Sebastiano Mauri – The Other

Venezia - 18/01/2014 : 18/02/2014

Una personale in cui Mauri espone diversi lavori - da pitture ad olio a video installazioni e sculture - alcuni inediti, dedicati al tema complesso ed eterogeneo della convivenza sociale.

Informazioni

Comunicato stampa

La Galleria Michela Rizzo è lieta di annunciare la mostra personale The Other di
Sebastiano Mauri.
Una personale in cui Mauri espone diversi lavori - da pitture ad olio a video installazioni e
sculture - alcuni inediti, dedicati al tema complesso ed eterogeneo della convivenza
sociale. Il titolo della mostra esplica nobilmente l'urgenza del messaggio: l'Altro

Le
diversità, intese non come valore ma come discrimini, il problema delle etichette o delle
classificazioni nelle relazioni sociali, sono i temi affrontati attraverso un mix, sospeso tra
sacro e profano, di culti vivi, culti estinti, alieni e mostri, uomini d'ogni cultura e
provenienza, iconografie compromesse, identità mobili.

Sebastiano Mauri, origine italo-argentina, è nato a Milano nel 1972. Rientrato da poco in
Italia dopo un lungo soggiorno tra l'Argentina e gli Stati Uniti, risiede e lavora a Milano. Ha
studiato cinema alla New York University e arte alla Byam Shaw School di Londra.
Artista visivo e scrittore, il romanzo d'esordio Goditi il problema, edito da Rizzoli nel 2012,
ottiene da subito ottimi riscontri.
Tra le principali mostre si rammentano: Art in the Lobby, Macro, Roma 2013, Museo
Macro, Rosario, Argentina 2009, Braga Mendez Arte Contemporaneo, Buenos Aires 2009,
X Bienal de la Habana, Centro de Arte Contemporanea Wilfredo Lam, La Habana, 2009,
Detour, Centre Pompidou, Paris, 2008, Annisettanta, La Triennale di Milano, Milano, 2007.




GalleriaMIchelaRizzo
Giudecca 800 Q


Sebastiano Mauri: The Other
di Deborah Rossetto


Al tramontare degli anni '50 Pasolini presagiva, con intenso dolore, un futuro, non così lontano, nel quale si sarebbe perso definitamente il valore delle diversità in favore di un'omologazione identitaria, indubbiamente meno spaventosa, ma profondamente inautentica. L'omologazione, in questo senso, avrebbe innescato un meccanismo per il quale, ove non occultate, le diversità sarebbero emerse in senso sempre più negativo aggravando una figura già storicamente compromessa: l'Altro.

