Santimatti Studio – Cloudtraits

Pistoia - 10/05/2015 : 13/06/2015

Le foto rielaborano l’immagine classica del ritratto. Il soggetto, collocato in un ambiente che lo caratterizza, è attraversato dall’improvviso passaggio di una nuvola che lo copre parzialmente e immette nella previsione dello scatto un elemento aleatorio, innescando una proliferazione di senso.

Informazioni

  • Luogo: LO SPAZIO DI VIA DELL'OSPIZIO
  • Indirizzo: Via Dell'ospizio 26 - Pistoia - Toscana
  • Quando: dal 10/05/2015 - al 13/06/2015
  • Vernissage: 10/05/2015 ore 17,30
  • Autori: Santimatti Studio
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da lunedi a sabato ore 9.30-13 e 16-20

Comunicato stampa

Siamo passati da un mondo di orologi a un mondo di nuvole.
(K. Popper)

Al primo levar del sole
C’è una nuvola
Come una nuvola in un quadro
( Shu­sai, Munier)

Domenica 10 maggio alle ore 17.30, presso Lo Spazio di via dell'ospizio, sarà inaugurata la mostra fotografica Cloudtraits di Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti, componenti del Santimatti Studio.

Il nuovo progetto fotografico rielabora creativamente l’immagine classica del ritratto (il titolo gioca appunto con il termine inglese Portraits), seguendo il consueto processo di allestimento e costruzione dello scatto, della scena

Il soggetto è collocato in un ambiente che lo caratterizza, che dice qualcosa di lui. Ma davanti al soggetto avviene l’improvviso passaggio di una nuvola. La nuvola copre tutti i volti e gran parte della figura o delle figure ritratte, assorbe e riflette la luce, immette nella previsione dell'immagine un elemento aleatorio, incontrollabile, innesca un meccanismo di proliferazione di senso dell’intera operazione. Dobbiamo lasciarci trascinare da questo slittamento, dallo scivolamento e dall'irruzione di questa massa bianca che avvia un gioco polisemico che ci riguarda, che ci porta dentro e oltre il soggetto fotografato.
I Santimatti ci raccontano dei tempi nuvolosi in cui viviamo. Siamo immersi nelle nuvole, delle tipologie più disparate. Nuvole che memorizzano e processano dati, nuvole fotografiche, nuvole musicali, nuvole applicative. In questa dimensione di evaporazione-smaterializzazione, il soggetto e la sua identità individuale continuano quel lungo cammino, iniziato già nella modernità, di progressiva e incessante perdita della propria puntualità, coincidenza, presenza a sé. Non siamo banalmente con la testa tra le nuvole, non siamo semplicemente persi nella contemplazione di questo elemento fluido, indefinito e variabile, percepito come misterioso e fondativo fin dall'origine della nostra civiltà, della storia del nostro pensiero (dalla Bibbia a Socrate, da Lucrezio a Cartesio). E' il concetto stesso di individuo che forse sta lasciando lentamente il posto a quella che Barthes chiamava individuazione, in cui l'io è una pluralità e rete mobile di forze diverse, e in cui tale pratica evolutiva interminabile è praticata attraverso la Nuance, una nebulosa, soffice ma gravida di senso - (“etimologia: ci importa perché essa implica un rapporto con il Tempo che fa, coelum in latino - francese antico nuer = paragonare i colori sfumati con i riflessi delle nuvole”, R. Barthes).
Le sfumature che ci determinano e ci differenziano sono dettagli che si ripercuotono su un intero oramai privo di ogni possibilità unitaria, sono cause minime che producono conseguenze impreviste e di ampia portata. Condividiamo con le nuvole la volubilità, l'impalpabilità, sempre prossimi a divenire altro non appena ci si illuda di averci catturati e definiti. Forse dovremmo cominciare ad applicare all'umano le ipotesi meteorologiche, oppure seguire Popper e le teorie indeterministe: “se noi spingessimo le nostre ricerche sugli orologi sempre piú a fondo, allora scopriremmo che essi sono propriamente nuvole di elettroni o nuvole di particelle elementari, che non sono completamente predeterminate e nelle quali accadono infinite cose che non sono prevedibili; che, dunque, solo la grandezza fisica dell’orologio ci aiuta a considerare un orologio come predeterminabile in una certa misura”.
Cloudtraits è un gioco. Guardiamo le nuvole che diventano possibilità e mondi infiniti di oggetti e di pensieri. Tra le suggestioni possibili c'è quella di pensare di essere immersi in esse che non sono senza storia ma interessate dalla storia lenta, quasi immobile, della lunghissima durata, sottomesse ad una evoluzione quasi impercettibile.
Forse il progetto del Santimatti studio, più semplicemente, è un catalogo, parziale e in fieri, delle nuvole stesse. È l'umano l'elemento transitorio. Le nuvole ci saranno anche dopo di noi. Bisogna interrogarci sul tempo che faremo domani.