Simposio a Venezia – Fatti e Finzione

Venezia - 20/06/2019 : 22/06/2019

Simposio a Venezia a cura di Antonia Alampi e Warren Neidich: Fatti e Finzione: Analisi della Propaganda e delle Fake News nel 21° secolo.

Informazioni

Comunicato stampa

Fatti e Finzione.
Analisi della Propaganda e delle Fake News nel 21° secolo

Giovedí, 20 Giugno, 2019
Universitá di Ca Foscari, Venezia
15:00 - 19:30

Introduzione di Antonia Alampi

15:30 - Proiezione del film di Isaac Julien, WESTERN UNION: SMALL BOATS (THE LEOPARD) (NWM), 2007 | 20 minuti

L'installazione multi-schermo di Isaac Julien del 2007 “WESTERN UNION: Small Boats” é stata prodotta in un periodo di dibattito sulle politiche di immigrazione e le relazioni tra l'individuo e contesti geopolitici più ampli

“The Leopard” ne è una versione editata per il cinema, che continua ad affrontare il tema dell´immigrazione, umanizzandolo anche attraverso le grandi qualità poetiche delle immagini e delle voci, enfatizzando aspetti che spesso si perdono tra i rumori dominanti dei dibattiti politici.

“Il Leopardo” è un'opera in cui viaggi ed esplorazioni locali alludono ad uno scenario globale. Julien traccia gli effetti di traumi, non solo sulle persone ma su edifici, monumenti, architettura e vita, poeticamente riposizionando questi temi. Il film utilizza l'idioma del cinema sperimentale classico per comunicare attraverso un linguaggio non-rappresentativo e suggestivo, piuttosto che basarsi su una narrativa rigorosa.

Per il lavoro, il coreografo Russell Maliphant ha preparato una serie di scene in diversi luoghi, usando la danze e il movimento dei corpi, per far riecheggiando questi viaggi e riarticolarli.

16:00 - Corrado Sinigaglia
Professore straordinario di Logica e Filosofia della Scienza all’Università degli Studi di Milano. Si occupa dei processi e dei meccanismi alla base delle forme più elementari della cognizione sociale (comprensione dell’azione, azione coordinata, azione collettiva). Ha pubblicato diversi lavori teorici e sperimentali su riviste internazionali. Ha collaborato con vari professionisti del settore scientifico, tra cui Giacomo Rizzolatti, col quale ha pubblicato un libro.

16:45 - Federico Campagna - Eikos Mythos, ‘a likely tale’
La dicotomia tra informazioni "false" e "vere" si basa su una nozione problematica di "realtà oggettiva". In vista delle lotte politiche in corso, potrebbe essere utile reinterpretare la nostra comprensione delle informazioni alla luce del metodo esposto da Platone nel Timaeus: eikos mytho, una probabile storia che ha il potere non solo di persuadere un pubblico, ma di spiegare in modo autentico ciò che c'è. La mitopoiesi potrebbe ritornare oggi come un approccio politico ed esistenziale alla costruzione del mondo.


17:30 - Valentina Pisanty - Dominio ed Esclusione. I Meccanismi del Dispositivo Razzista.

