Social Unrest

  • MATTA

Informazioni Evento

Luogo
MATTA
Via Privata Giacomo Favretto, 9, Milano MI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
13/04/2026

ore 12

Curatori
Niccolò Gravina
Generi
arte contemporanea, collettiva

La mostra “Social Unrest”, alla galleria MATTA di Milano, è incentrata sulle rivolte contemporanee, che hanno rinnovato profondamente l’analisi delle forme di protesta e violenza collettiva.

Comunicato stampa

The exhibition “Social Unrest”, at MATTA gallery in Milan from 13.4 to 12.9 2026, is focused on contemporary riots, which have spurred a profound commotion in the analysis of forms of protest and collective violence. By observing its history, which has yet to be extensively examined, the project identifies a link between the latest manifestations of social unrest and a constellation of precedents, revealing their recursiveness in order to shed light on their structural causes.

Curated by Niccolò Gravina, with the historical research of Zoé Samudzi, the exhibition presents new productions by Ivan Cheng, Tony Cokes, Satoshi Fujiwara, Hannah Quinlan & Rosie Hastings, Tiffany Sia, and Sung Tieu, along with recent works by Bernadette Corporation, Alessandro Di Pietro and Hannah Black. The artworks are the result of a dialogue with the artists that has lasted over two years, and of historical research that has initiated their creative process.

The exhibition design, by the architecture firm Sabotage Practice, develops as an autonomous structure built on site with found materials, such as cardboard and standard metal profiles for plasterboard structures. The construction challenges chronological linearity by preventing any overall view; configured as an obstructive barricade, it acts as a shattered device for displaying the works.

The contemporary uprisings explored in the exhibition are often represented by the mass media as violent bursts of upheaval, often lacking concrete programmatic demands: scattered, recurring phenomena difficult to pigeonhole, where ethnic collisions and class conflicts are often inextricably intertwined. Yet, the systematic emergence of uprisings, in relation to structural socioeconomic conditions, testifies to an

imaginative potential that oscillates between disillusionment and dynamism, exasperation and

relentlessness.

Like revolutions, riots are rooted in complex cultural and ideological contexts. They manifest a shift from the sphere of production—the strike that halts the factory—to that of circulation: uprisings that impact flows and markets. Looking back at pre-industrial history, the exhibition traces an affinity between the riots of that era and the contemporary world, experimenting with new strategies to interpret this transitional phase and the resulting crisis of aesthetic and political codes.

To shed light on contemporary revolts, through a series of artworks responding to a constellation of historical events, we will proceed backwards through the 2019–2020 Hong Kong protests, the 2005 Cronulla riots in Sydney, the 2001 G8 violent clashes in Genoa, the 1992 Los Angeles riots, the right-wing attacks on immigrants in Hoyerswerda and Rostock in 1991 and 1992, the 1966 Compton's Cafeteria riot in San Francisco, the 1965 Watts riots, the popular uprisings of late medieval Europe - the English Peasants' Revolt of 1381 and the French Jacquerie of 1358 - and the Red Turban Rebellion in China, 1351–1368.

The temporal and aesthetic constellation generated by the exhibition thus outlines a heuristic system that, traversing history, alludes to the structural reasons that give rise to riots. What emerges is a fragmented and incomplete chronology that acts as a montage, testing the limits of a collective artistic effort to address political and social issues. “Social Unrest” illuminates the ethical and epistemological collisions of these phenomena, without omitting their more obscure and violent aspects, but contradicting their presumed irrationality.

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La mostra “Social Unrest”, alla galleria MATTA di Milano dal 13.4 al 12.9 2026, è incentrata sulle rivolte contemporanee, che hanno rinnovato profondamente l’analisi delle forme di protesta e violenza collettiva. Osservandone la storia, ancora poco indagata, il progetto individua un legame tra le ultime manifestazioni di agitazione sociale e una costellazione di precedenti, mostrandone la ricorsività per illuminarne le cause strutturali.

Curata da Niccolò Gravina, con la ricerca storica di Zoé Samudzi, la mostra presenta nuove produzioni di Ivan Cheng, Tony Cokes, Satoshi Fujiwara, Hannah Quinlan & Rosie Hastings, Tiffany Sia e Sung Tieu, insieme a lavori recenti di Bernadette Corporation, Alessandro Di Pietro e Hannah Black. Tutte le opere sono il risultato di un dialogo con gli artisti durato oltre due anni, e di un’indagine storica che ne ha innescato il processo creativo.

L’allestimento, a cura dello studio di architettura Sabotage Practice, si sviluppa in una struttura autonoma realizzata in loco con materiali di recupero, come il cartone e i profili metallici standard per strutture in cartongesso. La costruzione contesta la linearità cronologica impedendo una visione d'insieme e, configurandosi come una barricata ostruttiva, agisce come un dispositivo frammentato per l'esposizione delle opere.

Le rivolte contemporanee indagate nella mostra sono spesso rappresentate dai mass media come esplosioni violente, spesso prive di richieste programmatiche concrete: fenomeni sparsi, ricorrenti, difficili da classificare, dove si intrecciano conflitti etnici e lotta di classe. Eppure, il verificarsi sistematico delle sommosse, in relazione a condizioni socioeconomiche strutturali, testimonia un potenziale immaginativo che oscilla tra disillusione e dinamismo, esasperazione e determinazione.

Come le rivoluzioni, anche le rivolte affondano le radici in complessi contesti culturali e ideologici. Manifestano il ritorno dalla sfera della produzione — lo sciopero che blocca la fabbrica — a quella della circolazione: le sommosse che agiscono sui flussi e sui mercati. Volgendo lo sguardo alla storia pre-industriale, la mostra rintraccia nelle sommosse dell’epoca una parentela con la contemporaneità, sperimentando nuove strategie per interpretare questa fase di transizione e la conseguente crisi dei codici estetici e politici.

Per far luce sulle rivolte contemporanee, attraverso una serie di opere d'arte che rispondono a una costellazione di eventi storici, la mostra procede a ritroso attraverso le proteste di Hong Kong del 2019-2020, i Cronulla Riots a Sydney del 2005, gli scontri del G8 a Genova del 2001, le rivolte di Los Angeles del 1992, gli attacchi di estrema destra contro gli immigrati a Hoyerswerda e Rostock nel 1991 e nel 1992, la rivolta della Compton's Cafeteria a San Francisco nel 1966, le sommosse di Watts nel 1965, le rivolte popolari dell'Europa tardo-medievale - la Peasants' Revolt in Inghilterra del 1381 e la Jacquerie francese del 1358 - e la ribellione dei Turbanti Rossi in Cina, 1351-1368.

La costellazione temporale ed estetica generata dalla mostra delinea così un sistema euristico che, attraversando la storia, allude alle ragioni strutturali che originano le rivolte. Emerge quindi una cronologia disgregata e incompleta che opera un montaggio, testando i limiti di uno sforzo artistico collettivo nell’affrontare questioni politiche e sociali. “Social Unrest“ illumina le collisioni etiche ed epistemologiche di questi fenomeni, senza ometterne gli aspetti più oscuri e violenti, ma contraddicendone la presunta irrazionalità.