Sabrina D’Alessandro – Parole parlanti

Milano - 14/09/2021 : 24/09/2021

Sabrina D’Alessandro torna alla Fondazione Mudima con una provocazione che riflette sui nuovi modi di fruizione dell’arte imposti dalle normative anticovid.

Informazioni

  • Luogo: FONDAZIONE MUDIMA
  • Indirizzo: Via Alessandro Tadino 26 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 14/09/2021 - al 24/09/2021
  • Vernissage: 14/09/2021 ore 11-20
  • Autori: Sabrina D’Alessandro
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Nei giorni successivi la mostra sarà poi visitabile nei seguenti orari: lunedì–venerdì 11-13 e 15-19

Comunicato stampa

Sabrina D’Alessandro torna alla Fondazione Mudima con una provocazione
che riflette sui nuovi modi di fruizione dell’arte imposti dalle normative anticovid.
I buffet dei vernissage sono banditi. Il vociare che si sentirà entrando
in mostra non sarà più quello delle inaugurazioni mondane, ma quello delle
stesse opere esposte: Parole parlanti, ognuna con qualcosa da dire.
Tra un’opera e l’altra, inseriti come elemento di disturbo a riprodurre l’atmosfera
di quelle inaugurazioni, una serie di pappacchioni, scatti rubati da Sabrina D’Alessandro
durante i vernissage in periodo pre-covid (2009-2018)


Mani che stringono tramezzini, bicchieri mezzi vuoti, culatelli e coltelli; in assenza
del buffet reale, l’artista espone le fotografie. Stampe laser su carta, inchiodate al
muro in contrasto con la preziosità e la purezza formale delle parole parlanti, incise
in oro a caldo su tela rossa.
Raplaplà, seperòso, redamare… parole recuperate negli anni da Sabrina D’Alessandro
e che, come scrive Stefano Bartezzaghi «hanno da dire qualcosa che non si perde
mai e ci riguarda da vicino». Per leggerle e ascoltare la loro voce sibillina occorre
infatti avvicinarsi, cercando di non farsi distrarre dalle «fameliche vestigia» dei pappacchioni,
accompagnati a loro volta da un motto: Art is what makes food more interesting
than art (l’arte è ciò che rende il cibo più interessante dell’arte).
È bastato sostituire la parola life con la parola food e la famosa frase di Robert Filliou
è diventata la provocatoria definizione di quel che spesso i vernissage furono e potrebbero
tornare a essere. Con tutti gli interrogativi sul futuro dell’arte che ne conseguono.
Una delle possibili risposte è già nella mostra, da godere in silenzio e nell’opera in
marmo, acciaio e ottone al centro della sala: il Farlingotto, «scultura poliglotta che
insegna a tacere in 12 lingue» (2020, courtesy Museo di Santa Maria della Scala,
Siena).