Sacri Splendori

Firenze - 09/06/2014 : 02/11/2014

Sacri splendori. Il Tesoro della ‘Cappella delle Reliquie’ presenterà una selezione di opere scelte tra le oltre quattrocento descritte nel più antico inventario della cappella.

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO PITTI - GALLERIA DEL COSTUME
  • Indirizzo: Piazza Pitti 1 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 09/06/2014 - al 02/11/2014
  • Vernissage: 09/06/2014 ore 11.30 su invito
  • Generi: arte antica
  • Orari: lunedì – domenica 8.15 – 18.50 nei mesi di luglio e agosto 8.15 – 18.30 nei mesi di settembre e ottobre (chiusura anticipata alle 17.30 con il ritorno all’ora solare) 8.15 – 16.30 nel mese di novembre chiuso primo e ultimo lunedì del mese
  • Biglietti: Intero: € 10.00 Ridotto: € 5.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25 anni Gratuito: per i visitatori sotto i 18 e per i cittadini dell’U.E. sopra i 65 anni di età Il biglietto della mostra consente l’ingresso anche al Museo degli Argenti, Giardino di Boboli, Museo delle Porcellane, Galleria del Costume e Giardino Bardini.
  • Sito web: http://www.unannoadarte.itar
  • Email: argenti@sbas.firenze.it
  • Uffici stampa: OPERA LABORATORI FIORENTINI

Comunicato stampa

"Questa mostra, dedicata alla ricostruzione del Tesoro della ‘Cappella delle Reliquie’ in Palazzo Pitti, come recita il titolo sotto l’epigrafe sintetica ma evocativa Sacri Splendori, fa sì che a distanza di quasi quattro secoli riaffiori, manifestandosi nella sua magnificenza, l’identità dimenticata e dispersa di un autentico santuario interno alla reggia medicea, ch’era stato inaugurato con cerimonia solenne nel 1616." (Cristina Acidini).
Con queste parole la Soprintendente presenta, nel catalogo dedicatole, la mostra che ha luogo al Museo degli Argenti, nelle sale di rappresentanza di quelli che furono gli Appartamenti estivi della famiglia Medici


