Significato=(Parola+Simbolo)4

Torino - 30/01/2019 : 02/03/2019

Quattro artisti di tre diverse generazioni si confrontano con un tema ampio ma allo stesso tempo puntuale: la rappresentazione del significato attraverso l’impiego di una strategia di narrazione estetica che usa la parola e il simbolo più del gesto pittorico o scultoreo.

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Comunicato stampa

Quattro artisti di tre diverse generazioni si confrontano con un tema ampio ma allo stesso tempo puntuale: la rappresentazione del significato attraverso l’impiego di una strategia di narrazione estetica che usa la parola e il simbolo più del gesto pittorico o scultoreo. Si tratta di una mostra che unisce una forte dimensione concettuale a una ricerca estetica ben visibile.

Nel lavoro di Gianni Colosimo si trova tutta la carica concettuale ed eversiva della sua ricerca: una denuncia constante del ruolo dell’artista in rapporto al mercato dell’arte

Con le opere in esposizione di forte impatto, Colosimo mette in scena una ricerca che vuole opporsi al mondo dell’arte main stream, fatto di star mediatiche, di curatori affaristi e di istituzioni piegate alla logica del mercato. Attraverso l’uso della parola e dei rimandi ai classici della storia dell’arte, Colosimo sottolinea la necessità di una battaglia che è tanto più forte quanto sa essere sberleffo, tanto più potente quanto non si prende sul serio.

Enrico Iuliano, attraverso alcune nuove installazioni, propone una ricerca sul tema della scultura, e sul suo significato spaziale e concettuale. Usando materiali poveri e semplici, Iuliano ragiona su un’idea di scultura che ritorna alle origini, ripulendo con la semplicità semantica del suo lavoro l’oggetto scultoreo dalle stratificazioni che si sono susseguite lungo tutto il corso della storia dell’arte. Un lavoro di ripulitura estetica e concettuale, in cui la dimensione materiale della scultura diventa essa stessa prodotto concettuale.

Pablo Mesa Capella presenta invece una serie di opere che riflettono attorno al valore sociale e politico delle simbologie. Sono sculture in cui i tratti distintivi delle due principali religioni monoteiste si fondono e si confondono fino a dare vita a qualcosa di nuovo che ancora non conosciamo e che l’artista sollecita al nostro sguardo. Il tema dei confini fra culture è anche al centro di altre opere in cui Mesa Capella propone una sua versione di Europa attraverso una ridefinizione dei simboli che la rappresentano. Politica e ironia, denuncia e bellezza diventano così strumenti nelle mani dell’artista che interviene con media diversi all’interno di una ricerca profondamente coerente.

Nicola Ponzio, infine, è presente in mostra con alcune opere in cui il colore blu diventa il punto di approdo di un progetto in cui l’artista ricerca l’essenza del colore e la sua rappresentazione, sia in termini estetici che linguistici. La classificazione sistematica di migliaia di tipologie di blu si libera della sua freddezza apparente, fino a comporre una macchia in cui è racchiusa tutta la potenza estetica di un percorso concettuale.

Gianni Colosimo (Santa Severina 1953) nel 1977 debutta a Torino alla Galleria Multipli di Giorgio Persano con la performance “Freud mein Freund” che lo impone all’attenzione del pubblico e della critica. Gli spettacoli teatrali che realizza a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta lo fanno emergere come una delle figure più rappresentative della performance e del teatro sperimentale internazionale. Dal 2006 riprende la sua attività artistica realizzando l’installazione “Wallpaper – Il vortice del desiderio è privo d’orizzonte” presso la Galleria Pack di Milano, in cui tappezza l’intero spazio espositivo con banconote da un dollaro. Questa mostra proietta Colosimo nel dibattito artistico internazionale, soprattutto dopo la causa che intenterà contro la Fondazione Guggenheim di New York dove Hans Peter Feldmann aveva realizzato un’opera simile alla sua. Maurizio Cattelan renderà omaggio a Colosimo e Feldmann chiedendo all’artista citazionista Eric Doeringer di realizzare la medesima installazione alla mostra “Shit and die”.
Nel 2011 espone al Centre Pompidou-Metz la mostra “L’arte contemporanea raccontata ai bambini”, replicata l’anno successivo alla Sucriere di Lione.
Nel 2014-2015 la Galleria d’arte moderna di Torino gli dedica la mostra “Il grande sonno della trapezista”.

