Silvia Cini – Sinantropico

Informazioni Evento

Luogo
FONDAZIONE BARUCHELLO
Via del Vascello 35, 00152 , Roma , Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

dal martedì al venerdì dalle 16:00 alle 19:00

Vernissage
15/01/2026

ore 18

Artisti
Silvia Cini
Curatori
Carla Subrizi
Generi
arte contemporanea, personale

La Fondazione Baruchello presenta la mostra e una giornata di studi dal titolo Sinantropico, in cui Silvia Cini presenta e prosegue il progetto vincitore dell’XI edizione dell’Italian Council, confluito nel libro Avant Que Nature Meure, edito da Quodlibet (2024).

Comunicato stampa

Fondazione Baruchello presenta

Silvia Cini
Sinantropico
all’interno del progetto Terra come Terra

Giornata di studi:
giovedì, 15.01.2026
ore 15:00–18:00
Inaugurazione della mostra:
giovedì, 15.01.2026
ore 18:00–21:00
Via del Vascello 35, Roma

Il 15 gennaio 2026, La Fondazione Baruchello presenta la mostra e una giornata di studi dal titolo Sinantropico, in cui Silvia Cini presenta e prosegue il progetto vincitore dell’XI edizione dell’Italian Council, confluito nel libro Avant Que Nature Meure, edito da Quodlibet (2024).

L’iniziativa si inserisce nel contesto del progetto della Fondazione Baruchello Terra come Terra, in corso fino al 27 febbraio 2026, primo capitolo di un programma di ricerca e sperimentazione che intreccia opere, pratiche artistiche e riflessione teorica a partire dal lavoro di Gianfranco Baruchello.

Concepite come due momenti strettamente interconnessi, la giornata di studi ha il suo punto di partenza nella presentazione del libro Avant Que Nature Meure, mentre la mostra è pensata da Silvia Cini come un dialogo tra una selezione di sue opere, dalla fine degli anni Novanta ad oggi, con sette opere filmiche e un volume (Psicoenciclopedia possibile, Treccani 2020) di Gianfranco Baruchello in cui sono il lavoro, la storia, la memoria, i confini, l’idea di un giardino come possibile ecosistema, la terra come piano di consistenza a entrare in una conversazione.

A partire dalle ore 15:00 la giornata di studi riunirà Fabio Attorre, Daniel Borselli, Orietta Brombin, Michele Cerruti But, Fabio De Chirico, Alessandra Pioselli, Carla Subrizi, Riccardo Venturi, per riflettere sul paesaggio urbano come superorganismo, intreccio di specie, memorie e temporalità non umane, dove l'arte diventa pratica di ascolto e decifrazione del vivente.

I lavori filmici di Gianfranco Baruchello sono invece il punto di partenza di Silvia Cini per intraprendere un dialogo, sottratto alla voce e restituito alle opere, tra Le lieu (2010) e Terrediriporto (1998-2001), La traversata (2006) e Penelope Addio (2005), Ballade (1996) e Somnia Vana – ultimo progetto dell’artista, che muove dal lemma Terra della Psicoenciclopedia possibile di Baruchello, a cui l’opera rende omaggio – insieme al più recente Avant Que Nature Meure (2015-2024).

In Le lieu (2010), una sequenza di scatti fotografici, still di un film immaginario, ritraenti un terreno appena dissodato, evolve nella ripresa di un trattore che lavora i terreni della Fondazione Baruchello (un tempo Agricola Cornelia) rendendola fertile; parallelamente in Terrediriporto (1998-2001) Silvia Cini riempie coffe con terre prelevate dai cantieri autostradali in giro per l’Europa, lasciandole germinare nello spazio espositivo. Queste terre migranti, per scelta o costrizione, attestano processi di dislocazione, adattamento, resistenza, ibridazione e relazioni di reciprocità, attraverso i quali Silvia Cini costituisce un possibile modello per la creazione di forme di appartenenze e nuovi areali, zone franche di radicamento di soggettività non autoctone. Prelevate oggi dalla Fondazione Baruchello (dalla sede di Via di Santa Cornelia, Roma), le terre di riporto vengono lasciate germogliare nello spazio espositivo proprio come allora.

In La Traversata (2006) la telecamera segue da lontano un uomo, che nuota in mare senza che raggiunga una meta. Non ci sono indicazioni spaziali fino a quando non avviene un repentino allargamento dell’inquadratura. Da questo momento la sagoma sempre più indistinta del nuotatore si perde nell’orizzonte. In Penelope Addio (2005), una donna, Silvia Cini, è seduta in mare resistendo al vento, attendendo la folata che la spazzerà via, come le continue vittime di violenza.

