Pierpaolo Curti – Alta Quota
La pratica artistica di Pierpaolo Curti si colloca all’interno di una riflessione articolata sul paesaggio quale categoria epistemologica e non semplicemente iconografica.
Comunicato stampa
Federico Rui Arte Contemporanea è lieta di annunciare la personale di Pierpaolo Curti intitolata "Alta Quota", che inaugura giovedì 22 gennaio 2026 alle ore 18:30, e sarà visitabile fino al 23 febbraio 2026, dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19.00 (altri giorni su appuntamento).
La pratica artistica di Pierpaolo Curti si colloca all’interno di una riflessione articolata sul paesaggio quale categoria epistemologica e non semplicemente iconografica. La sua ricerca, sviluppata attraverso diversi media ma con una centralità costante della pittura, indaga lo spazio come costruzione concettuale, luogo di soglia e di sospensione, in cui la dimensione visiva si intreccia con una più ampia interrogazione sull’esperienza percettiva e sulla condizione contemporanea.
La formazione in ambito umanistico costituisce un presupposto strutturale del suo lavoro, che si manifesta in una pratica consapevole, metodica e priva di compiacimenti espressivi. I paesaggi di Curti si configurano come topografie mentali, spazi non referenziali che eludono ogni intento descrittivo per assumere una funzione simbolica e riflessiva. In essi, la relazione tra elementi naturali e interventi antropici è costruita secondo equilibri instabili, capaci di generare una tensione latente che rimanda a dinamiche di attraversamento, limite e discontinuità.
In questa prospettiva, il paesaggio assume una valenza che può essere messa in relazione, per analogia concettuale, con le montagne dipinte da Beato Angelico, in cui l’elemento naturale non è mai mera ambientazione, ma struttura spirituale e luogo di passaggio. Come nelle aspre formazioni rocciose angelichiane — costruite per piani, percorse da vuoti e discontinuità, e caricate di una funzione simbolica più che naturalistica — anche nei lavori di Curti lo spazio si configura come dispositivo di elevazione e separazione, come ambito intermedio tra visibile e invisibile. Tuttavia, mentre in Beato Angelico la montagna è orientata verso una trascendenza dichiarata, in Curti essa si colloca in una dimensione laica e problematica, priva di esiti risolutivi.
La nozione di sospensione rappresenta un elemento cardine della sua poetica. Le opere si sottraggono a una temporalità lineare e a una narrazione conclusa, proponendo immagini che sembrano trattenere l’evento, collocandosi in una condizione di attesa permanente. L’assenza ricorrente della figura umana non implica una negazione del soggetto, ma ne suggerisce una presenza differita, affidata alla proiezione mentale dello spettatore. In questo senso, il vuoto assume una funzione generativa, diventando spazio di attivazione interpretativa.
Seppur sia possibile individuare consonanze con la tradizione della metafisica italiana, la ricerca di Curti se ne distanzia per la volontà di operare in un orizzonte pienamente contemporaneo, privo di riferimenti citazionisti o nostalgici. La sua pittura si fonda su una strategia di riduzione formale e semantica, che privilegia l’ambiguità come condizione conoscitiva e lo spaesamento come esperienza critica. L’opera non si offre come oggetto da contemplare passivamente, ma come dispositivo aperto, capace di sollecitare una partecipazione attiva e riflessiva.
Dal punto di vista formale, la superficie pittorica è costruita secondo criteri di equilibrio e controllo, con una palette cromatica contenuta e un uso della luce che evita ogni funzione descrittiva, favorendo invece una percezione sospesa e indeterminata dello spazio. La materia pittorica, mai esibita in senso gestuale, contribuisce a definire un linguaggio visivo misurato, in cui il silenzio e la distanza diventano elementi strutturali.
PIERPAOLO CURTI | BIOGRAFIA
Pierpaolo Curti è nato nel 1972 a Lodi. Si laurea presso l’Università Statale di Milano in Scienze dei beni culturali. La sua ricerca propone una dimensione metafisica in cui lo spettatore viene chiamato a un coinvolgimento attivo, completando mentalmente l’opera. I suoi dipinti, svuotati dal superfluo, delineano terre di confine, soglie, precipizi e valichi, dispositivi metaforici che stimolano nuovi passaggi dimensionali. Questa pratica neo-spirituale, lontana dalle religioni tradizionali, si svolge nel silenzio e nel vuoto, trasformando l’assenza in un vuoto ospitale e aperto alla riflessione. Oltre ad aver partecipato a Pittura Italiana Oggi alla Triennale di Milano nel 2023 e alla Biennale di Venezia nel 2015, tra le sue recenti mostre personali si ricordano: La Scatola, Ex fonderia 21, Lodi, 2019; Lirica del vuoto, Arca Itis, Trieste, 2019; Path 21, Galleria Michela Rizzo, Venezia, 2018; White Corner, Palazzo Collicola, Spoleto, 2016. Tra le collettive: La face autre de l’autre face, Fondazione Mudima, Milano, 2021; Assembramenti, Galleria Michela Rizzo, Venezia, 2020; My Way – A modo mio, MAMbo, Bologna, 2017; Istante Gesto Vibrazione, Gattafame Art Gallery, Bernareggio, 2017; Close Up, Palazzo Collicola, Spoleto, 2015. La sua pratica esplora ponti, valichi e architetture di attraversamento come metafore di connessione e trasformazione. Nei lavori più recenti l’introduzione di tonalità ocra richiama la luminosità dei fondi oro antichi, intensificando il dialogo tra luce e ombra e tra visibile e invisibile. L’opera di Curti costruisce una geografia del silenzio e dell’attesa, uno spazio in cui lo spettatore diventa parte attiva del percorso, confrontandosi con il tempo, il vuoto e la possibilità di nuove interpretazioni.