Se dico Aria

Camerano - 02/08/2014 : 16/10/2014

La mostra si propone di contemplare l’aria riscoprendone la sostanza, l’ampiezza, l’invadenza, il limite, per mostrarne il fascino delle suggestioni che origina, mediante installazioni appositamente pensate dagli artisti coinvolti nel progetto.

Informazioni

Comunicato stampa

Se dico Aria…dico…Tutti noi che di aria viviamo siamo chiamati idealmente a completare questa frase. Un elemento impalpabile, trasparente, intangibile, forse l’unico trascendente e immanente al tempo stesso, che fa scaturire innumerevoli e personalissime risposte.
Sei quelle di altrettanti artisti internazionali – Marcello Chiarenza, Chris Gilmour, Angela Glajcar, Kaori Miyayama, Gianluca Quaglia e Medhat Shafik – chiamati da Antonio D’Amico a rispondere alla domanda attraverso installazioni realizzate site specific per la chiesa di San Francesco a Camerano (AN)


La location stessa – un luogo di culto in cui si respira un’aria che ha il sapore dell’eternità – sembra suggerirci una prima chiave di lettura: potesse parlare direbbe << Se dico Aria…dico…Dio>>.
Analoga suggestione percorre il catalogo della mostra (italiano/inglese) dove una ventina di professionisti – a diverso titolo ‘coinvolti’ con l’aria (piloti di linea, meteorologi, istruttori di vela, circensi etc.) sono stati chiamati a rispondere al quesito.
In mostra ‘fluttueremo’ dalle reti che circonfondono luce di Chiarenza, per la loro naturale traforatura quasi transustanziali all’aria, agli aerei e al pianoforte di cartone di Gilmour, all’installazione sospesa e multi stratificata – realizzata in carta – di Glajcar, a un inedito progetto sul tema della natura di Miyayama, fino all’ultimissimo confronto sperimentale con il paesaggio di Quaglia e le ‘colonne di carta’ di Shafik.

Il concept della mostra

La mostra si propone di contemplare l’aria riscoprendone la sostanza, l’ampiezza, l’invadenza, il limite, per mostrarne il fascino delle suggestioni che origina, mediante installazioni appositamente pensate dagli artisti coinvolti nel progetto. Infatti Il loro lavoro si presenta come l’espressione tangibile di ciò che è nelle cose e
ne trasfigura la naturale percezione sublimandola, attraverso diversi strati di indagine: materiale, simbolica, filosofica e spirituale.
Gli artisti interpellati, per loro natura, osservano la realtà e trascendono il dato materiale, percepiscono la profondità delle cose e si abbandonano a un’azione meditativa che dalla visione oggettuale dell’aria, trasmigra alla riflessione sulle possibili accezioni ad essa legate. Nel loro immaginario, l’aria è leggerezza, sospensione, possibilità di far fluttuare ciò che si contrappone con la pesantezza e l’immobilità.
L’aria cerca, s’infiltra, delimita, stravolge pesi e misure ma si arrende alla chiusura dei confini. L’aria coinvolge l’invisibile e trascende il visibile invadendo il conscio e il sub-conscio. È essenza vitale in cui viaggiano i corpi e con essi idee, ideologie e culture, in una dimensione spazio-temporale perennemente al
di là della nostra percezione.
Gli artisti invitati a Camerano, con gli occhi ben aperti sul mondo, liberi di muoversi nei selciati della libertà e consapevoli della loro identità creativa, penetrano nell’aria, lasciandosi invadere da pensieri, sensazioni ed emozioni, per dare nuova forma a pesi di misure reali e contrappesi di dimensioni sognate.
Sogni e fantasie danno vita a una caleidoscopica gamma di creazioni percepite nell’aria e attraverso l’aria, avvolgendo lo spettatore in un respiro trascendente, astratto, surreale e contemporaneo.