Roberto Rossini – Magnum Chaos

Genova - 27/06/2014 : 30/08/2014

Video installazione site-specific di Roberto Rossini, frutto di un dialogo creato in loco con le raccolte museali in sintonia col percorso di arte contemporanea legata alle collezioni permanenti della Galleria che da tempo si è intrapreso.

Informazioni

Comunicato stampa

Video installazione site-specific di Roberto Rossini, frutto di un dialogo creato in loco con le raccolte museali in sintonia col percorso di arte contemporanea legata alle collezioni permanenti della Galleria che da tempo si è intrapreso


Come spiega Carmine Mario Muliere, Magnum Chaos è il titolo di una tarsia cinquecentesca disegnata da Lorenzo Lotto e realizzata da Giovan Francesco Capoferri nel 1524, posizionata nel "coro" ligneo della Basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo Alta, dove vengono sintetizzati simbolicamente in un’unità iconografica tutti gli elementi della "Creazione", volte ad esplorare psicologicamente l’ermetismo e il ’profano puro’ con il ricorso ad un immaginario di contenuto alchemico.
Partendo da questa considerazione e dal contesto del museo, la cui prima sala, come un biglietto da visita, trattiene e anticipa al visitatore buona parte dei contenuti museologici - il rapporto con il contesto paesaggistico, con il territorio, la presenza di opere realizzate da famosi artisti dell’Ottocento e lo stretto legame collezionistico con la storia dell’Italia unita - Roberto Rossini inserisce nello spazio del bovindo un video in cui gesti e azioni di uno sguardo, due mani e due piedi, divengono elementi di una ritualità che, nella ripetizione reiterata, assume la forza icastica del materiale lapideo in cui sono confinati volti, sguardi, mani e piedi delle sculture antiche.
Tre elementi del corpo che, con i loro movimenti, evidenziano la loro funzione antropologica, senza alcun riferimento a un limitante giudizio estetico: sono agenti trasformanti di una realtà personale, consentono di continuare a credere nell’arte eludendo la questione della sua esistenza.
Il video d’artista, scontata la sua dimensione ’sperimentale’, diventa strumento di sogno - nella sua capacità di rappresentare i flussi mentali attraverso la simulazione dell’impossibile – nel cui contesto i corpi, i volti, le cose si presentano come pura superficie simulacrale, entità post-organica e immateriale.
I suoni, gli spazi, gli oggetti, le parole, le azioni e anche i gesti si sono affrancati dal loro rapporto con lo spirito e con la vita, diventando a loro volta cose che sentono e che sono sentite.
Proprio per questo si rende necessaria una testimonianza non mediata, che mostri il compimento di questo processo di reificazione: è il corpo stesso, impossibilitato a sottrarsi alla virtualizzazione della relazione e dello scambio, a presentarsi qui come territorio sperimentale di una mutazione in divenire, attraverso l’agire simbolico delle sue ’essenze’.
Territorio sperimentale - il corpo - di cui Rossini darà conto, nel corso dell’inaugurazione, attraverso una performance , la cui azione sarà sottolineata dall’hang suonato da Davide Ferrari.
Nella video installazione, occhio, mano, piede – parti del corpo virtuale, corpo ’disseminato’ nell’immagine - diventano uno strumento potente di comunicazione, che consente l’innalzamento delle capacità immaginative di chi guarda, attraverso una vera e propria dimensione ’discorsiva’, prodotta in tempo reale, con una forte analogia con la scultura.