Silvia Levenson / Natalia Saurin – Il luogo più pericoloso

Firenze - 25/11/2019 : 25/11/2019

Il cortile di Michelozzo in Palazzo Vecchio ospiterà l’installazione Il luogo più pericoloso delle artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin.

Informazioni

Comunicato stampa

25 novembre
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Il cortile di Michelozzo in Palazzo Vecchio ospiterà l’installazione Il luogo più pericoloso delle artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, composta da 94 piatti di ceramica decorati con frasi estrapolate dai media e usate spesso per minimizzare episodi di cronaca legati alla violenza.

Secondo un rapporto delle Nazione Unite del 2018, il luogo più pericoloso per le donne è casa propria. Si stima che delle 87.000 donne uccise l'anno scorso, circa 50.000 (il 58%) sono state assassinate da compagni o membri della famiglia

Oltre un terzo è stato ucciso dai partner, attuali o ex, e solo in Italia 137 sono state uccise dai membri della famiglia.

L'installazione Il luogo più pericoloso, parla di una guerra che si consuma nelle nostre case, è un’installazione composta da 94 piatti di ceramica usati, da noi decorati con frasi estrapolate dai media e che vengono ripetute per giustificare e minimizzare la violenza contro le donne.
Il numero è in memoria delle novantaquattro donne uccise nel 2018.
Sono frasi che parlano di desiderio, di controllo, di rapporto di potere, parole dette da uomini incapaci di gestire il rifiuto o il fallimento di una relazione sentimentale (Mia o di nessuno, Ti picchio ma ti amo, E' stato un raptus, etc).
Che siano gli uomini, i vicini di casa o i media a ripeterle, queste parole distorgono la realtà della violenza contro le donne: il femminicidio non è la conseguenza di un improvviso e momentaneo impulso violento ma l’esito di un continuum di violenze che durano da tempo. Così come a uccidere non è la gelosia ma l’atto violento di un oppressore che vuole controllare la partner.

“Svelare la violenza maschilista o patriarcale invece che parlare di raptus, di passione o gelosia può fare la differenza tra la morte o la vita delle donne, tra l’iniquità e la giustizia.”
Nadia Somma / attivista presso il centro anti violenza Demetra

Abbiamo scelto di trascrivere queste frasi anche in spagnolo, inglese e francese, per mantenere uno sguardo trasversale che chiama in causa non un singolo paese ma un modello di società patriarcale che apparentemente glorifica le donne in quanto madri ma le toglie ogni umanità quando le trasforma in oggetti da consumare e da possedere contro la loro volontà.

Le autrici di questa installazione siamo Silvia Levenson e Natalia Saurin.
Oltre a essere madre/figlia, siamo due artiste visive con sguardi e esperienze molto diverse e forse proprio da queste profonde diversità è nata la volontà di confrontarci creando una serie di lavori a quattro mani molto articolato dal quale questa installazione rappresenta solo l'inizio.