Sala d’Aspetto – Alessandro Piangiamore / Giuseppe Gallo

Milano - 10/04/2016 : 10/05/2016

Le ricerche di Giuseppe Gallo e Alessandro Piangiamore affondano le radici nel mediterraneo, nella cultura e nella tradizione del sud della penisola italiana che si culla nell’antichità dei popoli arcaici, nella sapienza e nei miti così come nel paesaggio naturale e nell’ordine che muove i suoi elementi: il mare, la terra e il cielo e il loro mescolarsi con la vita dell’uomo.

Informazioni

Comunicato stampa

Le ricerche di Giuseppe Gallo e Alessandro Piangiamore affondano le radici nel mediterraneo, nella cultura e nella tradizione del sud della penisola italiana che si culla nell’antichità dei popoli arcaici, nella sapienza e nei miti così come nel paesaggio naturale e nell’ordine che muove i suoi elementi: il mare, la terra e il cielo e il loro mescolarsi con la vita dell’uomo


Gli artisti si nutrono di forme organiche, naturali e artificiali, iconografie e immagini che sono trasformate e registrate nelle opere per cogliere l’essenzialità delle cose, per cristallizzare attimi del fluire continuo del tempo e dello scorrere della vita. Entrambi agiscono sulla materia lavorandola con un processo alchemico che si immerge tra la pittura e la scultura in forme che assorbono e racchiudono l’energia dell’universo. La loro azione, attraverso una sperimentazione incessante, mostra una tensione verso la sublimazione della materia, ricercando l’espressione di significanti e di simboli nella complessità del reale attraverso una visione poetica. Nel gesto che traccia il lavoro a quattro mani pensato per la Sala d’Aspetto si conserva la forza primordiale della tradizione culturale, naturale e sociale dell’uomo attraverso un intervento che s’inserisce delicatamente e quasi si confonde con l’architettura e l’arredamento dello spazio, come gioco capace di incuriosire, nel senso di accendere il desiderio di conoscere il mondo e la realtà che quotidianamente ci circonda, anche nei suoi momenti più comuni, ciascuno carico e denso di valore.
Il Filosofo di Giuseppe Gallo si staglia con un profilo lineare e sinuoso, come una silhouette in movimento, una linea fluida ed essenziale impressa al laser, segno dell’innovazione moderna, ma al contempo carica della storia della raffigurazione: il corpo indefinito è sormontato dal timbro di una testa di ciclope realizzato da Alessandro Piangiamore. Un sigillo che racchiude il volto come una miniatura, pazientemente incisa, il cui stampo s’imprime con vigore sulla superficie cosicché nella sua dimensione ridotta sprigiona la potenza di una grande scultura, di una maschera che pronuncia silenziosamente l’oracolo. La figura misteriosa nella sua essenzialità riassume e racchiude la complessità della realtà: il ciclope e il filosofo sono accostati in un dialogo fisico e mentale. Il confronto ravvicinato tra le loro identità forti e distinte racchiudere metaforicamente le contrapposizioni inesauribili che si avvicendano nell’animo dell’uomo. L’artista riflette e interroga sempre se stesso e gli altri, pone dubbi che spesso restano aperti e senza risposta, sintomi della magia e del mistero dell’esistenza. E ora nella Sala d’Aspetto continuano a riecheggiare le domande che Giuseppe Gallo e Alessandro Piangiamore si sono posti vicendevolmente: “Quanti filosofi ci vogliono per contrastare un gigante?” e “Quanti giganti ci vogliono per contrastare un filosofo?”