Romolina Trentini – Oceano bianco

Ferrara - 09/12/2011 : 21/12/2011

Sono opere nate dalla bipolarità del bianco e del nero, dalla contrapposizione degli opposti. Opere da toccare, come i grandi calchi di muro che evocano un confine immaginario, o le “mattonelle” colorate realizzate con pagine di riviste braille: chi vede può leggerne l’aspetto estetico ma non quello contenutistico, e quindi, per una volta, ecco opere d’arte che vede davvero solo chi non vede.

Informazioni

Comunicato stampa

Spesso chi vede pensa di riuscire anche a guardare le cose. Ma vedere e guardare sono cose diverse. Romolina Trentini in questa mostra ci invita a riflettere su questa sottile differenza. Perché a volte chi non vede, guarda con più attenzione: ha bisogno di toccare, di sentire i passi, di ascoltare i fruscii.

Per questo motivo le opere esposte sono da cercare nello spazio, in giro per le stanze. E alcune sono mimetizzate nell’architettura di questo magnifico gioiello settecentesco, giocano con le grate e con le mensole, con gli angoli e con gli arredi



Sono opere nate dalla bipolarità del bianco e del nero, dalla contrapposizione degli opposti. Opere da toccare, come i grandi calchi di muro che evocano un confine immaginario, o le “mattonelle” colorate realizzate con pagine di riviste braille: chi vede può leggerne l’aspetto estetico ma non quello contenutistico, e quindi, per una volta, ecco opere d’arte che vede davvero solo chi non vede.

Il percorso di Romolina Trentini parte dalla poesia visiva degli anni Settanta, da un’esperienza personale e dalla lettura di un libro.

“Ho vissuto a lungo con una zia non vedente - spiega l’artista -, e da lei ho imparato moltissimo. Chi non vede è costretto ad acutizzare gli altri sensi: mia zia dallo strisciare del mio passo sapeva già di che umore ero. Invece noi vedenti siamo spesso disattenti, afflitti da una velocità dello sguardo che ci penalizza senza che ce ne accorgiamo. Questa mostra nasce quindi da una mia riflessione sul significato del vedere. L’ho pensata anche per i non-vedenti, quindi è d’obbligo toccare le opere”.

Dell’importanza della vista, del resto, ce ne accorgiamo quando la si perde. Così accade alla prima vittima dell’inspiegabile epidemia che porta l’intera popolazione alla perdita della vista in “Cecità” di José Saramago. Una persona qualunque che, in fila in macchina davanti a un semaforo, improvvisamente diventa cieca, come se le fosse d’un tratto entrato negli occhi “un mare di latte”. Un mare bianco. Anzi, un “oceano bianco”, come lo chiama Romolina Trentini.





La mostra è in concomitanza con lo spettacolo di danza “Atlante del bianco”, l’assolo del danzatore Giuseppe Comuniello in scena il 16 dicembre al Teatro Comunale, nato dal progetto “Damasco Corner” condotto da Virgilio Sieni con un gruppo di danzatori non vedenti.

In collaborazione con l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, sezione prov. di Ferrara, con il Teatro Comunale e con “Gli Occhiali d’oro”.