Simonetta Fadda – Parole geneticamente modificate

Genova - 27/09/2019 : 13/11/2019

L’artista nell’ambito della sua ricerca registra, denuncia, svela. A volte consapevolmente a volte inconsapevolmente.

Informazioni

  • Luogo: SHAREVOLUTION CONTEMPORARY ART
  • Indirizzo: Palazzo Andrea Doria - Piazza San Matteo, 17 16123 - Genova - Liguria
  • Quando: dal 27/09/2019 - al 13/11/2019
  • Vernissage: 27/09/2019 ore 18,30
  • Autori: Simonetta Fadda
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Il 27 settembre alle h. 18,30 inaugura presso SHAREVOLUTION contemporary art di Genova in Piazza S.Matteo 17/5 la mostra parole geneticamente modificate di Simonetta Fadda, artista concettuale, i cui video e installazioni sono stati presentati in gallerie e musei ( Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 1997; Palazzo della Triennale, Milano 1997; Nordiska Museum, Stoccolma 1998; Castello di Rivoli, Torino 1999).
Ha pubblicato il primo studio italiano sugli esordi del video come medium d’arte e di attivismo politico, Definizione zero: origini della videoarte fra politica e comunicazione (Costa & Nolan, Milano 1999 – ristampa 2005)

Nel 2016 estratti dal volume sono stati tradotti in inglese e pubblicati nel libro Rewind-Italy, Dundee University (UK). Nel 2017 una nuova edizione del volume, ampliata e arricchita di nuovi materiale è pubblicata da Meltemi, Milano. La mostra resterà aperta al pubblico sino al 13 novembre 2019.


Riportiamo qui un breve testo sulla mostra di Chiara Pinardi:

Un mondo ineluttabilmente di calvi

“Quando un fenomeno cresce da un punto di vista quantitativo non si ha solo un aumento in ordine alla quantità, ma si ha anche una variazione qualitativa radicale”.
George Wilhelm Friedrich Hegel
Scienza della logica 1812-1816

L’artista nell’ambito della sua ricerca registra, denuncia, svela. A volte consapevolmente a volte inconsapevolmente.
Nella ricerca di Simonetta Fadda mi pare che questo avvenga in maniera assolutamente consapevole, supportato da una lucidità talmente disarmante da divenire oggetto estetico.
Artista di formazione concettuale che proprio in virtù del suo rigore non ha affatto paura di approdare ad un’opera che fa della forma una necessità. La necessità di porre l’osservatore dinnanzi al problema dell’accelerazione nella trasformazione del linguaggio proprio del nostro tempo. Accelerazione data, per quanto ovvio possa apparire, ma mai sufficientemente presente nel quotidiano di ognuno, dalla copiosa affermazione dei media digitali nella loro naturale espressione attraverso il World Wide Web.
E’ importante qui sottolineare il concetto di copioso e sempre in crescita fenomeno, che arriverà a sancire l’unica realtà possibile liquidando così la dicotomia ancora oggi – anche se meno rispetto alla fine del secolo scorso – oggetto di discussione tra reale e virtuale.
“Parole geneticamente modificate” è un’installazione che Simonetta Fadda propone nell’omonima mostra ed è costituita da grandi e ineluttabili parole realizzate in cartone, scelte fra le tante che il mondo del digitale nella sua più ampia accezione ha già provveduto a cambiare loro il senso. Non si tratta di genetica in senso stretto, qui l’intervento esterno non avviene in laboratorio sul genoma , ma trattasi comunque di un intervento esterno sul corpo del linguaggio che, per certi versi, risulta più inquietante ancora.
Ecco perché ritengo che l’artista ce le abbia volute mostrare ineluttabilmente, attraverso l’uso di grandi, pulite e rigorose forme: come i più autentici artisti la Fadda lavora per necessità.
Aggiungeva il filosofo sopra citato con un esempio molto semplice: “se mi tolgo un capello sono uno che ha i capelli, se mi tolgo due capelli sono uno che ha i capelli, se mi tolgo tutti i capelli sono calvo. Vi è dunque un cambiamento qualitativo per il semplice incremento quantitativo di un gesto”.
Possiamo quindi aggiungere che anche il paesaggio muterà definitivamente, e per quanto non ci sarà nulla di male, né sarà particolarmente dannoso un mondo di calvi, sarà tuttavia fondamentale la consapevolezza, che ci permetterà ancora l’esistenza, solo se sapremo munirci degli opportuni copricapo.