Ubicata al piano nobile della reggia medicea, accanto agli appartamenti riservati alle granduchesse di Toscana, la Cappella delle Reliquie svolse infatti, per oltre centotrenta anni, il ruolo di scrigno di una delle più vaste e ricche collezioni di reliquiari e oggetti devozionali d’Europa, paragonabile per fasto a quella dei sovrani di Spagna all’Escorial.
Questo straordinario patrimonio, formato da quasi mille oggetti di inestimabile valore fu disperso a iniziare dal 1785. A decretarne la dispersione fu in parte proprio il suo splendore: l’oro, l’argento, le pietre preziose e gli altri materiali di pregio di cui erano costituite molte delle custodie dei sacri resti furono destinati a incrementare le casse del Granducato dai Lorena, divenuti i nuovi signori della Toscana dopo la morte di Gian Gastone de’ Medici, ultimo granduca della casata fiorentina.
L’evento che diede inizio alla disgregazione del prestigioso insieme fu, nel 1785, la volontà di acquisire i vasi in pietra dura appartenuti al più illustre membro della famiglia Medici, Lorenzo il Magnifico, richiesti alla basilica di San Lorenzo dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena per arricchire le collezioni della Regia Galleria degli Uffizi. Questi vasi erano stati recuperati dai due papi medicei, Leone X e Clemente VII, sul mercato antiquariale, e quindi trasformati in reliquiari da Clemente VII e da lui donati nel 1532 alla Basilica di San Lorenzo. In cambio di questi esemplari - oggi custoditi nel Museo degli Argenti - alla basilica fiorentina furono donati quasi cento dei reliquiari appartenenti al patrimonio della cappella di Palazzo Pitti. A distanza di pochi mesi da tale avvenimento, Pietro Leopoldo ordinò un completo riordino delle suppellettili rimaste nel palazzo, che comportò lo smantellamento della Cappella della Reliquie e il trasferimento di ventinove reliquiari nella nuova Cappella Palatina realizzata al piano terra del Palazzo, con ingresso dal cortile dell’Ammannati. Altri reliquiari furono donati all’allora arcivescovo di Firenze, Antonio Martini, e da questi distribuiti alle pievi e alle chiese della diocesi, operazione di cui non è rimasta traccia.
La mostra è il risultato di un attento studio scientifico che ha presupposto uno ricerca accurata nelle carte d'archivio ed ha consentito la ricostruzione di questo importante tesoro sacro, con oltre cento opere nuovamente riunite per la prima volta dopo più di due secoli. In particolare, la lettura delle minuziose descrizioni riportate negli inventari sei e settecenteschi della Cappella delle Reliquie e il loro confronto con i dati riportati nelle schede dei reliquiari stilate da una parte dall’ Ufficio Catalogo ministeriale (oggi diretto dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e da quella per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le provincie di Firenze, Pistoia e Parato) e dall’altra dalla Conferenza Episcopale Italiana hanno consentito l’identificazione di un consistente nucleo di quei reliquiari che furono distribuiti a diversi luoghi di culto della diocesi fiorentina.
Nella maggior parte dei casi si tratta di opere di oreficeria di grande interesse, la cui illustre provenienza dalla reggia medicea era stata completamente dimenticata; alcuni di essi erano stati presentati alla mostra dedicata a Firenze sacra del 1933, ma senza il riferimento alla loro origine medicea e nella maggior parte dei casi senza l’immagine nel piccolo catalogo che l’accompagnava.
Rinvenuti, grazie all’aiuto dell’Arcidiocesi fiorentina, in armadi di sagrestia di varie parrocchie del territorio fiorentino, i manufatti usciti dalle botteghe granducali si presentavano in condizioni conservative che non ne avrebbero consentito l’esposizione. Il restauro di tutti quanti questi oggetti, affidato alle mani di alcuni tra i più valenti operatori nel settore, oltre a restituire a questo patrimonio qualità conservativa, ha rivelato importanti novità.
