Shirin Neshat – Orfeo ed Euridice
Azione teatrale per musica in tre atti composta intorno al mito di Orfeo da Christoph Willibald Gluck, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi.
Comunicato stampa
La Stagione d’Opera del Teatro Regio di Parma si apre con Orfeo ed Euridice, azione teatrale per musica in tre atti composta intorno al mito di Orfeo da Christoph Willibald Gluck, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, che torna al Teatro Regio di Parma per la seconda volta dopo 39 anni e debutta venerdì 23 gennaio alle ore 20.00 (recite domenica 25 ore 15.30, giovedì 29 e sabato 31 gennaio, ore 20.00). Per la prima volta al Teatro Regio di Parma la celebre artista iraniana-americana Shirin Neshat firma la regia di questo nuovo allestimento realizzato in coproduzione con ITeatri di Reggio Emilia con le scene di Heike Vollmer, i costumi di Katharina Schlipf, le luci di Valerio Tiberi, le coreografie di Claudia Greco, la drammaturgia di Yvonne Gebauer, la direzione della fotografia di Rodin Hamidi.
Fabio Biondi, al suo debutto al Teatro Regio, dirige l’opera, che è eseguita nella versione viennese del 1762, sul podio della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Protagonisti Carlo Vistoli (Orfeo), Francesca Pia Vitale (Euridice), Theodora Raftis (Amore).
“Quando Alessio Vlad mi ha proposto di dirigere Orfeo – scrive Shirin Neshat, ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me, con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro passato nella fotografia e nel cinema. Orfeo è ricco di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, mondo e inferno, magia e realismo e, infine, coscienza e subconscio. Fin dall’inizio ho immaginato quest’opera in bianco e nero per incarnare alcuni di questi paradossi, ma anche per rimanere fedele al mio stile caratteristico, in cui i contrasti tra i diversi elementi di una storia sono sottolineati in termini visivi. Insieme al mio meraviglioso team, in particolare alla drammaturga Yvonne Gebauer, abbiamo trovato la nostra interpretazione e il nostro linguaggio visivo per Orfeo ed Euridice. Nella nostra interpretazione Orfeo non appare come una figura mitologica, ma come un essere umano, un uomo in conflitto tra il proprio ego, il narcisismo e l’amore incondizionato per sua moglie Euridice. Orfeo rimane completamente distrutto quando deve affrontare la perdita di Euridice, morta suicida. Orfeo cade in una crisi esistenziale e non è più in grado di distinguere tra illusione e realtà, vita e morte, innocenza e colpa. Questo disorientamento gli apre uno spazio immaginario e gli inferi si trasformano in un paesaggio di coscienza e giudizio, dove Orfeo si ritrova in un bizzarro processo, incontrando le ombre di se stesso, i ricordi, la mortalità e le prove delle sue colpe. Alla fine, il passaggio di Orfeo attraverso gli inferi diventa un viaggio nell’oscurità, nel dubbio, nel dolore e nei limiti umani. Euridice, invece, tormentata dalla perdita del figlio e dalla crudeltà e incapacità del marito di piangere questa tragedia, si getta nella morte. Successivamente, quando Orfeo, in un tentativo disperato e con l’aiuto magico di Amore, appare negli inferi per liberare Euridice, lei torna esitante alla vita solo per ritrovarsi disillusa e sopraffatta dall’assenza di suo figlio. Quest’opera inizia e finisce con film muti in bianco e nero che aggiungono un altro livello narrativo, offrendo uno sguardo per lo più intimo sui personaggi e sulla relazione tra Orfeo ed Euridice.”
Shirin Neshat è un’artista e regista iraniana nata in Iran e residente a New York. Neshat lavora e continua a sperimentare con i linguaggi della fotografia, del video, del cinema e dell’opera lirica, che arricchisce di immagini e narrazioni fortemente poetiche e politicamente cariche, interrogando temi quali il potere, la religione, la razza, il genere e il rapporto tra passato e presente, Oriente e Occidente, individuo e collettività, attraverso la lente della propria esperienza personale di donna iraniana in esilio. Neshat ha tenuto numerose mostre personali in musei di tutto il mondo, tra cui la Pinakothek der Moderne di Monaco, il Modern Art Museum of Fort Worth, The Broad di Los Angeles, il Museo Correr di Venezia, l’Hirshhorn Museum di Washington D.C. e il Detroit Institute of Arts. Ha diretto tre lungometraggi: Women Without Men (2009), che ha ricevuto il Leone d’Argento per la miglior regia alla 66ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia; Looking for Oum Kulthum (2017); e più recentemente Land of Dreams, presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2021. Nel 2017 e nel 2022 Neshat ha diretto la sua prima opera, Aida di Verdi, al Festival di Salisburgo, che verrà riallestita all’Opéra di Parigi nel 2025. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Leone d’Oro – Premio Internazionale alla 48ª Biennale di Venezia (1999), il Hiroshima Freedom Prize (2005), il Dorothy and Lillian Gish Prize (2006) e, nel 2017, il prestigioso Praemium Imperiale a Tokyo.
Nel 2025 la Galleria Lia Rumma ha presentato in anteprima Do U Dare!, la più recente opera filmica dell’artista.