Sabelo Mlangeni – I have stopped time. A Family Portrait
Mostra personale.
Comunicato stampa
«Quando si cattura un momento con la macchina fotografica, qualcosa che fino a quell’istante era invisibile, emerge improvvisamente. È lì davanti ai tuoi occhi, ma allo stesso tempo non lo è. Che cosa significa dunque, per un fotografo, catturare un’immagine di questo tipo e portarla con sé? Significa custodire un’immagine che non si aspettava di essere vista, perché non nasce dallo sguardo, bensì dall’obiettivo fotografico. Queste immagini rispondevano alla mia presenza in quel luogo.»
Sabelo Mlangeni, in conversazione con Francesca de’ Medici, Johannesburg 2025
Sabelo Mlangeni è un sussurratore di immagini. Con cuore e anima aperti, coglie attimi che possono essere rivelazioni a lungo desiderate o inattesi doni del caso. Questa apertura al fuggevole e al transitorio colma lo spazio tra passato e futuro, trasformando l’eterno nel presente. I suoi progetti, sempre concepiti con cura e rispetto, rivelano una profonda consapevolezza della sacralità dell’essere pienamente presenti nell’hic et nunc, così come della necessità di restare aperti al dono dell’istante - riuscendo, in entrambi i casi, a sospendere il Tempo.
Il rapporto di Mlangeni con la fotografia è spirituale, quasi devozionale. A ciascuno il proprio cammino, e il suo non è soltanto quello dell’osservatore, ma del testimone. Il suo impegno è radicato e alimentato da un interesse profondo e duraturo per l’origine e il significato di una comunità d’elezione, così come per la vita quotidiana queer e rurale. Questo lo conduce a condividere l’ordinario e il quotidiano con gli invisibili, ovvero le comunità queer e discriminate. Il tempo trascorso con loro è prezioso e inestimabile: Sabelo vive in comunione con le persone che desidera osservare e celebrare attraverso il suo obiettivo, abitando tra loro per settimane, spesso addirittura per mesi. Questa immersione è una pratica di profonda devozione, empatia e amore; accolto all’interno delle comunità, ne assorbe la bellezza e le gioie, tanto quanto le difficoltà e le lotte.
Le immagini presentate in “I have stopped time”. A Family Portrait, nascono da una residenza del 2017 a Lubumbashi, nella Repubblica Democratica del Congo. Nel vederle per la prima volta, mi è tornata alla mente l’incisiva affermazione di bell hooks: “il primo atto di violenza che il patriarcato chiede agli uomini di compiere è contro sé stessi, uccidendo le parti emotive di sé”. Mlangeni ha visitato comunità queer e rurali nella RDC con la fervida e rispettosa speranza di catturare l’Umoya, termine isiZulu e bantu che indica lo spirito e l’essenza di una persona: il suo vero essere interiore. Rivolgendo il suo obiettivo verso coloro che rifiutano di reprimere le proprie emozioni o la propria vulnerabilità, Sabelo partecipa a un atto di guarigione collettiva e ad una percezione ancestrale e olistica della vita. La sua pratica, permeata di Ukulinda, l’essere presenti nel momento, attende con tenerezza e rispetto l’attimo da catturare, perfettamente imperfetto, donandoci immagini profondamente coinvolgenti e un invito spirituale ad accogliere le connessioni emotive che le sue fotografie generano.
Ripensando al percorso di Mlangeni, riaffiora un’altra significativa citazione di bell hooks: “la funzione dell’arte non è solo dire le cose come stanno, ma immaginare ciò che è possibile”. Osservatore acuto e narratore empatico e raffinato, Mlangeni esplora i molteplici livelli della marginalità per celebrare coloro la cui esistenza cammina su una fune in bilico tra discriminazione e lotta, accettazione e sicurezza. La fotografia sofisticata e coinvolgente di Sabelo ci invita a partecipare e a prendere parte a momenti ora fissi e immobili nel tempo… ma anche a fare un passo oltre e immaginare ciò che ci aspetta nel regno del gentile, del tenero, del pacifico e del possibile.
