Shōzō Shimamoto – Recent Works

Milano - 10/05/2018 : 30/06/2018

La galleria Dellupi Arte di Milano ospiterà la mostra Shōzō Shimamoto. Recent Works, una personale dedicata al Maestro giapponese co-fondatore del Movimento artistico Gutai, nato nel 1954 nella regione del Kansai, in Giappone.

Informazioni

  • Luogo: DELLUPI ARTE
  • Indirizzo: Via A. Spinola, 8 20149 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 10/05/2018 - al 30/06/2018
  • Vernissage: 10/05/2018 ore 18,30
  • Autori: Shozo Shimamoto
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Da martedì a sabato 10.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00
  • Biglietti: ingresso libero
  • Uffici stampa: STUDIO BATTAGE

Comunicato stampa

Dall’11 maggio fino al 30 giugno 2018, la galleria Dellupi Arte di Milano ospiterà la mostra Shōzō Shimamoto. Recent Works, una personale dedicata al Maestro giapponese co-fondatore del Movimento artistico Gutai, nato nel 1954 nella regione del Kansai, in Giappone. Considerato tra i più audaci e sperimentali interpreti del secondo dopoguerra, la ricerca di Shōzō Shimamoto prende le mosse dalla forte personalità del collega artista Jirō Yoshihara (1905-1972)

Ispirandosi alle opere di Jackson Pollock e George Mathieu, in cui «si avvertono – come scrive Yoshihara nel Manifesto Gutai del 1956 – le urla della materia ma si percepisce la stessa esigenza di vitalità», il movimento artistico promuove un linguaggio nuovo che sia di rottura dai canoni espressivi tradizionali e rappresenti una liberazione istintiva della creatività, svincolando la tradizionale gestualità pittorica giapponese e puntando a inedite e originali modalità espressive. Le opere degli artisti del gruppo sono stilisticamente molto diverse le une dalle altre, ma tutte sono accomunate da uno spiccato interesse verso I’istantaneità e lo svolgimento processuale più che l’esito finale. Guidati da Yoshihara ma senza una poetica comune o uno stile uniforme, i membri del gruppo – ciascuno con tecniche e risultati espressivi diversi – creano secondo libere associazioni immaginative, seguendo le proprie pulsioni ed evitando il più possibile il controllo del proprio impulso creativo.

Shimamoto è spinto fin da subito a sperimentare tecniche e linguaggi artistici che possano spezzare gli schemi codificati della pittura tradizionale, ponendosi su quella linea sottile che confonde creazione e distruzione. Le sue azioni, apparentemente violente e aggressive, servono a “innescare” il detonatore di un meccanismo esplosivo e non controllabile. Seguendo i consigli del Maestro Yoshihara, Shimamoto si interessa a come rendere immediato il proprio impeto creativo, trascendendo la natura brutale della sua tecnica a favore di un bisogno espressivo impulsivo, diretto, quasi catartico. Dopo la dissoluzione del Movimento Gutai all’inizio degli anni Settanta, a seguito della morte di Yoshihara, l’improvvisazione che ha caratterizzato tutta la poetica di Shimamoto impiega una maggiore teatralizzazione: la veemenza del getto del colore si compie in movimenti più coreografici, l’azione si arricchisce in ritualità condivisa con i presenti. Elementi come la musica, l’ambientazione scenografica, la partecipazione di comparse trasformano l’atto artistico in performance sempre più audaci e spettacolari.

L’esposizione – che annovera circa una decina di opere tra tele e sculture – mostra alcuni dei quadri dipinti con la tecnica del lancio di colore, il Bottle Crash. Shimamoto utilizza per la prima volta questo modus operandi nel 1956, in una impressionante perfomance per la mostra Outdoor Gutai Art Exhibition quando costruisce artigianalmente un rudimentale cannone per sparare sacchi di colore su una tela di dimensioni monumentali sospesa agli alberi. Poco dopo, nello stesso anno, esegue i suoi primi veri Bottle Crash, lanciando con forza bottiglie piene di diversi pigmenti contro un masso collocato a terra al centro di una grande tela.
Tra gli esemplari in mostra creati tramite questa tecnica Silk Road 19 (2006-07) e Magi 908, eseguita nel 2008, dove sono visibili mescolati al colore sulla superficie della tela frammenti di vetro, tracce tangibili della performance e degli esplosivi lanci dell’artista. Creata al Museo MAGI ‘900 a Pieve di Cento (Bologna), quest’opera è il risultato di un’intensa performance, in cui l’artista, accompagnato da una musica, ha lanciato vari contenitori di colore su alcune sculture (Magi 948, 2008) e su grandi teli stesi sul pavimento. Sempre risalenti al 2008, in mostra anche un paio di opere composte nel corso di una performance a Punta Campanella (Napoli) – Punta Campanella 14 e Punta Campanella 9 – in cui ha coinvolto anche un gruppo di danzatrici in abito da sposa, recanti sul capo bicchieri colmi di colore. Al 2003 risale invece l’opera Venice Biennale 04, eseguita in quell’anno, occasione per il Maestro di presentare il Brain Academy Apartment International Project.