Premio Pino Pascali 2021 XXIII edizione – Ibrahim Mahama

Polignano a Mare - 12/12/2021 : 13/03/2022

La Fondazione Pino Pascali è lieta di annunciare che il Premio Pino Pascali 2021 – XXIII edizione è stato conferito a Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana 1987).

Informazioni

  • Luogo: FONDAZIONE MUSEO PINO PASCALI
  • Indirizzo: Via Parco Del Lauro 119 (70044) - Polignano a Mare - Puglia
  • Quando: dal 12/12/2021 - al 13/03/2022
  • Vernissage: 12/12/2021 no
  • Autori: Ibrahim Mahama
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 20 Chiuso il 24, 25 e 31 dicembre 2021 La biglietteria chiude mezz’ora prima del museo
  • Biglietti: 5 € / Ridotto 2.50 €

Comunicato stampa

La Fondazione Pino Pascali è lieta di annunciare che il Premio Pino Pascali 2021 – XXIII edizione è stato conferito a Ibrahim Mahama (Tamale, Ghana 1987).

La Commissione del Premio, presieduta da Rosalba Branà direttrice della Fondazione Pino Pascali, Adrienne Drake, direttrice della Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea di Roma, e Nicola Zito, storico dell’arte e curatore della Fondazione Pino Pascali, ha così motivato la scelta:

“Ibrahim Mahama, artista ghanese protagonista da diversi anni sulla scena internazionale, riflette sulla condizione umana, sul nomadismo, sulle migrazioni, sullo sfruttamento dell’uomo

Artista con una forte connotazione politica, Mahama contamina i linguaggi dell’arte, dall’installazione ambientale site specific alla fotografia e all’assemblaggio oggettuale, con l’intento di condurre lo spettatore a riflettere su quelli che sono i fallimenti della modernità”.

L'evento si svolgerà parallelamente presso Exchiesetta, spazio iconico nel centro cittadino di Polignano a Mare che ospitò le prime edizioni del Premio Pino Pascali negli anni dal 1969 al 1979, dove sarà esposta un'opera della mostra visibile h24.
Mahama è nato a Tamale nel 1987, capoluogo di regione a nord del Ghana, con mezzo milione di abitanti dove attualmente vive e lavora; di recente gli è stato conferito il Prince Claus Award 2020 ad Amsterdam, un riconoscimento che premia coloro che si sono maggiormente distinti nell’applicazione della cultura allo sviluppo sociale.
Nella sua pratica artistica assume il sacco di juta, oggetto ricorrente nelle sue opere, a simbolo e metafora di un’economia fragile, basata sulla produzione di cacao: timbrato, lacerato, rattoppato, diventa per Mahama un amplificatore di storie, raccontando delle persone che vi hanno lavorato, tra porti, magazzini, mercati e città.
Il sacco diviene stratificazione di memorie, persone, oggetti, luoghi e architetture, il riferimento porta alle problematiche del continente africano ai suoi processi migratori, alle complesse dinamiche della globalizzazione.
La mostra presenterà un progetto site specific nel salone centrale del Museo. Inoltre, le opere inedite Sunbun e Tinambanyi (2020-2021). Nell’ambito della sua ricerca sull’architettura brutalista del Ghana post-coloniale, Ibrahim Mahama ha intrapreso un percorso di analisi e rinnovamento che prende avvio proprio da uno di questi edifici, rinominato “Nkrumah Voli-ni”, divenuto dimora di una colonia di pipistrelli durante i decenni di abbandono che sono seguiti al colpo di stato militare del 1966; dopo averlo acquistato, l’artista, nel processo di riconversione e rinnovamento dell’edificio, ha lasciato che i pipistrelli continuassero a viverci. Questi animali sono i protagonisti dei collage prodotti da Mahama, diventando il simbolo della capacità di adattamento e della creazione di nuovi spazi ed ecosistemi.

Lazarus, intervento site specific in Exchiesetta, sotto il coordinamento dell’artista, sarà realizzato durante un workshop condotto da Angela Varvara, docente di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari. La produzione è stata coadiuvata dall’impresa culturale Cultour Società Benefit che ha inoltre messo a disposizione due borse di studio del valore di 500 euro per le studentesse Giulia Tota e Filomena Pucci che lavoreranno al progetto.

Ibrahim Mahama, il vincitore del Premio Pascali 2021

Già protagonista nel Padiglione del Ghana alla Biennale di Venezia del 2019, Ibrahim Mahama coniuga una riflessione sul passato coloniale a un’indagine sul presente. Usando la materia come strumento e linguaggio