Somnia vana rimanda al celebre passo del VI libro dell’Eneide, in cui Virgilio colloca nel vestibolo dell’Ade un grande olmo, sotto le cui foglie si annidano i vana somnia. Scrive l’artista:
“Sono delle foglie di olmo cristallizzate nello zucchero, come si usa per le violette e i fiori di mimosa nella tradizione dolciaria ligure e piemontese. Sono entrata nel lemma Terra della Psicoenciclopedia possibile di Baruchello, mi sono inoltrata nella stratificazione delle sue parole fino ad arrivare, al lago di Averno o, come nel suo film Ballade, alle Fosse Ardeatine. Virgilio nel capitolo VI dell'Eneide tra propaganda e rielaborazione di un passato inesistente, fa condurre Enea dalla Sibilla nel mondo sotterraneo e qui, nel vestibolo, prima di ogni altro incontra un albero, un enorme olmo sotto le cui foglie si annidano i sogni vani.
Salendo Viale dei Quattro Venti verso la Fondazione Baruchello, passavo in rassegna il filare di olmi capitozzati, vittime intossicate dalle polveri sottili dell'inquinamento urbano e da nuovi parassiti, come la Galerucella, proliferati a causa dell'innalzamento delle temperature, e mi veniva in mente Baruchello coltivatore all'Agricola Cornelia di condivise utopie, come la barbabietola da zucchero. La coltivazione della barbabietola e la sua veloce selezione – circa cinquant'anni – per diventare maggiormente zuccherina, furono un processo politico ed economico europeo messo in atto da Napoleone sfruttando le nuove conoscenze agrotecniche della rivoluzione industriale, per produrre in pochi anni lo zucchero in modo indipendente dalla produzione colonialista che si basava sullo sfruttamento della schiavitù.
Sono foglie edibili, ma non più; dolci, rilucenti di cristalli di zucchero, ma tossiche. Ci parlano del corpo della città, della nostra relazione di umani con il mondo vegetale che ci circonda, ci ricordano il fallimento delle utopie del secolo passato, a maggior ragione ora”.

La mostra prosegue con la selezione di opere dal più recente Avant Que Nature Meure (2015- 2024), mappatura on life delle orchidee spontanee che fioriscono a Roma in zone, talvolta di degrado, che costudiscono la biodiversità e con essa la metafora silenziosa della convivenza. In mostra oltre le sculture galvanoplastiche Segnasfalcio – prototipi per la realizzazione in materiali ecocompatibili di segnali per la regolazione delle tempistiche di sfalcio da inserire nel tessuto urbano – il video Matyò, antifavola della società patriarcale che relega il lavoro del popolo di donne, ricamatrici Matyò, alla preparazione del corredo nuziale. L’intervento dell’artista trasforma il ricamo tradizionale, scegliendo come soggetto una delle orchidee spontanee che sboccia nella città di Budapest, e realizzandolo sull’abito da lavoro delle scienziate, che quotidianamente si adoperano per preservare il corredo genetico della biodiversità.

A conclusione dell’iniziativa, nella primavera del 2026, si terrà Estranee, un laboratorio a carattere seminariale rivolto agli studenti, dedicato all’indagine della nozione di “autentico”. Il laboratorio sarà condotto dall’artista all’interno del giardino della Fondazione, nella sede di Via di Santa Cornelia nel Parco di Veio.

Note sugli autori:
Fabio Attorre, esperto di conservazione della biodiversità e sviluppo sostenibile, direttore dell’Orto Botanico di Roma, Professore di Botanica Ambientale e Applicata presso la Sapienza Università di Roma di cui è presidente del Polo Museale.

Daniel Borselli, Ph.D. in Arti visive, performative, mediali all'Università di Bologna, è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Firenze.

Orietta Brombin, docente di Museologia del Contemporaneo presso l’Accademia Albertina, curatrice delle Attività Educazione Formazione e coordinatrice del public program del PAV Parco Arte Vivente di Torino.

Michele Cerruti But, urbanista, docente al Politecnico di Torino e Coordinatore Accademico di Accademia Unidee – Fondazione Pistoletto

Fabio De Chirico, direttore dell’Istituto centrale per la Grafica.

Alessandra Pioselli, critica d’arte e curatrice, docente di Storia dell’arte contemporanea, Critica d’arte e di Storia dell’architettura e urbanistica presso l’Accademia di Belle arti G. Carrara di Bergamo e di Arte pubblica e Arte postcoloniale al Master in economia e management dell’arte e dei beni culturali della 24Ore Business School di Milano.

Carla Subrizi, critica e storica dell’arte, docente di Storia dell’arte contemporanea presso la Sapienza Università di Roma e direttrice della Scuola di specializzazione in beni storico-artistici presso lo stesso ateneo; Presidente della Fondazione Baruchello.

Riccardo Venturi, storico e critico d’arte, docente di Teoria e storia dell’arte contemporanea all’Università Panthéon-Sorbonne di Parigi.

Silvia Cini. Avant Que Nature Meure, Quodlibet 2024, a cura di Alessandra Pioselli, con testi di Fabio Attorre, Alessandra Pioselli, Silvia Cini, Carla Subrizi, Riccardo Venturi, Carlo Fratarcangeli, Michele Cerruti But, è il resoconto del progetto reso possibile grazie alla edizione XI dell’Italian Council, programma di promozione internazionale per l’arte contemporanea italiana della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, presentato tra il 2023 e il 2024 dal Museo Orto Botanico, Polo Museale Sapienza Università di Roma con ELTE University Botanical Garden Budapest e acquisito nella collezione dall’Istituto Centrale per la Grafica.

Apertura al pubblico 15.01–20.02.2026
Ingresso libero
dal martedì al venerdì dalle 16:00 alle 19:00

Progetto a cura di: Carla Subrizi, con la collaborazione di Marcella Dalila Muraca
Coordinamento: Marcella Dalila Muraca
Identità visiva: Edoardo Visalli
Fotografia: Sofia Basso
Video editor: Gerardo Caprara