Francesca de’ Medici
Sabelo Mlangeni (Driefontein, Mpumalanga, ZA, 1980) vive e lavora a Johannesburg. Si è laureato presso il Market Photo Workshop, Johannesburg nel 2004. Tra le mostre personali recenti: 2026 - ADA, a cura di Francesca de' Medici, Roma, IT (upcoming). 2025 - blank projects, Cape Town, ZA. 2023 - Cantor Arts Center, Stanford, US; Institute of Ideas & Imagination, Parigi, FR. 2022 - Huis Marseille, Amsterdam, NL. 2021 - blank projects, Cape Town, ZA. 2018 - Wits Art Museum, Johannesburg, ZA.
Tra le mostre collettive recenti: 2025 - MoMA, New York, US; MASP, a cura di Adriano Pedrosa, São Paulo, BR; Norval Foundation, Cape Town, ZA. 2024 - Biennale Arte, 60. Esposizione Internazionale d’Arte, a cura di Adriano Pedrosa, Venezia, IT; The Art Institute of Chicago, a cura di Antawan I. Byrd, US; Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, DE; Deutsche Börse Photography Foundation, a cura di Anne-Marie Beckmann, Mariama Attah, Eschborn, DE; Museum Folkwang, Essen, DE. 2023 - Tate Modern, a cura di Osei Bonsu, Londra, UK; A4 Arts Foundation, a cura di Khanya Mashabela, Cape Town, ZA; Haus der Kunst / The Walther Collection, a cura di Anna Schneider, Hanns Lennart Wiesner, Monaco, DE. 2022 - Para Site, a cura di Nomaduma Rosa Masilela, Thiago de Paula Souza, Hong Kong, CN; Huis Marseille, Amsterdam, NL; K21, Düsseldorf, DE. 2021 - Palais de Tokyo, a cura di Marie-Ann Yemsi, Parigi, FR; Frestas Triennial of São Paulo, a cura di B. Lemos, D. Lima, T. de Paula Souza, BR. 2019 - Lagos Biennale, a cura di A. I. Byrd, O. Fakeye, T. Oshinowo, Nigeria, NG; Museum of Contemporary Art Detroit, a cura di L. Ossei-Mensah, J.Lynne, J. Ginsburg, US; Huis Marseille, Amsterdam, NL. 2018 - SAVVY Contemporary, a cura di Bonaventure Soh Bejeng Ndikung, Berlino, DE; Kunsthal KAdE, a cura di Nkule Mabaso, Manon Braat, Amersfoort, NL. 2015 - Museum Africa, a cura di Okwui Enwezor, Johannesburg, ZA. 2013 - Liverpool Biennal, a cura di Lorenzo Fusi, UK.
I progetti di residenza includono: Amant, New York (2025), A4 Arts Foundation, Cape Town (2018), Centre de Art Waza, Lubumbashi (2017), Walther Collection, Neu-Ulm (2017), Akademie der Künste, Vienna (2014), Akademie der Künste, Berlino (2013) e il Centre for Contemporary Art, Lagos (2010).
Mlangeni ha conseguito la Columbia University II & I fellowship and artist residency, Parigi nel 2022, l’Africa MediaWorks Photography Prize, Londra nel 2018, il POPCAP’16 Prize for Contemporary African Photography nel 2016 e il Tollman Award for Visual Arts, South Africa nel 2009.
Il suo lavoro è parte di importanti collezioni istituzionali, tra cui: Museum of Art of São Paulo, BR; Tate Modern, Londra, UK; San Francisco Museum of Modern Art, US; Johannesburg Art Gallery, ZA; Walther Collection, Neu-Ulm, DE; The Art Institute of Chicago, US; KADIST, Parigi, FR; CNAP - French national collections, Parigi, FR.