Salvatore Sava – Follie Barocche

Lecce - 01/09/2014 : 16/10/2014

Motivo conduttore delle indagini estetiche di Salvatore Sava è la bellezza della natura in una contemporaneità che la nega. L’attenzione per il paesaggio, che si traduce in una sorta di primitivo animismo lo porta ad assegnare a immagini simboliche la messa in scena della natura.

Informazioni

Comunicato stampa

Si inaugura il 1° settembre alle h 18.30, presso l'Ex Monastero degli Olivetani, la mostra Follie Barocche di Salvatore Sava

L'esposizione completa il percorso espositivo e didattico del progetto “Sull’arte contemporanea: metodologia e ricerca nei luoghi dell’Università”: 13 artisti per 7 mostre (personali o interventi installativi o esposizioni collettive tematiche) allestite all’interno dei più affascinanti spazi accademici e organizzate dall'Università del Salento, con il Dipartimento di Beni Culturali e il suo laboratorio didattico di Storia dell’arte contemporanea TASC (Territorio, Arti Visive e Storia dell’Arte Contemporanea), in collaborazione con lo spin-off Cracc - Conservazione e Ricerca Arti e Culture Contemporanee, e il Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce, e con la partecipazione di docenti, dottori e dottorandi, laureati e laureandi, studenti dell’area umanistica dell’Ateneo salentino.

Ideazione e coordinamento del progetto di Letizia Gaeta, delegata del Rettore alla Conoscenza, ricerca e messa in valore dei beni culturali.
Cura scientifica di Massimo Guastella, docente di Storia dell’arte contemporanea.

Patrocini di Puglia Promozione e della Fondazione Notte della Taranta.

SALVATORE SAVA
Follie Barocche
Ex Monastero Olivetani, viale San Nicola - Lecce
orari: lunedì/venerdì 8-19
Dal 1° settembre al 16 ottobre 2014
Invito Locandina Brochure
Programma e materiali sono disponibili collegandosi alla pagina del portale istituzionale:http://www.unisalento.it/web/guest/mostre
Testi critici
Massimo Guastella, Etica ed estetica di Salvatore Sava

Motivo conduttore delle indagini estetiche di Salvatore Sava è la bellezza della natura in una contemporaneità che la nega. L’attenzione per il paesaggio, che si traduce in una sorta di primitivo animismo lo porta ad assegnare a immagini simboliche la messa in scena della natura: alberi, frutti, fiori, costituiti da materiali eterocliti, pietre locali, legno, tela, tondini di ferro, ovatta, polistirolo, colorati sovente di giallo fluorescente, per distinguere l’artificio dal modello originale, per marcare segni e forme con la cromia del momento. Chi fa visita ai suoi studi, in parte atelier e in parte orti, può immediatamente cogliere la cifra stilistica costante della sua progettualità: l’imprescindibile legame tra la bellezza universale della natura, della terra messa a coltura, un vero e proprio dono per gli uomini, e le opere d’arte.
I suoi lavori, come testimoniano Salento 2014 e Giardino etico, sono intesi come sublimazione del paesaggio non solo naturale ma anche storico-architettonico, entrambi oggi avversati, mortificati, sacrificati. Da un lato le pietre lacrimanti che nelle forme e nelle colorazioni rimandano tanto alla funesta contaminazione dei terreni agricoli devastati da pannelli solari, che lasciano alberi rinsecchiti, quanto ai restauri incauti sulla pietra leccese; dall’altro il fantasticabile connubio, in un mutuo e reciproco scambio, tra il contesto storico architettonico e plastico e il percorso delle installazioni, un esclusivo giardino di cose d’arte del passato e attuali. C’è un’interazione stretta, accessibile, di immediata fruibilità che dà concretezza all’esperienza emotiva in cui estetica ed etica divengono inseparabili.
Salvatore Sava vive la produzione, coerentemente al suo impegno civile, con un senso maieutico, teso a rendere consapevole l’osservatore, attraverso la metafora dei suoi lavori, della necessità di salvaguardare e proteggere e dunque dare rilevanza al territorio, alla sua terra e lascia intuire la possibilità (o illusione?) del riscatto.

