Se in un’isola c’è un gran sasso nero

Torino - 05/05/2016 : 28/05/2016

Prima mostra nei nuovi spazi di via Quittengo 41/b a Torino, Se in un’isola c’è un gran sasso nero.

Informazioni

Comunicato stampa

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CRIPTA747 is pleased to invite you to the opening of Se in un'isola c'è un gran sasso nero, first exhibition hosted in the new venue at via Quittengo 41/b, Torino.

In the exhibition irony is intended as a filter through which watching reality, indispensable medium of understanding and aesthetic production. At the same time social context, in its dual aspects, are questioned, transforming the opening of an exhibition space into a sort of witty artifice that presents reality as sharp as futile nonsense



Curatorial practice and dry wit are here used as a rhetoric means to interpret and rethink the experience, encouraging the viewer to reflect, with sense of humor, about what the narrative leaves as a failed connection, dissembling the critique behind the complicity established in the sharing of an ironic subtext.

The illusory narrative simplicity plays a liberating role, without moral judgment, that defines both the attitude of the artists involved in the exhibition and the tragicomic aspect of everyday life. The final result is a dialectical expedient, a collective landscape of citations, autobiographical and documentary notes, a social analysis in which the system of relations is precisely revealed through the artist's practice.


it/
CRIPTA747 è lieta di invitarvi all’inaugurazione della prima mostra nei nuovi spazi di via Quittengo 41/b a Torino, Se in un’isola c’è un gran sasso nero.

All’interno della mostra l’ironia è utilizzata come filtro per osservare la realtà, mezzo indispensabile di comprensione e produzione estetica. Allo stesso tempo il contesto sociale, nei suoi aspetti spesso ambivalenti, viene messo in discussione, trasformando l'apertura di uno spazio espositivo in una sorta di artificio spiritoso che propone la realtà come una sottile quanto futile assurdità.

La pratica curatoriale e il sarcasmo vanno intesi come strumenti di una retorica volta ad interpretare e ripensare l'esperienza, invitando il visitatore a riflettere con sense of humor su ciò che la narrazione lascia come connessione mancata, dissimulando la critica dietro la complicità che si instaura nella condivisione di un sottotesto ironico.

L'apparente semplicità narrativa svolge una funzione liberatoria, priva di giudizio morale che definisce sia l'atteggiamento degli artisti in mostra che l'aspetto tragicomico dell'esperienza quotidiana. Il risultato finale è un espediente dialettico, un paesaggio collettivo fatto di citazioni, cenni autobiografici e di cronaca, un'analisi sociale in cui il sistema di relazioni viene svelato proprio attraverso la pratica artistica.