Pierpaolo Miccolis – Fame d’Aria

Bologna - 10/05/2013 : 31/07/2013

La mostra, in collaborazione con BLUorG, presenta il lavoro Fame d’Aria, opera composta da 25 piccoli acquerelli che danno il nome alla mostra.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra, in collaborazione con BLUorG, rimarrà aperta fino al 31 Luglio 2013 e presenta il lavoro Fame d’Aria, opera composta da 25 piccoli acquerelli che danno il nome alla mostra

In esposizione anche Flight Sick, (volo malato) in cui gli uccelli rappresentati (15 acquerelli) non hanno possibilità di volare in quanto geneticamente modificatile, quattro Mutation che sono le varie mutazioni di un chihuahua che diventa verme , cambiamento dipeso da alimentazione e/o altri fattori contemporanei, un dittico senza titolo, il teschio medusa che si chiama IN dal latino Dentro e Visione Sinistra dove piccoli uccellini argentati si ritrovano tutti inchiodati a muro come se qualcuno a distanza gli stesse sparando, forse un cacciatore che cerca di ucciderli per divorarli.
Il Catalogo, presente in mostra, vanta i contributi critici di Simona Gavioli, Giuseppe Bellini, Francesco Paolo Del Re, Antonio Frugis, Roberto Lacarbonara.
Nel districato panorama dei giovani artisti italiani, Pierpaolo Miccolis (Alberobello 1985) è riuscito, con l’acquerello, a imporsi con tratto velato e delicato, una trasparenza che ricorda l'impressione e l'istantaneità ottocentesca, un dinamismo che cattura l’attimo fuggente. Macchie di colore intrise d’acqua che impongono momenti di stasi. Miccolis rappresenta il cibo e l’influenza che questo ha sulla quotidianità, a volte positiva a volte no. È una pittura a due livelli, la sua, che partendo dalla consapevolezza di un mondo che cambia riesce a raccontare temi sociali sviscerandone le problematiche. Il primo livello è quello del vedere l’opera (chiusura di senso) in tutta la sua bellezza e semplicità, al primo impatto emergono i colori dalla consistenza impalpabile, l’immagine prende forma e spesso un volatile si trasforma in pene o una conchiglia in vagina. Ma è il secondo livello, il guardare (apertura di senso), che mette in luce il lato oscuro, il messaggio celato che arriva dall’immagine. Di fronte a un’opera di Miccolis si realizza uno spettacolo, una messa in scena della realtà, il com’è e il com’era confondono la visione obbligando lo sguardo dello spettatore a una scelta; accontentarsi della superficialità o affondare i denti nella verità delle problematiche legate all’alimentazione?

“...” Fame d’aria è la caduta degli ideali identitari, è il crollo della mente
e dei sistemi, nella necessità contingente di nuovi spazi d’azione e di sconfinamenti immaginifici. L’uso del mezzo (acquerello) e del camouflage iconico rende l’opera di Miccolis inaspettatamente pericolosa, ove il fruitore diviene complice inerme, avvolto in una malia. Giuseppe Bellini
“...” Consapevole che per costruire un mondo migliore di quello che stiamo vivendo, l'artista deve rivedere i propri linguaggi e mutare il suo atteggiamento, Miccolis, cerca di comunicare e di trasmettere un’idea di salvezza e di armonia del mondo. La sua arte non è più solo, emotività, imitazione, espressione, citazione, concettualizzazione come in passato, ma semmai "archeologia scettica" e "impegno critico", che cercano contaminazioni e corrispondenze con il vissuto dell’artista e della società stessa. Simona Gavioli
“...” Nell’evaporare dell’acqua che rapprende un velo di colore, resta solo - unica deriva possibile - l’accettazione di una multiforme e incompleta complessità. In attesa di cogliere il formicolio dell’ennesima mutazione, non possiamo fare altro che specchiarci curiosi negli appunti di Miccolis, provando a interrogare i contorni di una zoologia fantastica e feroce, aliena nella sua verosimile consanguineità. Francesco Paolo Del Re
“...” Pierpaolo Miccolis realizza questa serie di acquerelli affrontando uno studio ornitologico impossibile e procedendo quindi a con-fondere le specie; rappresenta questi uccelli leggeri e delicati, ibridatisi fra loro, con sproporzioni innaturali per comportamenti non permessi. Antonio Frugis
“...” l’elegia della pittura si fa presto condanna alla bellezza e testamento di gravità, adesione a un ideale universale dell’essere, compiutezza del mistero del silenzio, elevazione dell’impuro ad un altare in oro bianco e seta antica, riposo sulla soglia dell’infinito a guardarlo, il mare, tra perdizione e perversione e persuasione. Roberto Lacarbonara