Sandro Negri – Petali di vita

Mantova - 01/09/2012 : 30/09/2012

Nei girasoli e' racchiusa la sintesi dell'universo poetico di Negri: ritroviamo i colori delle colline, il colore biondo del grano, le cromie dei tramonti.

Informazioni

  • Luogo: ERREPI ARTE
  • Indirizzo: Via Dell'accademia 17 - Mantova - Lombardia
  • Quando: dal 01/09/2012 - al 30/09/2012
  • Vernissage: 01/09/2012 ore 18.30
  • Autori: Sandro Negri
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: mar-ven 10-12.30 e 16-19.30 sab-dom 10-12.30 e 16-20
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La luce dei girasoli illumina Mantova prima di toccare gli Stati Uniti. È un grande regalo, luminoso come un campo splendente in un giorno d’estate, quello che l’artista Sandro Negri offre a tutti i suoi conterranei e che estende a tutti coloro che visiteranno Mantova in occasione del Festivaletteratura. La galleria Errepi Arte di via Accademia, a partire da sabato 1° settembre (inaugurazione alle ore 18.30), spalanca le sue porte al ciclo più recente di Negri, sensibile artista impegnato a livello internazionale tra la Russia e gli Stati Uniti

Proprio gli States, in particolare la California, saranno la prossima tappa del suo viaggio poiché, all’inizio del prossimo anno, con “Petali di vita” sarà inaugurata la nuova sede della galleria “Brian Marki Fine Art” a Palm Springs. Con la consueta generosità Negri ora vuole condividere questa gioia con gli amici di sempre e con i sempre più numerosi estimatori della sua pittura.

La presentazione in occasione del vernissage sarà affidata a Paola Artoni, autrice anche del testo pubblicato in catalogo, la quale ricorda come si sia in presenza di una scatenata volontà di entrare nel profondo della vita, esplorandone abissi e potenzialità: “Non è un caso che Sandro abbia scelto come protagonista e alter ego il girasole, un fiore che è una sorta di sole che nasce dalla terra e che al cielo tende tutta la vita. Come la ninfa Clizia, mutata in girasole per potere fissare per sempre il dio del sole, l’amato Apollo, così Negri dimostra di essere un innamorato della luce, un fedele cercatore di speranza”. Inevitabile il rimando affettuoso alla pittura di Van Gogh, da sempre riferimento per Negri, e come pure alla lirica di Montale “Portami il girasole ch’io lo trapianti” per la medesima anima di vitalità e di speranza di una “pazzia di luce” che diventa ricerca di infinito.
Il catalogo bilingue (italiano e inglese) sarà disponibile in galleria.

