Pietro Campagnoli – Io che osservo il divenire a Torino

Torino - 19/01/2017 : 19/01/2017

"Io che osservo il divenire a Torino" è un' installazione artistica che prosegue il discorso filologico dell' opera di Alighiero Boetti "IO CHE PRENDO IL SOLE A TORINO IL 19 GENNAIO 1969".

Informazioni

  • Luogo: OFFICINA 500 GALLERY
  • Indirizzo: via Cesare Lombroso 15 - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 19/01/2017 - al 19/01/2017
  • Vernissage: 19/01/2017 ore 18
  • Autori: Pietro Campagnoli
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento, personale

Comunicato stampa

"Io che osservo il divenire a Torino" è un' installazione artistica che prosegue il discorso filologico dell' opera di Alighiero Boetti "IO CHE PRENDO IL SOLE A TORINO IL 19 GENNAIO 1969".

Una sagoma sdraiata a terra, la duplicazione del corpo dell’artista, realizzata da tante sfere di cemento a presa rapida e plasmate con la forma delle proprie mani, gli danno volume, peso, una misura. È un lavoro che parla dell’uomo, della sua pelle e del suo rapporto con lo spazio e l’ambiente che lo circonda


Nell' opera, Boetti indaga il divenire e ciò che l' uomo può diventare in potenza. L' identità è segnata dal cemento, marcato dalle impronte dell' artista.

Ma ormai sono passati più di quaranta anni da quel momento: come è vissuto oggigiorno il mondo, da parte dell' individuo? Quale differenza vi è tra i giovani degli anni sessanta e la loro condizione esistenziale, e quella dei giovani adesso?
Quando Boetti creò la sua opera, viveva i tempi sicuramente in modo diverso rispetto ad un giovane artista contemporaneo.

All' interno dell' installazione "Io che osservo il divenire a Torino", l’ involucro di me stesso, Pietro Campagnoli, siede dentro una Fiat 500.

La figura seduta rappresenta la continuità spaziale tra la sagoma di Boetti in cemento (dunque l' artista dei tempi passati), e la sagoma di gesso di Campagnoli (l' artista dei giorni nostri).

La 500 è un totem metaforico, che rappresenta la vita, le speranze e l' ottimismo del tempo di Boetti, il tempo del miracolo economico, ormai passato e sbiadito. E' un "transfert temporale e fisico" tra il suo mondo e il mio mondo, un archetipo di macchina del tempo e dello spazio.

L’ artista siede all’ interno, e osserva i simulacri di vita presente.



Pietro Campagnoli, nato a Torino nel 1994
Diplomato presso il Primo Liceo Artistico Statale di Torino.
Studia Nuove Tecnologie all’ Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.

Inizia a lavorare nel campo artistico da settembre del 2011 ma si esercita nel disegno sin dalla prima infanzia.

Collabora come artista contemporaneo al progetto Mai Visti e Altre Storie, a cura di Arteco e Tea Taramino
Tra le varie mostre a cui ha partecipato:

-“Trailer” collettiva, Mai Visti E Altre Storie e Arteco, iscritti al progetto Rebirth Day, promosso dalla Fondazione Pistoletto, Galleria InGenio, Torino.
Partner promotori: Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte per il Ministero dei Beni Culturali; Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino; Città di Torino, Direzione Politiche Sociali e Rapporti con le Aziende Sanitarie, Servizio Disabili; ASLTO1, TO2 e TO3; Opera Barolo; Fondazione Medicina a Misura di Donna e Il Bandolo Onlus; le gallerie Opere Scelte e Spazio Bianco in collaborazione con i Comuni, le Circoscrizioni, le associazioni e le cooperative sociali dei territori coinvolti.

-collaborazione a "Fantasmi dello spettro" collettiva a cura di Sara Boggio, con murale nel cortile di InGenio Arte Contemporanea della Città di Torino, 2016

-“Bring your own device” collettiva a cura di Davide Anni, CAMERA (Centro Italiano per la Fotografia), Torino

-“Complementi di luogo” collettiva a cura di Salvatore Giò Gagliano e Diego Pasqualin, Rassegna Singolare e Plurale, Palazzo Barolo, Torino 2016