Prima visione 05 – Filomena D’Ambrosio

Lecce - 13/05/2016 : 27/05/2016

Prima visione è una rassegna, curata da Lorenzo Madaro, dedicata ad artisti esordienti under 35. Tre vetrine a disposizione della galleria francesco foresta per favorire un primo dialogo tra le loro opere e i passanti, più o meno distratti, della via Federico D’Aragona. Il quinto appuntamento è dedicato a Filomena D’Ambrosio con una mostra curata da Mihaela Cristea.

Informazioni

Comunicato stampa

Galleria Francesco Foresta
prima visione | 05 - filomena d'ambrosio in limiti a cura di Mihael Cristea

Venerdì 13 Maggio, ore 19,30
Inaugurazione della mostra di pittura di Filomena D’Ambrosio.
Limiti

Prima visione è una rassegna, curata da Lorenzo Madaro, dedicata ad artisti esordienti under 35. Tre vetrine a disposizione della galleria francesco foresta per favorire un primo dialogo tra le loro opere e i passanti, più o meno distratti, della via Federico D’Aragona. Il quinto appuntamento è dedicato a Filomena D’Ambrosio con una mostra curata da Mihaela Cristea


Il progetto di ricerca LIMITI è stato realizzato con il sostegno della Regione Basilicata e del Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Venerdì 13 maggio 2016, alle ore 19.30, la Galleria Francesco Foresta ospiterà il vernissage della mostra di pittura di Filomena D'Ambrosio “Limiti". Con la presentazione di Ester Annunziata e un dialogo tra Filomena D’Ambrosio e Mihaela Cristea art manager al Castello Cantacuzino di Busteni (Romania).
La mostra sarà visitabile fino al 27 maggio 2016.
“Tra i pochi elementi riconoscibili, l’unico concesso al rigore formale di una ricerca che sembra non ammettere compromessi, è il Pino Loricato, eseguito in bianco su bianco, albero tipico Lucano, amata terra d’origine dell’artista, abbandonata per formarsi tra Firenze e Lecce, ma mai Dimenticata. Un motivo memoriale,una suggestione che il bianco tende a trasfigurare sacrificandone la valenza oggettuale in favore delle sue possibilità evocative, quasi trascendentali” Carmelo Cipriani.
Per Tommaso Ariemma, filosofo , “le opere di Filomena D’Ambrosio sono un’intensa meditazione sul principio del legame (…). La scelta del bianco, vuole sottolineare quanto ciò che consideriamo puro, distaccato, sia invece anch’esso coinvolto nel legame, al punto da esserne il principio. (…) Scegliere il bianco, “limitarsi” al bianco, significa lavorare su uno dei più grandi pregiudizi dell’Occidente, che opera, tra l’altro, proprio all’interno del sistema dell’arte contemporanea. Da decenni le opere non sono più attaccate l’una all’altra come nei celebri salons, separate solo da un’imponente cornice. Adesso è lo spazio bianco delle pareti, il celebre white cube, a separare, a isolare le opere, che fanno sempre più a meno, pertanto, delle vistose cornici del passato. D’Ambrosio porta questo bianco all’interno dell’opera, per renderlo protagonista e ripensarlo. L’artista moltiplica il bianco in una singolare “cromofilia”: i suoi bianchi sono plurali; ora circoscritti, ora infetti, mai puri. Il risultato sono opere che si cercano, che formano coppie, che si legano e si tendono.
Il bianco lega, e lega perché separa. Un concetto paradossale che tuttavia mostra la sua verità tutte le volte che riflettiamo sul desiderio che sta alla base della relazione più intensa, quella sessuale. Il termine sessuale, infatti, viene da secare: i sessuati sono i separati. Il loro desiderio ha origine da una separazione, da un taglio. Ed è il desiderio per eccellenza, il modello di ogni desiderio.
I limiti di cui parla Filomena D’Ambrosio sono allora accessi, risonanze, fili, vincoli.
In ogni caso, un essere l’uno per l’altro.

Filomena D’Ambrosio
è nata nel 1981. Trascorre l’infanzia a Tursi (MT). Dopo il diploma, si trasferisce a Firenze, dove intraprende il proprio percorso artistico.
Nel 2006 si trasferisce a Lecce, studia pittura e incisione presso l’Accademia di Belle Arti, e conclude il percorso specialistico, nella sezione di Pittura.
Nel 2013 vive per alcuni mesi in Romania dove lavora in un istituto psichiatrico con un progetto di arte terapia, insegna pittura in un liceo artistico e inaugura la sua prima mostra personale titolata “Un po’ di Tempo” a cura del critico Mihaela Cristea.
Tornata in Italia chiude il suo percorso accademico con una personale titolata “Da qui Ritratto. Una retrospettiva inversa”, a cura del filosofo Tommaso Ariemma.
Nel 2015 ritorna in Romania per un progetto di ricerca , qui nasce un nuovo linguaggio artististico rappresentato dalle opere “Limiti”, a conclusione del progetto presenta una mostra a cura di Mihaela Cristea al Gorj County Museum, Targu-Jiu. In questo periodo presenta una mostra di fotografica “I pensieri di Cono” a cura di Gaina Dorel, a Cluj Napoca.
Lavora in Italia e all’estero.