Sebastiano Mauri e l'Altro. L'Altro inteso non solo come minoranza – riconosciuta come debole in un dato periodo storico e in una data società – ma inteso anche come esito di concezioni intime ed individuali. Esistono, d'altronde, minoranze di ogni sorta, invisibili, non per forza socialmente perseguitate o storicamente denunciate ma semplicemente altre, che si costituiscono in quanto tali a causa di arbitrari giudizi e pregiudizi.
A dimostrazione di quanto i meccanismi della discriminazione siano insiti in tutti noi, spesso metabolizzati e pertanto inconsapevoli, Mauri sottopone lo spettatore ad un test per nulla indulgente. Il percorso espositivo inizia il fruitore con Immanence: opera video. Partendo dalla concezione dell'immanenza buddista, secondo la quale un'anima può coesistere per un certo periodo di tempo in due corpi distinti, l'artista ci guida nel complesso ed intimo confronto con i propri limiti psicologici, portando alla luce i più celati pregiudizi che abitano la nostra coscienza. Da primissimi piani di persone spiate durante la loro quotidianità, l'opera di Mauri induce a formare delle ipotesi di contesto sulla base di convinzioni personali prive di alcuna obbiettiva conoscenza della realtà, tali da indurre quasi sempre in errore. Solo quando il primo piano si estende veniamo a conoscenza dei fatti. Non è forse così, attraverso semplici automatismi metabolizzati, che si instaurano discriminazioni d'ogni sorta? D'altronde la realtà prende coscienza di sé quando viene rappresentata e lo spettatore di Immanence è indotto ad una riflessione sulla facilità e dunque pericolosità della concezione dell'Altro.
L'urgenza del messaggio si coglie particolarmente nelle serie di dipinti Shadow of Doubt, e Label Series dove Mauri insiste sul lato maligno e arbitrario della percezione delle diversità, operando sul ritratto. I primi sono video proiezioni di volti in dissolvenza che trovano compimento nelle tele ove l'artista ha dipinto con precisione fotografica tratti somatici privati del loro naturale contesto: solo occhi naso e bocca. Un susseguirsi rapido di volti d'ogni provenienza e forma, quasi una lunga metamorfosi ove l'uno conserva qualcosa dell'altro pur palesando la propria diversità.
In Label Series Mauri opera sul relativismo dell'interazione sociale ritraendo il lato bipolare dell'identità e accostando ad essa etichette dai caratteri opposti. Se ogni individuo è composto da identità dissimili, tra le più contraddittorie e mobili, determinante sarà la decisione da parte nostra riguardo a quale aspetto elevare nella valutazione dell'altro.
Non è finita qui. Il paradosso della religione, che spesso si autodetermina nell'esigenza di monopolizzare la fede attraverso l'egemonia di un credo è, per Mauri, pretesto per disegnare le contraddizioni del rifiuto verso l'altro. Con la serie Gods versus Aliens, piccoli paesaggi pop multicolor, composti di pailettes, luci, fiorellini luccicanti e perline, sono racchiusi in campane di vetro che conferiscono un respiro mistico a questi scenari sospesi tra il kitsch e l'ascetico. Ed è qui che la religione entra a patti con se stessa stabilendo una relazione inaspettata con l'altro per eccellenza: l'alieno. Esemplificativo, tra gli altri, l'incontro inaspettato tra una creatura mostruosa e massiccia dal profilo meccanico e un dio: si tratta di Buddha, superbamente seduto su un placido manto erboso, con l'aria consapevolmente appesantita dalla responsabilità della devozione collettiva, responsabilità che solo un dio può sostenere. L'alieno, forse illuminato da fede improvvisa e viscerale, stabilisce un contatto fisico con il Buddha e, sistemandosi in posizione di guardia, sembra determinato a proteggerlo da possibili eventi infelici. Leggende e divinità sono qui pretesto ironico per parlare dell'Altro e misurarsi con le irriducibili questioni storiche dell'uomo. Ricordandoci che le due figure sono originate dai medesimi sentimenti - l'una diventata credo, l'altra leggenda - Mauri costruisce scenari scevri da qualsiasi pregiudizio ove un dio dogmatico e ligio accetta tra i fedeli l'altro per eccellenza, l'estraneo assoluto, colui di cui non si conoscono ne l'origine ne l'epigono, forse riconoscendosi in questo.
In un mix di culti vivi, culti estinti, alieni anonimi ma anche mostri noti, uomini d'ogni cultura e provenienza, volti stanchi, volti vivaci, iconografie tradizionali compromesse, identità mobili, Mauri stabilisce relazioni al limite tra il sacro ed il profano ove l'Altro non ha senso d'esistere poiché tutto è altro.
Con la personale The Other, Sebastiano Mauri rivela meccanismi inconsci della convivenza sociale portando alla luce i conflitti delle diversità e il suo lavoro risulta puntuale ed efficace, laddove, per dirla alla Brecht, le arti si rivelano utili all'arte per eccellenza: la vita.

Sebastiano Mauri, origine italo-argentina, è nato a Milano nel 1972. Rientrato da poco in Italia dopo un lungo soggiorno tra l'Argentina e gli Stati Uniti, risiede e lavora a Milano. Ha studiato cinema alla New York University e arte alla Byam Shaw School di Londra.
Artista visivo e scrittore, il romanzo d'esordio Goditi il problema, edito da Rizzoli nel 2012, ottiene da subito ottimi riscontri.
Tra le principali mostre si rammentano : Art in the Lobby, Macro, Roma 2013, Museo Macro, Rosario, Argentina 2009, Braga Mendez Arte Contemporaneo, Buenos Aires 2009, X Bienal de la Habana, Centro de Arte Contemporanea Wilfredo Lam, La Habana, 2009, Detour, Centre Pompidou, Paris, 2008, Annisettanta, La Triennale di Milano, Milano, 2007.