Sergio Breviario – 23

Milano - 23/01/2013 : 23/02/2013

La mostra inaugura il 23 Gennaio, il numero civico del mio studio è il 23, il lato corto dei miei disegno mariani è di 23 cm e il lavoro che sto facendo in questo periodo si basa sulla scomposizione di un quadrato di 23 cm. La scala proporzionale che adotto nei miei lavori comprende i numeri 2 e 3. Sono solo coincidenze, scuse per cercare di mettere in atto una modalità operativa.

Informazioni

  • Luogo: GAFFDABASSO
  • Indirizzo: via Franchino Gaffurio, 8 - 20124 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 23/01/2013 - al 23/02/2013
  • Vernissage: 23/01/2013 ore 18.30
  • Autori: Sergio Breviario
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: giovedì e venerdì su appuntamento

Comunicato stampa

Sergio Breviario - 23. La mostra inaugura il 23 Gennaio, il numero civico del mio studio è il 23, il lato corto dei miei disegno mariani è di 23 cm e il lavoro che sto facendo in questo periodo si basa sulla scomposizione di un quadrato di 23 cm. La scala proporzionale che adotto nei miei lavori comprende i numeri 2 e 3. Sono solo coincidenze, scuse per cercare di mettere in atto una modalità operativa. Lavorando su queste coincidenze fingo di aver capito tutto di un qualcosa di cui in verità ho solo sentito il profumo


Fabio Farné’ - Con questa premessa quasi cabalistica e la tua grande capacità di ritualizzare il disegno accompagnandolo nella terza dimensione, anche a me è successo, partecipando alla costruzione di questo progetto, di interrogarmi su cosa avevo davvero capito o piuttosto solo intuito/assaggiato. Ho sfogliato la cartella dei disegni. Ricercatezza, artificio, maniera ?
SB - I soggetti dei disegni presenti in mostra sono delle figure piane, triangoli, trapezi inclinati realizzati con un semplice tratteggio a matita o a collage. Sono disposti liberamente nello spazio del foglio in maniera più o meno equilibrata. Possono risultare essenziali, geometrici, dinamici, possono piacere o non piacere, ma se tu mi chiedi qualcosa a loro riguardo, subito parte la tiritera sul fatto che quei triangoli sono in verità angoli di 4,12° ognuno e che tale angolo riproduce un cono ottico con particolari caratteristiche di misurazione, utilizzate dal sottoscritto come unità di misura per tutti i suoi lavori. Ad alcune persone potrebbe anche interessare, ma ciò che si può constatare è il fatto che quello che si vede in questi disegni ed il loro processo costruttivo, non collimano, non coincidono. La giustificazione della forma non è deducibile dalla forma stessa. Questa potrebbe essere una buona definizione di maniera. Di conseguenza se io e te guardiamo questo lavoro abbiamo una percezione differente, non dovuta a due contrastanti sensibilità, ma semplicemente alla quantità di informazioni che ognuno di noi ha.
Nel manierismo l’idea dell’opera non coincide con la sua realtà fisica, nel senso che il progetto del lavoro, e il lavoro finale non si somigliano; l’intenzione è realizzare un modello di bellezza e grazia ma quello che si ottiene è invece una figura inquietante. Si crea quindi una frattura, un errore, una tensione che apre una ferita.
Davide Rosi Degli Esposti – In questi tuoi disegni, a parte le tante coincidenze segniche con la stanza in cui sono esposti, è evidente il richiamo alla terza dimensione, allo spazio.
SB – Si, infatti se per un attimo lasciamo perdere le motivazioni e il metodo con cui sono arrivato alla forma e guardiamo i disegni per quello che sono, cioè torniamo al triangolo e ai trapezi e consideriamo con più attenzione la presenza del foglio su cui sono disegnati, possiamo subito capire che le parti a matita sono ombre. Il triangolo nero ha un’ombra molto vicina che gli conferisce tridimensionalità. Per associazione anche il trapezio ci appare ora come un‘ombra. Ma di cosa? Semplicemente del piano da cui si origina il triangolo, e su cui si poggia la sua ombra. Si apre uno spazio, una profondità. Ricostruire uno spazio misurato ed il più possibile misurabile è il principio primo di questi disegni.
FF - Hai parlato di forma, di spazio, di maniera. Ma la classicità in tutto questo c’entra ?
SB - Il manierismo non si occupa di spazio ma solo di forme in primo piano perché tende a riferirsi al linguaggio, quindi diventa importante il racconto del lavoro. Al contrario il classico, pur avendo anch’esso una struttura metodica, ha come scopo la riproduzione della vita sotto forma di artificio, partendo dallo spazio. La classicità non è nient’altro che il tentativo di ricostruire un mondo e non si preoccupa del linguaggio proprio perché lo sta creando.