca Fini, con un importante curriculum internazionale alle spalle, definisce così il suo percorso artistico: “Io sono fondamentalmente una performer. L'azione di un corpo, di solito il mio, nello spazio e nel tempo è essenziale nel mio lavoro. I miei video e i miei lavori tangibili sono i capitoli di una storia infinita, di cui io sono la protagonista. A volte mi capita di incontrare qualcuno con cui condividere il cammino e a volte sono tutta sola, ma nel corso di questo viaggio lascio le mie opere in modo tale che diventino i capisaldi di questa grande avventura. Credo che tutta l'arte dovrebbe essere un Gesamtkunstwerk, un’opera d’arte totale. Il mio corpo, la nave su cui faccio questa lunga esplorazione, è sempre stato un campo di battaglia. Ex anoressica, eterna femminista, ancora e sempre un lupo solitario in cerca della luna fra i rami degli alberi.”

In WHITE NOISE vediamo una donna immersa in uno spazio bianco neutro, seduta davanti a un televisore che trasmette un’immagine statica. Ma poi vediamo venir fuori dallo schermo qualcosa, un filo di lana rossa, che la donna afferra e tira, a quel punto il televisore inizia a trasmettere una serie di immagini degli anni ‘60 in America: film di propaganda e vecchi spot pubblicitari, il viaggio di un uomo nello spazio e un sito di test nucleari. È come se il filo rosso che ora sta cominciando a lavorare a maglia fosse il filo del tempo, come se nel suo dipanarsi, si dipanasse anche la storia di quel periodo in una rete di immagini contraddittorie.
Le immagini in TV continuano a scorrere mentre la donna continua a lavorare a maglia come se fosse una sorta di divinità che tesse la trama del tempo. Le immagini finiscono con le parole di Malcolm X, scelte come immagine emblematica di una fase così intensa e contraddittoria della storia umana. La donna assiste, inerte, mentre il filo di lana è finito. Il tempo è scaduto.

WHITE SUGAR è un film surreale che rielabora narrativamente e graficamente materiale d'archivio di pubblico dominio. L’artista ha selezionato questo materiale nel corso di un'accurata ricerca negli archivi Prelinger che raccolgono i primi filmati propagandistici americani, i primissimi documentari educativi e sociali, e i primi notiziari televisivi e commerciali; e si è concentrata in particolare sulla figura femminile che è onnipresente all'interno di questo universo linguistico, granitica portavoce di un preciso modello culturale a cui apparentemente aderisce senza ombre e senza incertezze.
Il video, riassemblando queste figurine femminili all'interno di un nuovo spazio digitale realizzato in 3D, ruota attorno al tema inquietante dell'ipnosi e del sogno lucido, come rappresentazione del modello culturale occidentale che è come “zucchero bianco”; un piacere artificiale che crea dipendenza chimica, alterazione artificiale del gusto e della percezione. Il video richiede l’utilizzo degli occhiali anaglifici.

L’evento dedicato a Francesca Fini è il secondo appuntamento di “SOFA CHATS videoarte da salotto”, una serie di incontri di approfondimento sulla videoarte, realizzati in collaborazione con il collettivo collaab.it, che andranno in onda su Radio Fragola le domeniche successive alle 11.30 e che animeranno il DoubleRoom arti visive da febbraio a giugno, spaziando dalla videoperformance al videoconcerto, dalla videopoesia alla videodanza fino alla videointerattività, e ospitando due importanti rassegne di videoarte curate da Maria Campitelli: “incrocio_4 video luogo”, nell'ambito di “13.14 rassegna di arte contemporanea”, focalizzata sui videoartisti della nostra regione, e “SPIN>VIDEO videoarte messicana”, nell'ambito di “MEX PRO Mexico art project” del Gruppo78 International Contemporary Art.