Pier Francesco Restelli – My window

Montignoso - 04/08/2012 : 31/08/2012

L’esposizione – un coerente progetto site specific che si concentra sulla produzione ultima dell’artista fiorentino – si tiene nella Limonaia di Villa Schiff, luminosa e aperta sul parco, come una sorta di vetrina.

Informazioni

  • Luogo: VILLA SCHIFF-GIORGINI
  • Indirizzo: Loc. Piazza - Montignoso - Toscana
  • Quando: dal 04/08/2012 - al 31/08/2012
  • Vernissage: 04/08/2012 ore 19
  • Autori: Pier Francesco Restelli
  • Curatori: Cinzia Compalati
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: la mostra è visibile sempre dall’esterno e su appuntamento
  • Sito web: http://www.pierfrancescorestelli.com
  • Telefono: +39 3455791434
  • Patrocini: Comune di Montignoso Sindaco, Narciso Buffoni Assessore alla cultura, Giuseppe Manfredi Con il prezioso contributo di: AxA ass. di Tenerani - Biscottificio Piemonte s.n.c. - Cantine Federici - Cantine Lunae - elleArte - Ge.Ma.G s.r.l. - Henraux s.p.a. - INGRAM s.r.l - La Bottega di Adò

Comunicato stampa

L’assessorato alla cultura del Comune di Montignoso (MS) propone per il mese di agosto la personale Restelli. My window a cura di Cinzia Compalati.

L’esposizione – un coerente progetto site specific che si concentra sulla produzione ultima dell’artista fiorentino – si tiene nella Limonaia di Villa Schiff, luminosa e aperta sul parco, come una sorta di vetrina.

Spazio – ricorrente nelle ville inglesi apuo versiliesi edificate nel corso della ‘colonizzazione’ anglosassone ottocentesca – in cui filtra costantemente il sole per creare l’ambiente ottimale alla crescita dei limoni, diventa qui un luogo raccolto dove esibirsi e ‘mostrarsi’



La mostra

Tra il 1910 e il 1912 Kandinskij dipinse le sue prime opere astratte. Fu una rivoluzione copernicana che recise definitivamente il legame – finora stretto a filo doppio – tra il quadro e la rappresentazione del reale.
Attraverso un lungo processo di semplificazione delle forme, con un uso sempre più preponderante di segni e colori, l’artista arrivò ad esprimersi per mezzo del simbolo. Si aprì così una spaccatura che – via via nel corso del XX secolo – continuerà ad ampliarsi senza mai ritrovare un punto d’unione: da un lato i ricorrenti ‘ritorni’ alla figurazione e dall’altro una dirompente linea aniconica. Quest’ultima già latente in alcune impostazioni teoriche del surrealismo, ha nell’Informale e soprattutto nell’Action Painting americana il suo apice. Come Pollock, Restelli (Firenze, 1966) ha una gestualità istintuale, forte e dirompente, che fa vibrare la materia.
Ma andiamo con ordine. Se quest’ultimo è un risultato recente – seppur non il più recente – Restelli ha saputo far tesoro dell’Impressionismo prima e della grande tradizione figurativa italiana poi di cui sono testimonianza gli esordi e la serie Le mie figure nel colore.

In questa mostra Restelli compie un passo definitivo ed espone opere di assoluta unicità e innovazione. Delineate con pochi gesti di straordinaria maestria, le sue figure non sono più nel colore ma si fanno ‘sciolte’, si liberano di ogni connotato fisiognomico per diventare simbolo, pura essenza umana. Sinuose e al contempo quasi tattili e carnali, le figure – divenute qui degli universali – innescano un facile processo di identificazione con tutti noi.
Ma la grande novità è soprattutto artistica: qui le due strade parallele della figurazione e dell’astrazione sembrano – sorprendentemente – trovare un contatto. Se la mano corre libera ed impulsiva – come nei grandi spazi/azione di Pollock – lo fa per delineare – seppur nelle sue forme più essenziali – l’essere umano.
Il cerchio si è chiuso e la cifra restelliana identificata.


Cenni biografici

Pier Francesco Restelli nasce il 26 maggio 1966 a Firenze. Qui, tra il 1983 e il 1984, segue i suoi primi studi artistici. Dal 1984 al 1987 è a Bologna dove frequenta corsi di scultura, entrando in contatto con una realtà artistica importante ed incisiva per la sua formazione. L'arte pittorica rimane in ogni caso la sua più potente modalità espressiva. Nel 1989 si trasferisce a Parigi, città che influenzerà in maniera decisiva il suo modo di dipingere. Tra il 1990 e il 1993 lavora a Firenze nello studio del nonno Ulderigo Cairoli, uno dei più antichi corniciai e restauratori fiorentini. È questa per lui l'occasione di incontro con un mondo antico, quasi dimenticato, che lo porta ad affinare la sua tecnica nel disegno. Le sue tele acquistano maggiore struttura ed equilibrio, pur rimanendo sempre legate dal punto di vista cromatico, ai pittori francesi. Negli anni via via la figura umana – ricorrente da sempre nella sua produzione – si è sintetizzata, ha perso ogni carattere fisiognomico, per farsi simbolo, pura essenza.