R.I.P. della morte e di altre derive
La mostra R.I.P. della morte e di altre derive, curata da Ivo Serafino Fenu e Anna Rita Punzo, trova una nuova dimensione più intima e raccolta, nelle chiesette di San Vero Milis dedicate a San Salvatore e alle Anime, oggi spazi di pertinenza del Museo Civico.
Comunicato stampa
Dopo il successo presso il Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile Sarda (MURATS) di Samugheo, la mostra R.I.P. della morte e di altre derive, curata da Ivo Serafino Fenu e Anna Rita Punzo, trova una nuova dimensione più intima e raccolta, nelle chiesette di San Vero Milis dedicate a San Salvatore e alle Anime, oggi spazi di pertinenza del Museo Civico ma storicamente inserite in un'area destinata alla memoria e alla sacralità: l’antico cimitero e l’ossario adiacente, di cui si conservano testimonianze tuttora visibili.
Nata dalla collaborazione tra il Comune di San Vero Milis e il Comune di Samugheo, la nuova configurazione della mostra risponde a una precisa visione scientifica e poetica dei curatori: la natura stessa dello spazio consente infatti di valicare il sottile confine di contenitore espositivo per tradursi in una componente attiva del discorso critico. Il dialogo tra le opere e il genius loci amplifica l'orizzonte di senso dell’esposizione e radica i concetti di dissoluzione della materia e permanenza del ricordo in un luogo che custodisce la stratificazione della memoria locale.
Su questo denso substrato culturale si innestano i lavori di 16 artisti contemporanei che, come sottolinea il co-curatore Ivo Serafino Fenu, «non celebrano il macabro, ma rivendicano l'oscenità della sparizione in un mondo che pretende di essere eterno». «L’acronimo R.I.P. (Requiescat in Pace)», prosegue Fenu, «viene qui risignificato: non è più un augurio di pace, ma la diagnosi di un conflitto tra l'umano e la sua stessa fine; non un’invocazione al riposo, ma un catalizzatore della nostra inquietudine. È un ritorno forzato a quella mancanza che ci costituisce e che la dittatura dell’hic et nunc cerca invano di cancellare; una sosta davanti a quel "nulla" che è l’unica cosa che ci rende ancora ostinatamente umani».
La co-curatrice e direttrice del MURATS, Anna Rita Punzo, specifica come il progetto trovi il suo baricentro in una «complessa archeologia della sopravvivenza, materica e semantica, puntualmente sintetizzata dal termine "Derive", che qui si eleva a categoria escatologica e fenomenologica: evoca la duplice natura del mare, feroce divoratore di uomini e generoso vettore culturale; scardina la linearità spazio-temporale per farsi limen tra il regno dei vivi e quello dei morti; sfoca i confini del sacro e del profano generando audaci sincretismi religiosi».
Il percorso espositivo riunisce le ricerche e le opere di Zuanna Maria Boscani, Giusy Calia, Luca Di Bartolo e Ivonne Bello, Antonello Fresu, Tonino Mattu, Sabrina Oppo e Josephine Sassu, Giulia Sale, Marta Scanu, Pietro Sedda, Francesco Tuccio e di quattro disegnatori della serie a fumetti ispirata ai romanzi di Maurizio de Giovanni dedicati al Commissario Ricciardi, autori delle tavole in mostra: Daniele Bigliardo, Alessandro Nespolino, Lucilla Stellato, Luigi Siniscalchi. L'introduzione della nona arte non è accessoria ma strutturale e armoniosa: la sequenzialità narrativa delle tavole non arresta il tempo, ma lo seziona, lo dilata e lo costringe a rivelare ciò che accade tra le pieghe dell'immediatamente percepibile.
La mostra, ripensata per gli spazi di San Vero Milis, acquisisce inoltre un ulteriore elemento di tragica caratura storica ed emotiva: un barchino impiegato dai migranti per coprire le rotte del Mediterraneo e raggiungere le coste della Sardegna, recuperato nel litorale sanverese per essere integrato nel percorso espositivo. Se l’antico cimitero e le chiesette custodiscono le forme codificate del lutto e del riposo della comunità locale, la barca irrompe nello spazio come drammatico objet trouvé: il relitto, epurato dal mero dato di cronaca, si fa dispositivo simbolico di carattere esistenziale, politico ed etico.
Intervengono: Pietro Giuseppe Vacca (Sindaco di San Vero Milis), Agnese Fenu (Assessora alla Cultura), Barbara Panico (Direttrice del Museo Civico Santeru), Ivo Serafino Fenu e Anna Rita Punzo (Curatori della mostra)