Tra queste il rinvenimento del punzone dell’orafo parigino che eseguì la preziosa cornice di un ritratto di Enrico III re di Francia e figlio di Caterina de' Medici che lo consegnò in dote alla nipote Cristina di Lorena e che costei, animata da una fede fervida, trasformò poi in reliquiario della santa croce; o la scoperta che la cassetta del Santo Sepolcro - già ritenuta opera dello scultore Massimiliano Soldani Benzi - e in questa occasione restituita su basi documentarie all'orafo Cosimo Merlini il Giovane - non è di bronzo dorato come si credeva ma tutta d’argento e arricchita con applicazioni di veri e propri gioielli di gusto cinquecentesco, forniti personalmente da Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina.
Le quattro sezioni previste dal percorso espositivo sono dedicate ai protagonisti di questo particolare ambito del collezionismo mediceo, quegli esponenti della Casata che più degli altri contribuirono all’incremento del tesoro della Cappella delle Reliquie, a partire da Cristina di Lorena, nipote della regina di Francia Caterina e dal 1589 moglie di Ferdinando I, affiancata dall’arciduchessa Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II de’ Medici e vera fondatrice della Cappella delle Reliquie. Grazie all’aiuto di potenti corrispondenti, come il nunzio papale a Napoli Paolo Emilio Filonardi, l’arcivescovo di Genova Domenico Marini e il cardinale Scipione Caffarelli Borghese, Maria Maddalena in pochi anni riunì un cospicuo numero di reliquie inserite in un eterogeneo insieme di elaborati contenitori realizzati in materiali rari e pregiati: dall’ebano alle variopinte pietre dure, dall’ambra baltica all’avorio.
Le successive sezioni hanno per protagonisti Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II de' Medici e suo figlio, il granduca Cosimo III de’ Medici. Quest’ultimo, in particolare, si dedicò all’incessante ricerca di reliquie, privilegiando quelle appartenute a personaggi che provenivano da regioni remote. Si ricorda in particolare l'osso del femore di San Casimiro, patrono della Polonia e della Lituania per la quale diede in segno di ringraziamento al vescovo di Vilnius un dente ed alcuni capelli di Maria Maddalena de' Pazzi.
Per preservare le preziose reliquie raccolte Cosimo fece realizzare scenografiche custodie in argento, oro, pietre preziose e pietre dure, frutto della collaborazione tra i più valenti artefici della medicea Galleria dei Lavori e abili scultori come Massimiliano Soldani Benzi e il poliedrico Giovan Battista Foggini architetto di corte, progettista di reliquiari di grande fasto e dalle forme ricercate. Proprio Massimiliano Soldani Benzi realizzò l'originale reliquiario di San Casimiro, di altissima manifattura, composto da un trionfo di gigli e nastri in argento, sorretto da putti a tutto tondo.
La mostra, a cura di Maria Sframeli e Riccardo Gennaioli, come il catalogo edito da Sillabe, è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, il Museo degli Argenti e l'Arcidiocesi di Firenze, con Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
I visitatori della mostra a partire dal 13 giugno prossimo, con una sosta dall'8 al 16 agosto compresi, il venerdì pomeriggio, alle ore 15.00 e 16.30, e il sabato mattina alle ore 10.00 e 11.30 potranno accedere con una visita accompagnata alla Cappella delle Reliquie. Le visite alla Cappella, data la ristrettezza dell'ambiente, saranno a numero contingentato e accessibili fino a esaurimento dei posti, per cui è consigliata la prenotazione allo 055 294883.