Sandro Negri nasce nel 1940 a Virgilio (Mn). Il legame tenace di comunanza che stabilisce con l’ambiente rurale affonda le origini nella sua fanciullezza e costituisce uno dei temi privilegiati nell’intera sua opera. Esordisce con una mostra personale nel 1970 e la sua prima monografia viene pubblicata nel 1976 con la prefazione di Dino Villani. Persona dotata di una carica comunicativa immediata, Negri è anche artista versatile. Nel 1989 apre un atélier a Parigi. Nel 1991 riceve l’incarico di eseguire manifesti pubblicitari per il film Vincent e Theo di Robert Altmann con l’obbiettivo di mettere in luce la tragedia affettiva che avviluppa i due fratelli.
Nel 1993 allestisce in Palazzo Ducale di Mantova una retrospettiva, curata da Eda Benedetti e accompagnata da catalogo edito da Electa, e l’anno seguente presso la Rocca Normanna, in collaborazione con il Comune di Paternò (Catania).
Nel 1995 apre uno studio a Montanara di Curtatone (Mn), nel seicentesco Palazzo Cavalcabò.
Dal 1997 due disegni di Negri entrano a fare parte della collezione permanente “Vivian and Gordon Gilkey” del Portland Art Museum.
Nel 2001, in occasione dell’apertura del Palazzo del Plenipotenziario a Mantova, si organizza un’antologica allestita con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Mantova – Casa del Mantegna.
Nel 2002, in collaborazione con la galleria londinese “Gagliardi Gallery”, viene allestita una mostra al “The Lord Leighton House Museum” di Londra che riscuote un notevole successo di critica e di pubblico. Sempre nel 2002 partecipa alla mostra itinerante in Spagna Pàginas desde Lombardia, un Museo de Arte Contemporaneo.
Nel 2004 inaugura un’altra sede a Portland (USA). Nello stesso anno Silvana Editoriale inquadra la sua opera con una pubblicazione di grande rilievo a firma di Raffaele De Grada e Claudio Rizzi. Lo stesso anno è invitato alla rassegna Poetiche del ’900 a Castel Ivano in provincia di Trento. Nel 2005 l’evento Pàginas desde Lombardia – Itineranti di ritorno si ripropone in Italia al Civico Museo di Maccagno. Nella stessa sede partecipa alla mostra Metafore di Paesaggio (riproposta al Museo d’Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti, in provincia di Mantova, e allo Spazio Guicciardini di Milano). Sempre nelle stesso anno, in occasione di una personale a Milano, Rossana Bossaglia firma la presentazione in catalogo.
Nel 2006 ordina l’ampia antologica Evocate immagini al Civico Museo Parisi Valle di Maccagno(Varese), a cura di Claudio Rizzi, con catalogo edito da Nicolini Editore. Sempre a Maccagno partecipa alle mostre Acquisizioni 2006 e ad Arte Contemporanea in Lombardia – Generazione anni ’40.
Nel 2008 Swatch Group, in collaborazione con la Gioielleria Azzali 1881 di Mantova, sceglie Negri per celebrare i suoi venticinque anni di attività e consente all’artista di personalizzare una serie di 299 orologi, pezzi unici presentati nel suo atelier in una giornata-evento dedicata ai collezionisti degli Swatch Club.
Nel 2010 gli è stata dedicata una mostra antologica a Portland, negli Stati Uniti, per celebrare i primi cinquant’anni di attività.
Nel 2011 è stato invitato a Mosca in giugno come protagonista assoluto di un evento a lui dedicato nella sede Mercedes e in settembre per allestire una personale nella galleria Bogolubov Art.

All’inizio del 2012 con la sua mostra “Omaggio alla letteratura di Virgilio”, esito di un laboratorio tenuto da Negri con seicento allievi dell’Istituto comprensivo di Virgilio già presentato in anteprima durante il Festivaletteratura 2011, è stato riaperto al pubblico il restaurato Museo Virgiliano di Pietole (Mn), luogo natale del poeta latino e dell’artista. Nella primavera 2012 il Centro Studi dell’Associazione Postumia ha accolto nella sede di Gazoldo degli Ippoliti una sua mostra dedicata alle opere degli anni Settanta e Ottanta e intitolata “Le origini e le radici”.
Un’intensa documentazione critica correda il percorso di lavoro e tutta la letteratura è presente presso “Ad Acta” Associazione Culturale Milano e l’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento “Kunsthistorisches Institut” di Firenze. In questi anni Negri ha esposto in gallerie private e sedi istituzionali di numerose città italiane e straniere, quali Roma, Milano, Firenze, Bologna, Desenzano del Garda, Verona, San Gimignano, Londra, Ginevra e Lugano, Parigi, Vienna, Berlino, Goteborg e Helsingborg (Svezia), Malaga (Spagna), Nijmegen, Hooghalen e Helenaveen (Olanda), Orlando, Washington D.C., Portland e Seattle (USA), Mosca.

