Revolvingdoors – Sole Sotterraneo

Genova - 06/05/2021 : 22/05/2021

Mostra del collettivo genovese Revolvingdoors.

Informazioni

Comunicato stampa

REVOLVINGDOORS
SOLE SOTTERRANEO

Lazzaro Galleria D’Arte Contemporanea
6 maggio - 22 maggio


In un contesto di biopolitica e tecnocrazia, SARS- CoV-2 e variante indiana, in tempi distorti nei quali abbiamo il compito di vivere, c'è un sole che se ne sta sottoterra. Un sole che non sorge ma sta lì, per così dire, al di là del bene e del male. Crisi economica, crisi politica, crisi sociale e anche psichica: sappiamo di esserci dentro, siamo abituati a sentirne parlare e ci abbiamo stretto amicizia, ma non basta per sentirci meno soli

RevolvingDoors è un progetto di resilienza, è una prova generale prima della fine, è un estremo tentativo di ricucire una società e vivere una vera coscienza collettiva.
RD è un collettivo di artisti, musicisti e performer, che opera sempre con estrema cura della specificità del luogo e del contesto: mixa la presenza di corpi umani con corpi tecnologici per indagare una nuova prospettiva sulle contemporanee realtà sociali, sempre più ibride. RD ha un pensiero che si trova disperso nel deserto alter-moderno, per dirla con Bourriaud. Riflette sulla frammentarietà dell'esserci e sulla possibilità di intersecare i diversi vettori del possibile che partono da noi, come frecce impazzite. Non solo riflette, ma propone uno spostamento prospettico radicale: una linea di fuga diagonale o trasversale, uno sguardo obliquo sui fatti del nostro mondo.
Sole Sotterraneo, come gli altri interventi di RD, si appoggia su una logica disfunzionale per costruire un immaginario collettivo. Logica disfunzionale perché non ha obiettivi pratici né ambizioni concrete, ma ricerca il fallimento come principio costitutivo dell'emancipazione dal sistema produttivo; immaginario collettivo per riassegnare una dignità alla dimensione simbolica e immaginativa del pensiero sociale. Sole Sotterraneo è un lavoro sia sociale sia spirituale, che concentra gran parte della sua forza nel superamento delle ambivalenze tra sopra e sotto, dentro e fuori, buono e cattivo. In questo luogo siamo al di là di ogni cosa, dicevamo prima: al di là del bene e del male, è qui che puoi trovare un sole sotterraneo. Qui il sole emana una luce benefica e tossica insieme, luce UVC germicida, la stessa utilizzata in ambienti di lavoro e comunitari per sanificare da germi, batteri e, soprattutto ultimamente, virus. Se vogliamo andare a vedere con il nostro corpo, fisicamente, possiamo solo starne fuori, non ci è possibile entrarne in contatto e perciò la nostra visuale sarà limitata e ostacolata dallo schermo di vetro che protegge la nostra pelle. Se vogliamo vedere da dentro, ci colleghiamo all'immagine digitale trasmessa in streaming dall'interno dell'installazione, e accettiamo la condizione di non esperire con il nostro corpo le vibrazioni del suono, l'organicità e la fragranza. In entrambi i casi la nostra esperienza è parziale, e questo è un punto centrale del lavoro, non c'è il punto di vista assoluto, ma schermi — o meglio dispositivi — sono sia ostacoli sia mezzi necessari.

La concezione modernista di crisi a cui siamo abituati indica un passaggio traumatico, è un'accezione negativa che chiama in causa una dialettica forse ormai desueta tra utopia e distopia a favore della seconda. RD non pensa in questi termini e anzi nel suo manifestarsi ci stimola a concepire la dimensione delle eterotopie, che Michel Foucault definiva «contestazioni mitiche e reali dello spazio in cui viviamo», quegli spazi che si trovano giustapposti in luoghi reali ma introducono un ordine differente di significati: per la città sono i cimiteri e i manicomi, spazi ritagliati al di fuori della vita adeguata; per i bambini sono alcuni angoli della casa, sotto il tavolo dove inscenano storie fantastiche, sul letto dei genitori dove saltando si trovano fra le nuvole. Anche alcune feste e rituali sono eterotopie, come ad esempio il carnevale. Nel carnevale tradizionale di Mamoiada in Sardegna, da anni danzano in processione due maschere tipiche: gli Issohadores e i Mamuthones. Sono questi ultimi ad aver affascinato e guidato RD nella realizzazione dell'abito sonoro, che vedete qui in vetrina. I Mamuthones si muovono a piccoli passi portando il peso di un abito cucito con campanacci ingombranti, pesanti e rumorosi. Qui abbiamo al contrario un abito esile e leggero, ma che poi a ben guardare si porta la pesantezza di uno stile urban e certamente anche un po' dark di una generazione di rabbia, senso di non appartenenza e volontà di rivalsa. C'è spazio per tutto e per il contrario di tutto, nella terra del Sole Sotterraneo, e tutto quel che è visibile è già degenerazione, è già fallimento, se possibile anche un po' ridicolo. Questo fallimento, già assunto nel principio del fare artistico di RD, è il superamento di quella dialettica tra bene e male, sopra e sotto, utopia e distopia, tipica del modernismo.
Invitiamo il visitatore a superare l'imbarazzo di tale dicotomia e accettare l'ambivalenza dei contrari, accettare l'inevitabile fallimento.
Rimane solo da stare un po' qui, senza nessun'altra costruzione.


Il pensiero di un'estinzione si fa sempre più concreto. Un nuovo rover è su marte, il vagabondo costruito per il deserto rosso è in cerca di vita. Qui sulla terra siamo spacciati, a quanto pare non ci rimane che ridere, cantare e ballare per sopportare questa convinzione, ma non possiamo. La festa si allontana dalla realtà. Siamo soli, separati come piccole goccioline d’olio pazze in un mare di acqua che ci tiene a galla.
Forse lo siamo sempre stati. Sono leggero, rido, sto a galla, so che morirò. Indosso il mio abito, la mia festa. Sono un barbaro che corre al ritmo dell’abisso che porto in mezzo alle gambe. Ringrazio il sole per la vita, ringrazio il sole per la morte. Non ho più la pelle, mi vesto di suono e trasporto una luce. Sono io la festa
sono io la fine.


Progetto a cura di MI X TA