Se a parlare non resta che il fiume

Milano - 27/09/2018 : 06/01/2019

L’installazione artistica multimediale “Se a parlare non resta che il fiume”, al MUDEC di Milano, intreccia il lavoro sul campo della fotografa ed educatrice Jane Baldwin con l’impegno di Survival International, che da cinquant’anni lotta per la sopravvivenza dei popoli indigeni in tutto il mondo, e la celebre creatività artistica di Studio Azzurro.

Informazioni

Comunicato stampa

L’installazione artistica multimediale “Se a parlare non resta che il fiume”, al MUDEC di Milano dal 28 settembre, intreccia il lavoro sul campo della fotografa ed educatrice Jane Baldwin con l’impegno di Survival International, che da cinquant’anni lotta per la sopravvivenza dei popoli indigeni in tutto il mondo, e la celebre creatività artistica di Studio Azzurro.

Oggetto dell’esplorazione sono due luoghi Patrimonio dell’Umanità UNESCO – la basse valle dell’Omo in Etiopia e il Lago Turkana in Kenya - la cui geografia fisica e umana rischia di cambiare per sempre

Il progetto è infatti un’esperienza artistica immersiva capace di suscitare empatia per le vite, le terre e le culture dei popoli indigeni che, nella bassa valle dell’Omo in Etiopia e attorno al Lago Turkana in Kenya, sono minacciati da una drammatica crisi umanitaria e ambientale provocata dall’uomo. 


Attraverso i volti e le testimonianze dirette in particolare delle donne indigene – straordinarie custodi delle tradizioni orali attraverso miti, proverbi e canti – questo viaggio poetico e multimediale nella regione che fu la culla della civiltà ci conduce lungo le sponde di un grande fiume africano. E dal suo greto riarso, rosso come la creta, rivela ai visitatori gli effetti di un mastodontico progetto idroelettrico – e dei piani agroindustriali a esso associati – sulla vita e sulla cultura di intere comunità. 
 


Un caso di scottante attualità in grado di richiamare l’attenzione sui legami profondi, materiali e immateriali, tra ogni uomo e il suo habitat, tra noi e gli altri popoli, tra la salvaguardia della diversità biologica e culturale e il futuro stesso dell’Umanità. Un progetto che vuole favorire un cambiamento di prospettiva e promuovere nuovi modelli di sviluppo rispettosi dei diritti umani. Per i popoli indigeni, per la natura, per tutta l’umanità.