Should I Stay or Should I go

Empoli - 11/05/2014 : 07/06/2014

La mostra “Should I Stay or Should I Go - Fuga e Persistenza” si articola secondo due percorsi opposti e paralleli, due poli che si definiscono l’uno rispetto all’altro: quello della fuga e quello del persistere.

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Comunicato stampa

La mostra “Should I Stay or Should I Go - Fuga e Persistenza” si articola secondo due percorsi opposti e paralleli, due poli che si definiscono l’uno rispetto all’altro: quello della fuga e quello del persistere. In questa occasione, infatti, le due artiste hanno scelto di percorrere ognuna fino in fondo una delle due strade, uno dei due movimenti che sono anche due attitudini, due approcci alla realtà

Entrambe le strade percorse fino in fondo, in un gioco delle parti che, nell’innescare una tensione drammatica tra le due estremità, ne rivela il ribaltamento, l’impossibilità per l’una di fare a meno dell’altra.
Valentina Lapolla presenta fotografie e suoni in fuga, viaggi senza speranza di successo, confini reali o immaginari da fronteggiare. Se l’andare via era già stato al centro di una serie di suoi lavori, in questa mostra l’indagine sulla fuga si fa più sistematica, quasi a esplorarne le diverse possibilità, come una fuga musicale con il suo tema. In tutti i lavori presentati il gesto del fuggire determina nei lavori una dimensione temporale, crea un prima e un dopo: anche in assenza di un vero e proprio racconto è presente una dimensione narrativa. Con molti riferimenti alla letteratura, dai racconti di Alice Munro, a quelli di Kafka, al mito di Orfeo, le opere presentate in mostra ricordano degli attori, protagonisti di un’immaginaria piece. Assomiglia a un performer, infatti, la fotografia di “In fuga”, che prendendo il titolo alla lettera, fugge dalla sua cornice, lasciando a terra il vetro infranto, così come i vuoti che mettono in scena il racconto “Vita in Comune” di Kafka. Risultato di una performance anche le due fotografie “Orfeo”, e l’installazione sonora “Eco”, in cui il suono è letteralmente in fuga dal corpo; spetta alla dimensione acustica portarci a diretto contatto con l’azione, in un’intimità che è anche un altrove, un’ideale meta per ogni eventuale tentativo di fuga.
Federica Gonnelli prova la via opposta, attraverso le sovrapposizioni di materiali che la caratterizzano, ripetizioni ossessive e resistenze, cerca di mettere radici, di contrastare le spinte avverse, di persistere, temi centrali e fondanti della ricerca dell’artista.
Nella videoinstallazione “(P)e(r)sistenza”, dove l’artista si mette in gioco in prima persona, è l’uso della ripetizione ossessiva, moltiplicata e duplicata sul piano visivo dal dispositivo della scatola specchiante, ad aiutarci a restare in equilibrio in questo difficile momento sia dal punto di vista sociale che da quello economico. Persistenza che può essere ritrovata anche nell’uso della stratificazione e di quel particolare dispositivo della trasparenza che ogni opera mette in atto. Un rinsaldarsi in un luogo che è anche quello dell’installazione “Rimpianti”, dove il titolo gioca con se stesso facendo riferimento al rimpianto nel senso di porre nuovamente nella terra una pianta.
Uno dei materiali più utilizzati dall’artista è un velo che permette allo sguardo di attraversarlo e, al tempo stesso, lo trattiene, in modo da consentire una percezione che è compiutamente spaziale. Come nelle opere a parete della serie Resistenza, frutto della sovrapposizione tra l’investigazione di un tema e la contemporaneità di un vissuto che ha a che fare con l’industria della lana, che riportano la figura umana all’interno dello spazio di lavoro, ormai abbandonato, grazie alla sovrapposizione dell’immagine stampata su organza all’immagine su stoffa.
Gonnelli&Lapolla