La differenza tra razzismo di Dominio e razzismo di Esclusione si coglie nella copertina del primo numero della Difesa della razza, organo ufficiale del razzismo fascista dal 1938 al 1943. Vi sono raffigurate tre teste separate da un gladio, simbolo della determinazione a mantenere incontaminata la stirpe ario-romana di cui in quegli anni si vagheggiava. La “razza ariana” viene rappresentata come la testa di una statua romana, idealizzazione di un’italianità mitica. La “razza camitica” è personificata da una ragazza africana che dovrebbe far scattare connotazioni di animalità. In mezzo sta la “razza semitica”, rappresentata da un bassorilievo con i tratti stilizzati di una caricatura.
L’effigie ebraica ha alcuni aspetti in comune con entrambe le figure che la incorniciano. Come la statua romana si tratta di un artefatto, quindi di un prodotto culturale. Come la fotografia della ragazza africana è distante dall’ideale estetico della razza ariana in versione nostrana. L’impressione che se ne ricava è che, laddove la “razza camitica” rappresenta la negazione di ogni forma di civiltà (e dunque si presti a essere colonizzata), la “razza semitica” costituisce una degenerazione della civiltà stessa. Nel primo caso, l’Altro è visto come il selvaggio da acculturare, e dunque l’opposizione in gioco è quella tra la Cultura (o Civiltà) del gruppo a cui appartiene il razzista e la Non-cultura (o Inciviltà) attribuita al gruppo razzistizzato. Nel secondo caso, l’Altro è inteso come il portatore di un sistema di valori antitetico rispetto al proprio, e dunque l’opposizione pertinente è quella tra Cultura e Anti-cultura.
Se in passato i due razzismi si ritagliavano ambiti di azione chiaramente distinti, uno esterno e l’altro interno ai confini nazionali, ciascuno con il proprio armamentario di pseudo-argomenti e di dispositivi retorici, cosa succede all’immaginario xenofobo quando lo sfruttamento tipico della conquista coloniale viene interiorizzato, le categorie si sovrappongono e il selvaggio da soggiogare viene percepito simultaneamente come il nemico da allontanare?


18:15 - Erminia dell´Oro – L´Abbandono
Le leggi razziali del 1938 proibivano, non soltanto i matrimoni misti, ma anche le unioni tra uomini italiani e donne dei paesi colonizzati. La propaganda fascista affermava che i bambini di “razza mista” sarebbero nati con malformazioni fisiche o con disturbi psichici. Notizie false, ovvio. Molti furono gli italiani che disobbedirono alle leggi, e che poi abbandonarono, sentendosi giustificati dalle leggi, le giovani donne e i figli, discriminati sia dagli italiani che dagli eritrei. Circa cinquemila furono i bambini abbandonati dai padri in Eritrea, vittime di assurdi pregiudizi, ben radicati nei colonizzatori.


19:00 Riflessioni di chiusura di Antonia Alampi e Warren Neidich





Venerdí, 21 Giugno, 2019
Universitá di Ca Foscari, Venezia
15:00 - 19:30

15:00 - Warren Neidich - Activist Neurooaesthetics


L’attivismo Neuroestetico è una categoria di neuroestetica che esiste in opposizione alla neuroestetica positivista. La neuroestetica positivista utilizza metodi scientifici per spiegare e situare le origini della produzione artistica e culturale nel contesto della neurofisiologia e dell´anatomia dei moduli cerebrali del cervello (inteso in senso materiale), confinati dal carapace osseo del cranio. Questo metodo sottolinea la metodologia riduzionista e deterministica per comprendere gli effetti di un'opera d'arte e non tiene conto del suo contesto storico né del suo divenire sociale, politico, economico o culturale. L'attivista neuroestetico, invece, comprende il cervello sia come sostanza intracranica che come contingenza sociale extra-cranica. La plasticità neurale e l'epigenesi sono importanti forme di azione attraverso le quali le trasformazioni sociali e politiche sono registrate nella zona sinapto-logica neurale del cervello. Ciò significa comprendere che la neuroestetica è la chiave per un'etica e una politica dell'emancipazione in contrasto con ciò che Michel Foucault definì il processo di governamentalizzazione. Nella mia presentazione parlerò di come i cambiamenti sismici nelle trasformazioni socio-culturali-politiche che caratterizzano il post-Umanesimo e il post-antropocene siano inscritti nell'architettura materiale del cervello, soprattutto come risultato della modulazione neurale guidata dalla salienza. Questo mi condurrà alla mia seconda ipotesi: usare l´idea di una neuro-estetica attivista per comparare il potere delle fake-news nell'economia dell'attenzione nel modellare l'architettura neurale e quella della produzione artistica. Voglio speculare su come operano sulla nostra potenzialità pleurica neurale e sociale per modellare le molteplicità in modi contrastanti.