Federica Coi, Le “Follie barocche” di Salvatore Sava

È spietata come la verità la presenza di Salvatore Sava negli spazi dell'ex Convento degli Olivatani a Lecce.
Il suo intervento si inserisce rispettoso e dirompente a un tempo, nella quieta maestosità dell'edificio, perché tanta attenzione ha dedicato l'artista alla struttura, osservandola costantemente prima di scegliere cosa proporre e come; così che il messaggio impresso nei suoi lavori giunge immediato.
Sono le follie della nostra civiltà quelle che Sava pone dinanzi ai nostri occhi affermando, con lo sguardo rivolto all'ambiente naturale e urbano, che «solo un folle può distruggere tutto questo». La follia si tinge di giallo fluorescente e invade la calma dello spazio architettonico, nei due cortili interni del monastero. Così, nel primo atrio, Salento 2014 – con la sua serie di lastre in pietra leccese offese da inquietanti scolature nere, come lacrime, e disposte come una piantagione di fotovoltaico, in cui resiste a stenti un albero dall'innaturale colore giallo – invita a una riflessione culturale ed ecologica: come gli ulivi secolari svenduti in cambio di energie rinnovabili, così il Barocco muore lentamente, vittima di quelli che l'artista definisce «lifting eurosiliconici», indicando quei diffusi interventi di restauro che non sempre tengono conto del necessario rispetto dei materiali. Il Giardino etico di Sava anima il secondo atrio con fiori, sassi, alberi investiti dal pigmento fluo: un'esplosione di natura contaminata fa sì che dal pozzo centrale spuntino delle insolite spighe fosforescenti. Fulcro del giardino e apparato scultoreo-architettonico cruciale del Barocco leccese – è qui che, nel capoluogo salentino, appaiono per la prima volta le colonne tortili –, il pozzo non è più elemento vitale di congiunzione tra terra e umanità, in esso non c'è più acqua, ma vi sbucano ritte e minacciose le insolite spighe, consuete del suo repertorio tematico.
Spezzando la calma solenne che predomina l'ex Convento degli Olivetani, Sava svincola il luogo da remote epoche andate, per riportarlo all'odierno tempo che lo abita: il tempo delle Follie barocche.

Biografia di Salvatore Sava
Salvatore Sava, nato a Surbo nel 1966, ha compiuto la sua formazione artistica fra il Liceo Artistico di Lecce, l'Istituto Statale d'Arte di Roma e l'Accademia di Belle Arti di Lecce, dove insegna dal 1990. Non rinnegando le sue origini contadine, sin dalla sua prima produzione, di carattere informale-materico, ha fatto del forte legame con il territorio il motivo di fondo della sua poetica. Nel corso degli anni Novanta, ha dato vita a cicli tematici, come Magica Luna del 1996 e Fiori di Pietra del 1997, nei quali ha intensificato il dialogo con la natura mettendo in luce i rischi incombenti della perdita dei valori della vita, della bellezza e dell’armonia insiti nella natura e nell’universo. Su piedistalli geometrici lapidei si elevano pietre dipinte in equilibrio su gracili fili di ferro: un'armonia arcana su cui incombe la minaccia dell'inquinamento ambientale. Non ha altro significato la nobilitazione artistica dei materiali poveri, quali il legno e la pietra, se non quello di riaffermare che la salvezza può solo venire dal riconoscimento del valore dei frutti della terra. Per Sava, allora, persino la patata zuccherina, per il suo ruolo determinante nell'alimentazione mondiale, ha potuto diventare un simbolo quasi sacro (è questo il tema della sua installazione, presso il Museo dell’Arte Presente di Brindisi, Le radici della speranza, del 2011). La critica più qualificata ha difatti riconosciuto questa sua capacità di interpretare in chiave estetica moderna anche i temi ecologisti. (Federica Coi)