Pièce Unique #3

Roma - 26/03/2013 : 30/04/2013

Il terzo appuntamento romano della rassegna Pièce Unique propone tre artiste con altrettanti dittici di autorappresentazione. In ogni coppia di frame è condensato il racconto di un peculiare eterno femminino, dove l’io narrante si identifica con l’io narrato, o ne veste i panni, per rivelare un qualche sé all’apparecchio fotografico.

Informazioni

Comunicato stampa

Il terzo appuntamento romano della rassegna PIÈCE UNIQUE propone tre artiste con altrettanti dittici di autorappresentazione. In ogni coppia di frame è condensato il racconto di un peculiare eterno femminino, dove l’io narrante si identifica con l’io narrato, o ne veste i
panni, per rivelare un qualche sé all’apparecchio fotografico.

I due lavori di Elina Brotherus, sequenze della stessa scena, datano al periodo in cui l’artista - prima di spostare l’attenzione sul rapporto tra figura umana e paesaggio - lavorava con scarno stile documentaristico sull’esperienza relazionale soggettiva e sulla presenza/assenza dell’amore

La stringente referenza autobiografica plasma un’onesta allegoria, quasi in cerca di un antidoto figurato a un dato turbamento esistenziale.

Il passo successivo è quello verso cui muove Daniela Perego. Nell’immergere se stessa nelle tensioni della metropoli contemporanea, l’artista si fa unità di misura emozionale dello spazio e crea un’esperienza condivisa, tramite la propria ambivalente figura di soggetto/spettatore posto di spalle. Aleggia un senso di incomunicabilità, di vulnerabile e sospesa estraneità.

Quando Giulia Caira esce dal set casalingo dei primi lavori, è invece per rappresentare
contrasti sociali o familiari, come l’esplosione di malessere in uno studio di psicoterapia
sistemico-relazionale, dove la paziente è concepita come portavoce del disagio diffuso nel
suo sistema di rapporti. L’artista stessa inscena i momenti di quest’ardente nevrosi, in uno
scenario di coazione claustrofobica esacerbata, nella percezione, dall’aperta dichiarazione
d’immanenza distaccata dell’osservatore.

Che il teatro sia privato o pubblico, la casa oppure la strada, questi double self risolvono la
storica dicotomia fotografica in favore dello ‘specchio’ di sé, contrapposto alla prerogativa
di ‘finestra’ sul mondo: l’autoscatto coglie un tessuto emotivo, è manifestazione di
temperamento personale e rimando a significati universali.
Sono, questi, dialoghi in forma epidermica di monologo e - come abbozzi essenziali di
storyboard - narrano senza fare cronaca. Privi di autocompiacimento e secondo diversi
gradi di fervore, suggeriscono complessità e solitudini irrisolte, accostano e poi dissestano
stereotipi. All’osservatore, la possibilità di toccare e condividere palpitanti, caleidoscopiche
intimità che sanno respirare la realtà per poi restituire una dimensione altra.








In mostra:
Elina Brotherus (Helsinki, 1972; vive e lavora tra la Finlandia e Parigi)
Safety Man I, 1998, 105 x 130 cm
Safety Man II, 1998, 105 x 130 cm
Daniela Perego (Firenze, 1961; vive e lavora a Roma)
Attraverso 2, 2008, 100 x 170 cm
Attraverso 3, 2007, 100 x 170 cm
Giulia Caira (Cosenza, 1970; vive e lavora a Torino)
Terapia familiare 2, 2009, 70 x 100 cm cad.