16:00 Chiara Figone – fondatrice di Archive Books a Berlino e Milano


17:00 - Chiara Cappelletto - Me, My Brain and I: Facing the New Subject

Gli ultimi vent'anni hanno visto una strana alleanza forgiata tra quello che io chiamo cerebrocentrismo e una versione di lite postmodernista.
La diffusione delle scoperte neuroscientifiche e l'ascesa di una "neurocultura", insieme all´idea diffusa che il cervello sia un agente intelligente responsabile dei nostri sentimenti, desideri, volontà e scelte, hanno rafforzato la concezione filosofica in base alla quale la verità è celata in interiore homine.
Come risultato di questo marcato individualismo cognitivo, il fondamento epistemico è stato posto per la costellazione di post-verità a cui appartengono le notizie false.
L'idea di notizie false è completamente priva di senso, come quella dei fatti alternativi, in quanto non si riferisce a bugie vecchio stile ma all'idea che la menzogna sia possibile perché la verità è semplicemente l'espressione di una preferenza cognitiva individuale. Eppure, le notizie false non sono solo credute vere; costituiscono anche la base per rivendicazioni (come i fatti alternativi).
Tutto ciò gioca un ruolo nella produzione di un nuovo discorso pubblico e, come tale, modifica profondamente le pratiche deliberative che sono alla base di qualsiasi regime democratico.
Nel mio contributo, mostrerò come si propagano le notizie false, quale effetto abbiano sul soggetto pubblico e come possano essere neutralizzate.

18:00 Tiziana Terranova - Re-thinking the psychopathologies of cognitive capitalism: social media as neurotechnologies

Cinque anni dopo la pubblicazione del primo volume della serie “Psychopathologies of Cognitive Capitalism”, la questione dell'impatto dei social media e dei dispositivi digitali sulla cognizione e sul sistema nervoso sono diventate preoccupazioni culturali e sociali comuni. Le rivelazioni degli addetti ai lavori di Silicon Valley sull'impiego di tecniche comportamentali per creare "dipendenza da design" nei servizi di social networking popolari si sono combinate con accuse di polarizzazione e degrado cognitivo dei pubblici in rete, come nozioni di "notizie false" e "post- verità' diffuse in rete. Il mio contributo rivisita la questione della relazione tra cognizione, piacere, cervello e produttività nel tecnocapitalismo contemporaneo alla luce di questi sviluppi.

Riflessioni di chiusura di Antonia Alampi e Warren Neidich

Sabato, 22 Giugno 2019
Zuecca Projects

19: 00 - Performance - Warren Neidich - Scoring the tweets

19:30 - Performance: Gabriella Gheramndi - Regina di fiori e di perle

Questa performance è tratta dall´omonimo libro di Gabriella Ghermandi, un romanzo che, utilizzando un linguaggio orale con struttura circolare, racconta del colonialiasimo italiano in Etiopia.

Un pezzo di storia italiana che "in questo paese" è stata scolorita fino a diventare invisibile, lasciando di quel periodo solamente due concetti: il primo che rirpopone il ritornello di "Italiani brava gente" e il secondo che ripropone il ritornello "Noi abbiamo usato i gas nervini per occupare il paese e stroncare la resistenza", tralasciando ciò che invece è il vero fulcro di quel periodo e cioè le tante infinite storie personali che si sono intrecciate plasmando quel pezzo di storia. Dal romanzo, successivamente, è nata l'idea di creare un spettacolo di narrazione che intersechi più voci, da una parte la narrazione del passaggio violento del colonialismo italiano nella famiglia materna dell'autrice, dall'altro le varie storie del romanzo che vengono proposte al pubblico attraverso brevi letture che si inseriscono nella narrazione. La narrazione e le letture sono intervallate da musica e canzoni tradizionali etiopi cantati dalla stessa autrice/narratrice.
La narrazione si svolge con una modalità alquanto essenziale, simile ai racconti attorno al fuoco e prevede un solo momento "teatrale": quando l'autrice, durante la narrazione, si cambia d'abito indossando quello tradizionale delle sue terre d'origine, l'etiopia e l'eritrea.