"This exhibition, devoted to a reconstruction of the treasure in the 'Chapel of Relics' in Palazzo Pitti, as the subtitle beneath the succinct but evocative title 'Sacred Splendour' tells us, means that almost four centuries later we will be able to rediscover in all its magnificence the forgotten and now dispersed identity of a perfect domestic sanctuary inside the Medici residence inaugurated in the course of a solemn ceremony in 1616." (Cristina Acidini).
With these words in the exhibition catalogue, Director General Acidini introduces this exhibition held in the state rooms of what were once the Medici family's summer apartments, now the Museo degli Argenti.
Situated on the piano nobile of the Medici residence next to the apartments set aside for Tuscany's grand duchesses, for over one hundred and thirty years the Chapel of Relics played the role of schutzkammer for one of the largest and richest collections of reliquaries and other items of devotion in Europe, comparable in terms of sheer magnificence to the collection of the kings of Spain at El Escorial.
This astonishing heritage, comprising almost one thousand items of incalculable worth, was dispersed from 1785 onwards. It owed its dispersal in part to its very magnificence: the gold, silver, precious stones and other valuable materials making up many of the reliquaries were used to replenish the coffers of the Grand Duchy of Lorraine, whose ruling house had become Tuscany's new overlords after the death of Gian Gastone, the last Medici grand duke.
The event that triggered the dispersal of the prestigious collection in 1785 was Grand Duke Pietro Leopoldo's wish to acquire some semi-precious stone vases which had belonged to Lorenzo the Magnificent, the most illustrious member of the Medici family, from the Basilica of San Lorenzo in order to enrich the collections in the Royal Gallery of the Uffizi. The vases had been bought back on the antique market by the two Medici popes, Leo X and Clement VII, then transformed into reliquaries by Clement VII and donated by him to the Basilica of San Lorenzo. In exchange for the vases – now preserved in the Museo degli Argenti – the basilica was given almost one hundred reliquaries from the collection in the Chapel of Relics. A few months later, Pietro Leopoldo ordered a complete reorganisation of the items still in the palace, which led to the Chapel of Relics being dismantled and twenty-nine reliquaries being moved to the new Palatine Chapel on the ground floor of the palace, entered directly from Ammannati's courtyard. Other reliquaries were given to the then archbishop of Florence, Antonio Martini, who proceeded to share them out amongst the parish churches of the diocese, but all trace of this operation had been lost.
This exhibition is the result of meticulous scholarship based on a thorough and painstaking search through documents in the archives which has allowed us to reconstruct this important devotional treasure, with over one hundred items coming together again for the first time in more than two hundred years. In particular, a careful comparison of the detailed descriptions in the 17th and 18th century inventories of the Chapel of Relics with information contained in the reliquary files drawn up both by the Ministerial Catalogue Office (now under the aegis of the Directorate General for the Historical, Artistic, Ethnic and Anthropological Heritage and for the Museum Cluster of the City of Florence and the Directorate General for the Architectural, Landscape, Historical, Artistic, Ethnic and Anthropological Heritage of the Provinces of Florence, Pistoia and Prato) and by the Italian Bishops' Conference has allowed us to identify a considerable number of those reliquaries that were shared out among various churches and other places of worship in the diocese of Florence.
In most cases they are extremely interesting examples of the goldsmith's art, whose illustrious origin in the Medici collection had been completely forgotten; some of them had been displayed in an exhibition entitled Firenza Sacra in 1933, but without any reference to their Medici origin and, in most cases, without even being illustrated in the small exhibition catalogue produced for the occasion.
Rediscovered, with the assistance of the Florentine Archdiocese, in sacristy cupboards in various parish churches in the Florence area, these items from the grand-ducal workshops were not in a fit state, in terms of conservation, to allow them to be displayed. The restoration of all of the items, entrusted to the skilled hands of some of the leading experts in the field, has not only contributed to the preservation of this magnificent heritage but has also allowed important new information to be unearthed.
This includes the discovery of the stamp of the Paris goldsmith who made the precious frame for a portrait of Catherine de' Medici's son, King Henri III of France. Catherine gave the portrait to her granddaughter Christine of Lorraine as part of her dowry and Christine, a woman of devout piety, later transformed it into a reliquary for the Holy Cross; or the discovery that the casket of the Holy Sepulchre, formerly thought to be the work of sculptor Massimiliano Soldani Benzi – but now correctly attributed, on the basis of documentary evidence, to goldsmith Cosimo Merlini the Younger – is not in gilded bronze as was originally believed but all in silver enriched with the application of jewels in 16th century taste personally provided by Anna Maria Luisa, the Electress Palatine.
The exhibition's four sections are devoted to the leading players in this particular branch of Medici collecting, to those members of the House who contributed the most to building up the treasure of the Chapel of Relics, primarily Christine of Lorraine, the granddaughter of Queen Catherine de' Medici of France, who married Ferdinando I de' Medici in 1589, and Archduchess Maria Magdalena of Austria, the wife of Cosimo II de' Medici and the true founder of the Chapel of Relics. Thanks to the help of powerful correspondents such as Papal Nuntio to Naples Paolo Emilio Filonardi, the Archbishop of Genoa Domenico Marini and Cardinal Scipione Caffarelli Borghese, Maria Magdalena put together a considerable collection of relics in the space of a few years, housing them in a mixed group of elaborate reliquaries made up of rare and valuable materials ranging from ebony and different kind of semi-precious stones to amber from the Baltic and ivory.
The next sections focus on Vittoria della Rovere, the wife of Ferdinando II de' Medici, and on her son, Grand Duke Cosimo III de' Medici. Cosimo, in particular, devoted his unflagging energy to the search for relics, showing a special interest in those belonging to saints from remote regions of the world: for instance the thigh bone of St. Casimir, the patron saint of Poland and Lithuania, for which he gave the bishop of Vilinus a tooth and few strands of hair belonging to Maria Maddalena de' Pazzi as a token of his gratitude.
To house the precious relics that he collected, Cosimo commissioned showy reliquaries in silver, gold, precious and semi-precious stones, the result of cooperation between the most highly skilled artisans in the Medici Gallery of Works and such talented sculptors as Massimiliano Soldani Benzi or the multi-faceted Giovan Battistia Foggini, the court architect, who produced the most sophisiticated designs for extraordinarily sumptuous reliquaries. Massimiliano Soldani Benzi made the original reliquary for the thigh bone of St. Casimir, a reliquary of the highest quality comprising an abundance of lilies and silver ribbons held up by putti carved in the round.
The exhibition, curated by Maria Sframeli and Riccardo Gennaioli, who have also edited the cataologue published by Sillabe, is promoted by the Ministry for Cultural Assets and Activities and Tourism with the Tuscan Regional Directorate for Cultural and Landscape Assets, Directorate General for the Historical, Artistic, Ethnic and Anthropological Heritage and for the Museum Cluster of the City of Florence, the Museo degli Argenti and the Archdiocese of Florence, in conjunction with Firenze Musei and the Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
From 13 June – with a brief interruption from 8 to 16 August inclusive – visitors to the exhibition will be able to take part in a guided tour of the Chapel of Relics on Friday afternoons at 15.00 and 16.30, and on Saturday mornings at 10.00 and 11.30. Given the restricted space in the chapel, groups will be limited in number and may be joined until the maximum number has been reached, so reservations are recommended: 055 294883.