Photographic

Volterra - 24/06/2014 : 31/07/2014

"Le immagini non sono mai assolute. Sono l'esito d'una relazione che s'instaura col riguardante".

Informazioni

  • Luogo: DOLORES ART LABORATORY
  • Indirizzo: Via Dei Sarti 41, 56048 - Volterra - Toscana
  • Quando: dal 24/06/2014 - al 31/07/2014
  • Vernissage: 24/06/2014
  • Generi: fotografia, collettiva
  • Orari: tutti i giorni 10-13 e 14,30-18,30

Comunicato stampa

Special Guest: Pino Bertelli
Zoom's New Talents : Stefano Bonazzi, Elodie Ledure
Permanent Guests : Antonio Bassi, Maria Dolores Cattaneo, Giovanni Mangiacapra

Pino Bertelli
Come Leonardo nel Cenacolo, Bertelli vuole rappresentare i suoi apostoli di povertà e le loro emozioni tramite il ritratto. I soggetti vengono ripresi in modo spontaneo da fotografie che li colgono nel loro ambiente abitativo, mai con sedute di posa.
Tecnicamente la sfida di ogni suo scatto si svolge sul terreno dei diversi piani di messa a fuoco all'interno delle immagini

Insieme alle considerazioni tecniche sulle immagini , prima o dopo la loro analisi, si deve aprire il discorso su tutto il sociale e il politico pertinente al mondo creativo di Bertelli.

Questa frase di Antonio Natali esprime bene la contraddizione insita nella lettura estetica di un grande dramma sociale: "Le immagini – si sa – non sono mai assolute. Sono l’esito d’una relazione che s’instaura col riguardante. E lo spirito di chi le osserva incide sul concetto ad esse sotteso. Sicché, se nei riguardi dell’Africa si soffre d’un senso (per altro fondato) di colpa, non è pensabile che i ritratti di Pino siano per noi indolori. ........."
(Antonio Natali)

Stefano Bonazzi
Il discorso figurativo sulle maschere affrontato dal nostro giovane fotografo porta in visione un'immagine piuttosto classica nei riferimenti iconografici:
Il costume di Pierrot è bianco e nero e la luna, in cielo ed ai piedi del clown, è simbolo di malinconia, come vuole la tradizione.

Nella sua elaborazione però questa foto è figlia di procedimenti tecnici fotografici contemporanei. Lo stretto rapporto che lega pittura e fotografia dal XIX secolo ad oggi, il sistema quadro-foto, è sottolineato dall'autore in una recente intervista
"Se ci pensiamo un secondo, in realtà la foto manipolazione funziona allo stesso modo del collage di materiali diversi sulle tele dei pittori tradizionali ....."

Antonio Bassi
L'osservazione riflessiva del mondo vegetale ci riporta al nostro passato remoto, alle ere in cui l'uomo non possedeva nulla tranne sè stesso. Vagava nella natura quest'uomo, partecipe di un mondo vegetale ed animale che lo sovrastava. L'albero ritratto fotograficamente da Antonio Bassi è idealmente vecchio di milioni di anni, è preistorico.
A volte l'uso della macchina fotografica vuole simulare quello di una fantascientifica macchina del tempo e portarci indietro nel passato.

L'immagine è ferma, possente, con una solidità emozionale aggiunta, derivata dal soggetto rappresentato: l'albero. La scelta del bianco nero da parte di Bassi ê un chiaro segnale di astrazione dal mondo fisico, cromaticamente connotato della natura, nel desiderio di proporre un albero emblematico; il "Ritratto di un albero" diviene un concetto filosofico visualizzato.

Maria Dolores Cattaneo
Si entra in un mondo totalmente autocitantesi di immagini elaborate dalla storia dell'arte, immagini virtuali, riprodotte nei secoli, moltiplicate per sottolineare la manipolabilità della cellula visiva, del bel quadro, considerato come soggetto anestetizzante nei confronti del pubblico, oggetto osservatore.

Moltiplicazioni estreme: Le fantasie fotografiche nascono per aggregazione delle cellule madri; la fantasia finale può contenere le cellule madri riprodotte centinaia di volte, in dimensioni ed angolazioni arbitrariamente alterate.

Giovanni Mangiacapra
Le "macchinette", questo è il nome affettuoso dato da Giovanni Mangiacapra alle fotocamere istantanee da lui collezionate negli anni passati.
Non sono motivi economici o previsioni di utilizzo che hanno portato il nostro artista a prediligerle , ma piuttosto una forma di amore e riconoscenza per quegli oggetti, generalmente sistemati in una borsa o appesi al collo, pure vicini a lui in svariate occasioni di vita.

Da oggetti raccolti le "macchinette" diventano soggetti di installazioni artistiche, grazie ad una creatività volutamente semplice, ma costruita in forma di variazioni sul tema.
Il tema: la fotocamera il mistero di un occhio esterno, una protesi visiva che l'uomo sembra prediligere fra le molteplici creazioni da lui stesso realizzate.

Le variazioni sul tema: Collocate su un supporto, colorate, raggruppate metodicamente o liberamente, le macchinette formano gruppi e divengono oggetto e non soggetto di visione. Le variazioni sottraggono ad ogni singola macchinetta l'originale funzione di ripresa.