Enrico Iuliano (Torino, 1968) Le sue opere, attente alla tradizione ma ancor più agli sviluppi della modernità e incentrate sul valore e sulle possibilità espressive dell’atto comunicativo, pongono in relazione costruzione plastica e ambiente, nella ricerca di un equilibrio di forze che sia allo stesso tempo misura di stabilità e figura dinamica. Di particolare rilievo sono le personali tenutesi presso la Esso Gallery di New York nel 2001, la Galleria Almirante di Madrid nel 2004 e la Ermanno Tedeschi Gallery di Torino nel 2006. Sue opere sono state acquisite da importanti istituzioni come la fondazione tedesca VAF Stiftung e la GAM di Torino. La sua ultima esposizione è avvenuta presso Riccardo Costantini Contemporary (Torino, marzo-aprile 2018), contestualmente a questa mostra ha realizzato, in collaborazione con Marco Albeltaro un’installazione lunga più di sessanta metri, dal titolo “Tempo Irreale”, presso la manica lunga della Cavallerizza Reale di Torino.

Pablo Mesa Capella (Malaga, 1982), dopo aver conseguito la laurea in Regia Scenica e Drammaturgia e successivamente in Scienze della Comunicazione, dirige opere e performance artistiche in cui si occupa anche dell’impianto scenografico. A Giungo del 2013 il progetto Cartes de visite. Sensitive material presso Pastificio Cerere a Roma, gli è valso l’apprezzamento del pubblico e della stampa. I suoi lavori sono stati esposti in diverse mostre personali e collettive sia in Europa che in Italia. Fra le più recenti: Palcoscenici irreali, Palazzo Tagliaferro, Andora; Vestigio, Festival ArtSur 2018. La Victoria, Córdoba; Pablo Mesa Capella, Glebb & Metzger, Torino; R3M3MB3R, Riccardo Costantini Contemporary, Torino; L’Automa Europeo. BoCs Art Museum di Cosenza (opera permanente);
Il passato è un uovo rotto, Over the Trash | Project Room, Milano; Sala de estar. Suspiro de una burguesía andaluza, ArtSur 2017, Córdoba; Aqua Botanica, Centre Pompidou, Malaga.

Nicola Ponzio (Napoli, 1961), vive e lavora a Torino. Ha esordito nel 1987 nella Galleria Tucci Russo, proseguendo il proprio percorso espositivo con diverse mostre personali e collettive sia in Italia sia all’estero. Particolarmente rilevante la sua partecipazione con Riccardo Costantini Contemporary all’edizione 2017 di Back to the Future, la sezione speciale di Artissima dedicata alla riscoperta, attraverso mostre personali, di grandi pionieri dell’arte contemporanea.Suoi testi sono apparsi su Nuovi Argomenti, L’Ulisse, Nazione Indiana, gammm, eexxiitt. Ha pubblicato Abracadabra (Arcipelago-itaca 2015, postfazione di Renata Morresi), Scanning, con le fotografie di Paolo Mussat Sartor (Corraini, 2014, postfazione di Marco Giovenale), Il mio nome nel tuo nome (Oèdipus, 2014, postfazione di Giampiero Marano), 10 Wunderkammern (La camera verde, 2012), L’equilibrio nell’ombra (LietoColle, 2007), Gli ospiti e i luoghi (Nuova Editrice Magenta, 2005). È presente in antologie e testi critici.

L’equazione dell’arte. Quattro artisti a Torino

GSF Contemporary Art, Torino ‒ fino al 21 marzo 2019. La collettiva SIGNIFICATO=(PAROLA+SIMBOLO)4, curata da di Marco Albeltaro e Riccardo Costantini, riunisce le opere di quattro degli artisti più attivi dell’arte contemporanea torinese, Gianni Colosimo, Enrico Iuliano, Pablo Mesa Capella e Nicola Ponzio.