Piccolo mondo antico

Monopoli - 31/05/2014 : 02/06/2014

La mostra riflette sulle espressioni di arcaicità e primitivismo presenti in buona parte della produzione artistica contemporanea, sviluppato attraverso un approccio antropologico fortemente caratterizzante il lavoro degli artisti presenti in mostra.

Informazioni

Comunicato stampa

In occasione della manifestazione “Il colore in giardino” presso i Vivai Capitanio di Monopoli (Bari), la Fondazione Museo Pino Pascali presenta la mostra d’arte contemporanea

“Piccolo mondo antico”

Arte contemporanea nel Giardino Botanico “Lama degli ulivi”

Inaugurazione sabato 31 maggio ore 10

La mostra, a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara, riflette sulle espressioni di arcaicità e primitivismo presenti in buona parte della produzione artistica contemporanea, sviluppato attraverso un approccio antropologico fortemente caratterizzante il lavoro degli artisti presenti in mostra



Sculture e installazioni site specific, collocate in parte nelle cavità ipogee della lama, in parte all’esterno, compongono uno spazio ibrido tra natura e artificio, dove l’intervento allestitivo risulta assolutamente armonico rispetto al complesso scenario paesaggistico e riferisce di una immersione ancestrale del gesto artistico nel “piccolo mondo antico” ivi ricreato.

Il titolo della mostra, citando esplicitamente il romanzo di Antonio Fogazzaro, riecheggia quel “tempo beato in quel solingo incanto di pietre e di luna, fra le rose inquiete, accennanti un voluttuoso invito”, luogo e memoria primordiale di una fascinazione estetica che l’arte attinge e dona alla natura circostante.

Quattro gli artisti invitati ad esporre. Giuseppe Abate interviene nell’antro di un angusto ipogeo ricreando uno stagno dal quale emergono corpi animali appena abbozzati, invischiati nella placenta plastica dell’argilla cruda. Giovanni Carpignano dispone sculture dalle sembianze animali ricreate dall’assemblaggio di vecchi attrezzi agricoli, figure che trovano origine e destino dal lavoro nella terra. Lino Sivilli orienta dall’est all’ovest una meridiana antropomorfa, un corpo in ferro che segnala il divenire del tempo e che dal tempo e dalla ruggine è inesorabilmente consunto. Infine il duo Sumo, con sculture in terracotta di soggetti deformi, archetipici nell’aspetto, inquietanti nella robusta, ostentata carnalità.