Presentazione a cura di Paola Artoni

Girasoli impazziti di luce
Paola Artoni
Portami il girasole ch’io lo trapianti /
nel mio terreno bruciato dal salino, /
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti / del cielo l’ansietà del suo volto giallino. /

Tendono alla chiarità le cose oscure, /
si esauriscono i corpi in un fluire /
di tinte: queste in musiche. Svanire /
è dunque la ventura delle venture. /

Portami tu la pianta che conduce /
dove sorgono bionde trasparenze /
e vapora la vita quale essenza; /
portami il girasole impazzito di luce.
(Eugenio Montale, Portami il sole ch’io lo trapianti, 1923, in Ossi di seppia, 1925)

Il Pittore alza gli occhi al cielo e stringe le palpebre, troppo forte la potenza dei raggi, insostenibili per sguardo d’uomo. Il Pittore percepisce il limite della sua natura, prende coscienza della sua fragilità, abbassa il viso e lascia entrare nei polmoni la brezza che muove i campi ondeggianti. Solamente allora le macchie di giallo prendono forma e sostanza e il Pittore ringrazia il cielo per quel dono di luce caduto sulla terra e che al sole sempre si rivolge. Gli steli robusti sono alti e forti, sostengono le grandi corolle di petali d’oro colme di luce. No, non è un caso… Non è un caso che Sandro abbia scelto come alter ego il girasole, un fiore speciale, una sorta di sole che nasce dalla terra e che al cielo tende per tutta la vita.

Come la ninfa Clizia, mutata in girasole – dalle gambe snelle uno stelo robusto, dal viso sognante la corolla, dalle chiome bionde i petali d’oro – per potere fissare per sempre il dio del sole, l’amato Apollo, così Negri dimostra di essere un innamorato della luce, un fedele cercatore di speranza.

Inevitabile il rimando affettuoso alla pittura di Van Gogh, da sempre riferimento per Negri, e come pure alla lirica di Montale “Portami il girasole ch’io lo trapianti” per la medesima anima di vitalità e di speranza di una “pazzia di luce” che diventa ricerca di infinito.
Per Van Gogh il tema dei girasoli è compagno di vita: già nel 1887 a Parigi questo tema si affaccia (e Vincent non esita a scrivere al fratello Theo “Il girasole è mio, in un certo senso”) mentre tra il 1888 e il 1889 la luce provenzale di Arles vede la nascita del ciclo con lo stesso tema. Un vaso di girasoli sarà il gesto di ospitalità che scalderà la stanza di Paul Gauguin, preparata nella Casa Gialla di Arles, con un vigore materico che trasmette tutto il desiderio di essere considerato un vero amico. Quel desiderio lo ritroviamo anche nei girasoli di Sandro: anche in lui ogni pennellata intrisa di giallo – ora chiarissimo e squillante ora aranciato, poi rossastro e carnoso sino a volgere al bruno – è una partecipazione irrequieta, inquieta e smaniosa, col desiderio di fare uscire da se stesso le emozioni e di aprirsi al mistero dell’altro. Anche la pittura di Sandro ci trasmette quel vigore di energica vibrazione e se usassimo il termine di “natura morta” rischieremmo di intraprendere una strada pericolosa e distorta. I suoi girasoli sono “natura viva”, vivissimi anche quando stanno per morire (e non possiamo non ricordare il passaggio evangelico “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto” (Gv 12, 24) per quella stessa apparente contraddizione di morte che diventa, al contrario, vita feconda), seccati dal calore, scompigliati nei petali e piegati dalle burrasche. La bellezza rigogliosa e turgida della corolla, l’eleganza regale del fusto, hanno lasciato il passo all’esplosione e alla scomposizione, alla contemplazione e al tormento. Nei girasoli è racchiusa la sintesi dell’universo poetico di Negri: ritroviamo i colori delle colline, il colore biondo del grano, le cromie dei tramonti, i riflessi dei laghi, la lava dei solchi tracciati dal pennello come fossero lame di sangue e di linfa, i graffi dei muri delle cascine, la forza degli uomini col tabarro, i gesti delle madri che avvolgono i piccoli negli scialli, c’è il fuoco che scalda l’inverno, le notti stellate che accendono come piccoli lumi la speranza nel buio più cupo (come scriveva Vincent: “invece di abbandonarmi alla disperazione, ho optato per la malinconia attiva […] ho preferito la malinconia che spera, che aspira”), la tenerezza di chi si china verso l’abisso ma ha nel cuore, nonostante tutto, la luce. Il girasole è nostro, in un certo senso.