Il Polo Museale Sapienza promuove, in occasione della Notte dei Musei 2022, nella sede e nella facciata del Museo dell’Arte Classica, Reimagined Cinema, curata da Camilla Boemio, un intervento filmico performativo.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO DELL'ARTE CLASSICA
  • Indirizzo: Università degli Studi di Roma "La Sapienza" Piazzale Aldo Moro, 5 - 00185 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 14/05/2022 - al 14/05/2022
  • Vernissage: 14/05/2022 ore 21
  • Curatori: Camilla Boemio
  • Generi: performance – happening, serata – evento, video

Comunicato stampa

Il Polo Museale Sapienza promuove, in occasione della Notte dei Musei 2022, nella sede e nella facciata del Museo dell’Arte Classica, Reimagined Cinema, curata da Camilla Boemio, un intervento filmico performativo che esplora la nozione di contaminazione del flusso di immagini in senso ampio e concettuale, in un dialogo con l’architettura esterna del museo, e in una rappresentazione dei rapporti tra artista e pubblico, narrazioni e disconnessioni, ecologie e nuovi mondi in divenire, realtà e finzione


Il titolo riprende le basi teoriche del libro di Gene Youngblood, nume tutelare e primo teorico ad avere inserito il video come forma d’arte, ritenendo il nuovo cinema ampliato necessario per una nuova conoscenza espansa.
Seguendo questa traccia teorica prenderanno forma sulla facciata del museo in modo inedito tre video installazioni degli artisti Britannici Mathew Emmett e Ben Rivers.
La prima, St Sebastian: Plague Memory dell'artista ed architetto inglese Mathew Emmett, è una performance audiovisiva che riflette sulla ricerca umana di rifugio e protezione di fronte alla paura e alla violazione. Emmett considera lo spazio come psicoattivo; composto da strutture affettive che offuscano i confini fisici dell'architettura con le patologie dei suoi abitanti. In questo stato di grazia Emmett costruisce uno spazio ibrido; nel quale condividere una performance immersiva, un'installazione reattiva ripensata appositamente per lo spazio esterno del museo, con un suono generato dai dati e con una narrativa teorica. Il risultato è St Sebastian: Plague Memory. Questo stato di rigenerazione riflette su quali possibili forme potrebbe assumere la società futura, il corpo umano come sede del confine della spiritualità; partendo dal nostro mondo attuale per proiettarsi verso il mondo a venire.

La narrazione sulla facciata prosegue, con i film di Rivers che esaminano un territorio ignoto nel quale prendono forma oggetti e luoghi lontani, storie al di fuori delle convenzioni quotidiane della realtà, nelle quali spesso si confondono definitivamente i concetti di utopia e distopia.
Le esplorazioni radicali della comunità rurali con il proprio ambiente, il paesaggio, la libertà e il flusso sono al centro della pratica dell’artista londinese. L’artista e regista lavora con lungometraggi e cortometraggi, attingendo ad elementi tipici del documentario e della finzione, intervallando film sperimentali e cinema tradizionale.
In un'intervista del 2013, Ben Rivers ha descritto di essere motivato da "un desiderio di fare cinema che non sia una rappresentazione del mondo, ma che provenga da persone e luoghi reali, per poi essere trasformato attraverso il cinema in qualcosa che non è il mondo, è il nuovo."
Look Then Below (2019) è stato girato in un Somerset trasformato in un'isola colorata avvolta dalla nebbia di un oceano oleoso che porta ad una grotta che si crogiola in un bagliore sotterraneo. Il tempo sembra essersi fermato, lo spettatore viene rapito in un atmosfera eterea, a tratti sublime. Dopo Slow Action e Urth, questo lavoro è la parte finale di una trilogia sviluppata con l'autore di fantascienza americano Mark von Schlegell.
Ah Liberty (2008) è un film in bianco e nero in 16 mm, che fa parte della collezione della Tate. Racconta di una famiglia che vive nella natura selvaggia tra gli animali, tra i quali cavalli, le mucche, i cani e un'iguana. Non c'è una narrativa facilmente distinguibile nel film; giustappone frammenti di paesaggi idilliaci con banali attività quotidiane e rituali familiari. La colonna sonora corrisponde spesso all'azione registrata, ma include anche brani musicali e altri suoni sovrapposti al film. Nonostante il suo contenuto, il film resiste a un'interpretazione sentimentale. Le riprese panoramiche di colline lussureggianti, campi aperti e paesaggi montani sono interrotte da scene di detriti urbani che hanno messo radici in questo ambiente naturale e incontaminato: ad esempio, si vede una vasca da bagno nel mezzo di un'area selvaggia e i cavalli pascolano in un cantiere di demolizione. Come suggerisce il titolo, il film esplora le nozioni di libertà, minata da un'oscurità che si riflette nell'atmosfera post-apocalittica delle inquadrature.