Robin Rhode – Primitives

Torre Pellice - 09/10/2016 : 26/02/2017

Utilizzando le forme geometriche primitive (elementari) come sagome formali di base per certe creazioni e come punti di ispirazione per altre, il nuovo corpo di opere di Rhode cerca di ricontestualizzare la geometria come forma narrativa impregnata di significati psicologici, politici e sociali.

Informazioni

  • Luogo: TUCCI RUSSO
  • Indirizzo: Via Stamperia 9 - Torre Pellice - Piemonte
  • Quando: dal 09/10/2016 - al 26/02/2017
  • Vernissage: 09/10/2016 ore 11-16
  • Autori: Robin Rhode
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: su appuntamento

Comunicato stampa

ella produzione culturale. Al termine primitivo noi attribuiamo un caratteristico significato rivolto ai primi stadi della civilizzazione e persino ai primi stadi dell’evoluzione. Il termine primitivo si addice ad associazioni sia geologiche che linguistiche che teologiche. La definizione si estende sino ad indicare società con bassi livelli di sviluppo e sistemi sociali preindustriali. E’ proprio con l’intento di definire il termine Primitives che Robin Rhode ha concepito quest’ultima mostra che è la quarta personale alla galleria Tucci Russo



Utilizzando le forme geometriche primitive (elementari) come sagome formali di base per certe creazioni e come punti di ispirazione per altre, il nuovo corpo di opere di Rhode cerca di ricontestualizzare la geometria come forma narrativa impregnata di significati psicologici, politici e sociali. Contrapponendo il termine primitive al contesto della storia dell’arte dove la semplicità e l’aspetto naif del fare piuttosto che la sottigliezza dell’autodidattismo diventano de facto sottovalutati, Rhode ha prodotto un corpo di opere in situ a Johannesburg, Sud Africa, che meritano profonda attenzione. Ispirato alla definizione del colore in termini di razza e classificazione nel contesto della storia socio politica del Sud Africa, Rhode, in questo ultimo insieme di opere, indaga sul termine colore attraverso un esame letterale dei suoi costrutti formali e teorici. Rhode cerca di re-immaginare una nuova comprensione percettiva della definizione della teoria del colore esaminando la nozione del cromatismo attraverso l’interazione tra il corpo e il campo cromatico come elemento geometrico primitivo. Il campo cromatico di Rhode si manifesta come rilievi dipinti a parete che sono creati in scenografie urbane anonime che rendono possibile una fisiologia decostruttiva di come noi definiamo e coesistiamo all’interno dei campi di colore. All’interno di questo nuovo corpo di opere Rhode ha abbracciato la natura estetica delle sagome geometriche che inizia a funzionare come un discorso alternativo sia per il disegno fisico che per la performance.

Nella nuova opera intitolata RGBG, un acronimo per Red, Green, Blue, Green, che è una struttura fondamentale della famiglia del Pen-Tile Matrix che descrive un layout geometrico di una composizione proto-tipica dei sub-pixel scoperta negli apparecchi elettronici, Rhode raffigura questa forma tecnologica come un piano bidimensionale primitivo creato come un dipinto a parete. Il termine RGBG si riferisce anche allo schema Bayer, dal nome del suo inventore Bryce Bayer [1]. Rhode vede la griglia o la matrice del disegno a parete come una specie di sistema di archiviazione dei colori fluttuante nel quale una figura maschile anonima è in grado di interagire come un’entità tridimensionale e attiva. La figura in questione è un uomo anonimo, onnipresente in quest’ultimo corpo di opere, vestito completamente di nero a rappresentare un congegno mnemonico che definisce le azioni fisiche congelate nella cornice data, in questo caso un uomo che passa lo straccio sul pavimento RGBG piastrellato.
L’artista re-immagina i sistemi tecnologici come un’eco primitiva del passato mentre utilizza materiali rudimentali della produzione artistica per comunicare la natura transitoria dell’esperienza all’interno del paesaggio codificato del XXI secolo.

L’esposizione Primitives di Robin Rhode coincide con l’uscita del suo nuovo libro intitolato Tension pubblicato da Hatje Cantz congiuntamente con la galleria Tucci Russo. La monografia include un saggio di Michele Robecchi e un’intervista di Andrea Bellini e abbraccia 10 anni di collaborazione artistica con la galleria Tucci Russo.

[1] Schema Bayer: la sua caratteristica è quella di raggruppare i sensori per i tre colori fondamentali necessari per la sintesi additiva (RGB, rosso, verde e blu) in celle di due photosite per due. Ogni cella contiene due elementi verdi, uno rosso e uno blu