Pietro Ghizzardi – Il mare e una bella donna da baciare

Milano - 10/11/2021 : 28/01/2022

L’esposizione “Il mare e una bella donna da baciare”, a cura di Davide Macchiarini, vuole rappresentare la straordinaria visione di questo pittore contadino attraverso una decina di quadri.

Informazioni

  • Luogo: MARONCELLI 12
  • Indirizzo: Via Maroncelli 12 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 10/11/2021 - al 28/01/2022
  • Vernissage: 10/11/2021 ore 18,30
  • Autori: Pietro Ghizzardi
  • Curatori: Davide Macchiarini
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Da martedì a venerdì 15.00-19.00 O su appuntamento 335 8403484

Comunicato stampa

Dopo la mostra all’American Folk Art Museum, Pietro Ghizzardi arriva a Milano con una personale nella galleria Maroncelli 12

L’esposizione “Il mare e una bella donna da baciare”, a cura di Davide Macchiarini, vuole rappresentare la straordinaria visione di questo pittore contadino attraverso una decina di quadri, dipinti in prevalenza da ambo le parti; alcune opere grafiche e un’installazione multimediale con la proiezione del documentario del 1967 “Dalla solitudine alla comunità” (regista Dino Menozzi, primo premio, Medaglia d’oro al festival internazionale per film amatoriali, a Belgrado, nel 1970) e un frammento da “Naif del Mondo: Italia”, regia di Gianpaolo Tescari, 1975.
Pietro Gizzardi nasce nel 1906 in una famiglia contadina di Viadana (Mantova) di umili origini. I genitori sono costretti a spostarsi spesso in cerca di lavoro e il piccolo Pietro, di salute cagionevole, soffre questi continui trasferimenti con il risultato di uno scarso rendimento scolastico. Nel 1931 la famiglia si stabilisce a Boretto (Reggio Emilia). “Pietrone” aiuta nei campi e fin da adolescente mostra una predisposizione al disegno. Questa sua pratica del disegno non è ben vista dal fratello Marino che più di una volta gli distrugge le opere “…non voleva perdessi tempo per dipingere”. Pietro ne è profondamente addolorato ma la sua indole calma e tranquilla non gli consente di fronteggiare situazioni conflittuali. Sono anni questi, sino alla fine della seconda guerra mondiale di fatiche e ristrettezze. Nel 1951, la grande alluvione del Po segna una svolta nella sua vita da contadino e dal 1957 l’autore decide di dedicarsi completamente all’arte e alla stesura della sua autobiografia. Un libro di memorie in cui lo stesso Ghizzardi annota scrupolosamente i vari trasferimenti: “Mi richordo anchora” è pubblicato da Einaudi editore nel 1976 con note di Cesare Zavattini e vince il “Premio letterario Viareggio” nel 1977.
Ghizzardi diventa famoso a 60 anni, dopo una vita di duro lavoro e di incomprensioni ma rimane il buon contadino padano, un uomo dolce e mite che si accontenta di un tetto e di un pasto caldo…Scrivendo e masticando… La sua biografia è contenuta in quattro, cinque grossi quaderni a righe, una calligrafia sbilenca con vistosi ma genuini errori di grammatica e sintassi. E per quanto riguarda i colori mastica erbe e sgretola pezzi di mattone per mettere su cartoni grigi (usati per gli imballaggi) un po’ di rosso e di verde. Per il nero usa la fuliggine che si condensa nei tubi da stufa a legna o il
Via Maroncelli, 12
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carbone. Pochi toni essenziali che sanno di terra su cui prevale il nero, un segno crudo a formare la trama dei volti e dei corpi. Dipinge volti in prevalenza di donne, ritrae la sua inconscia attrazione verso l’universo femminile, spesso ispirandosi alle dive del cinema, accentuando scollature e seni prorompenti.
Volti ironici, sensuali, forti o sciupati da vecchiaia precoce, solcati da profonde linee scure. L’artista porta alla luce dolori e passioni nascosti. Rimane il ragazzo ubbidiente, dominato dalla madre. Per lui la donna significa anche la governatrice e il desiderio sensuale troppe volte respinto. Espressionista d’istinto sconvolge qualsiasi concetto classico di bellezza ma esprime un sentimento emotivo, inconscio che dona all’opera una vitalità particolare. Riproduce il bello radicato nella sua interiorità. Colpiscono gli occhi intensi e profondi, sempre spalancati che rimangono dentro anche quando si smette di guardarli.
Ghizzardi ritrae paesaggi ingenui, uccelli sospesi su rami immaginari; dipinge anche belve dagli occhi dolci (apprezza molto Antonio Ligabue che si è interessato a lui), familiari e santi, personaggi segnati dalla vita come la vita ha segnato lui.
Pietrone vive lontano dal progresso nella semplicità della natura che lo ha sempre soddisfatto e gli fornisce i mezzi per la sua arte. Ma il suo linguaggio pittorico, apparentemente semplice e disarmato, è in realtà complesso e irripetibile, porta il segno di una simbologia interiore e di una sua realtà poetica. Emarginato dalla società che si va industrializzando, Ghizzardi trova nell’arte la sua ragione di esistere e il ponte - lui così schivo e riservato - per comunicare con gli altri. Muore nel 1986.
Allestimento a cura di Roberto Querci