Performing Architecture

Venezia - 06/06/2014 : 23/11/2014

Con Performing Architecture il Goethe-Institut partecipa al Padiglione della Germania. Si parte il sei giugno con la guest star William Forsythe. Fino a novembre il meglio della produzione contemporanea tedesca in mostra, con spettacoli, performance, dibattiti e installazioni.

Informazioni

Comunicato stampa

PERFORMING ARCHITECTURE
5 GIUGNO – 23 NOVEMBRE 2014, VENEZIA
14. MOSTRA INTERNAZIONALE DI ARCHITETTURA –
LA BIENNALE DI VENEZIA

Biennale di Venezia 2014: con Performing Architecture il Goethe-Institut partecipa al Padiglione della Germania. Si parte il sei giugno con la guest star William Forsythe. Fino a novembre il meglio della produzione contemporanea tedesca in mostra, con spettacoli, performance, dibattiti e installazioni.


PERFORMING ARCHITECTURE

Per la prima volta il Goethe-Institut prende parte alla Biennale di Architettura di Venezia con il programma di eventi collaterali “Performing Architecture”


Questa 14a edizione della rassegna, diretta da Rem Koolhaas, invita a riflettere sul rapporto delle altre arti – tra cui il teatro, la danza e le arti visive – con l’architettura. Traendo spunto dal tema “Absorbing Modernity 1914-2014”, il Goethe-Institut ha invitato a Venezia artisti come William Forsythe, il trio di coreografi MAMAZA, l’ensemble vocale Neue Vocalsolisten Stuttgart e i videoartisti Daniel Kötter e Constanze Fischbeck.
Si tratta di artisti che in maniera diretta o indiretta affrontano criticamente il carattere nazionale e internazionale dell’arte. Tracciando il punto d’incontro tra architettura, coreografia e performance, “Performing Architecture” genera nuovi spazi mentali e tangibili. Coreografi, compositori e performer gettano il loro sguardo attento su impatto, significato e rilevanza sociale dell’architettura. Spazi scenici ed espostivi e gli esterni urbani di Venezia vengono trasformati con proiezioni, suoni e interventi dinamici che creano nuovi campi esperienziali.

Il programma si inaugura il 6 giugno alle ore 13 all’interno del Padiglione della Germania con l’installazione sonora “Birds, Bonn 1964”, ideata da William Forsythe proprio per questa Biennale. Alla performance, eseguita da chioccolatori, sarà presente lo stesso Forsythe.

“Siamo molto felici di poter essere partner del padiglione tedesco – afferma Ulrich Braess, direttore del Goethe-Institut Mailand. – Per il Goethe-Institut, le relazioni interdisciplinari tra i diversi ambiti sono parte integrante del proprio lavoro. Ecco perché questa Biennale diventa una piattaforma ideale per esprimere le interconnessioni tra le diverse forme di espressione artistica”.

Gli eventi si terranno all’interno del Padiglione della Germania, al Teatro Fondamenta Nuove e per le vie di Venezia.

ARTISTI E PROGETTI

William Forsythe, più volte vincitore del Leone d’oro, è uno dei coreografi più interessanti a livello mondiale. I suoi lavori sono noti per avere svincolato il balletto dall’identificazione col repertorio classico e averlo trasformato in una dinamica forma d’arte del XXI secolo. Il profondo interesse di Forsythe per principi organizzativi di base lo ha portato a realizzare progetti che abbracciano vari campi e che, di volta in volta, prendono la forma di installazioni, video o applicazioni informatiche che sviluppano strumenti di analisi.
Birds, Bonn 1964 è la performance che ha progettato espressamente per il Padiglione della Germania 2014: in stretta collaborazione con i commissari del Padiglione, gli architetti Alex Lehnerer e Savvas Ciriacidis, ha creato uno sfondo sonoro di canti di uccelli riprodotti da chioccolatori. L’opera si ricollega al Kanzler Bungalow originale che si trova a Bonn in un parco nei pressi del Palais Schaumburg, vicino al fiume Reno. Il lavoro crea un rimando invisibile, eppure inequivocabile, al luogo e tempo d’origine così come all’ambiente circostante, elementi che nella memoria collettiva sono inscindibilmente legati all’edificio e alla sua funzione rappresentativa.
I Neuen Vocalsolisten Stuttgart sono sette voci soliste da concerto e d’opera ma si considerano prima di tutto dei ricercatori e degli esploratori, collaborando attivamente con compositori sia emergenti, sia già molto affermati. Lavorano con ensemble altamente specializzati, orchestre radiofoniche, teatri d’opera internazionali, esponenti della scena del teatro indipendente, studi di creazione elettronica, così come con organizzatori di festival e rassegne di nuova musica di tutto il mondo. L’ensemble dei Neue Vocalsolisten, fondato nel 1984 con una vocazione per la musica contemporanea, e dal 2000 artisticamente indipendente, opera come formazione per musica da camera e teatro musicale. A Venezia portano Mediterranean Voices, un’installazione video-architettonica che ospita un evento musicale, un lavoro che esplora le fragili identità dei paesi del Mediterraneo. Affascinante per la sua varietà ma anche turbolenta nelle sue dinamiche, carica di storie ma anche di conflitti fra le diverse culture e religioni, quest’area geografica ha influenzato lo sviluppo dell’Europa dall’antichità fino ad oggi. Dodici compositori provenienti da dodici paesi del Mediterraneo, dal Marocco alla Siria, dalla Spagna all’Egitto, hanno composto ciascuno un lavoro per i Neue Vocalsolisten. Viaggiando attraverso questi dodici paesi, il video-artista Daniel Kötter ha registrato le diverse situazioni degli artisti e delle loro regioni. L’architetto Sofia Dona ha creato la cornice spaziale: un’agorà che dispone alla concentrazione verso la musica e i video, ma permette anche lo scambio fra gli spettatori su quanto visto e ascoltato.
Daniel Kötter, videoartista e regista, e Constanze Fischbeck, scenografa e videoartista, vivono a Berlino. Il loro lavoro si colloca trasversalmente fra teatro, arti visive e teoria. Il loro state-theatre / translokal #3 è uno dei documentari sperimentali sulle condizioni dei teatri e delle arti performative, inseriti in diversi contesti urbanistici relativi a sei case-studies esaminati: Lagos, Teheran, Berlino, Detroit, Beirut e Mönchengladbach. State-theatre indaga ciascuno di questi sei luoghi, spogliati della loro immediata funzione nel contesto sociale. Luoghi abbandonati, cantieri, edifici inutilizzati o adibiti a usi diversi, tutti spazi urbani vuoti, originariamente concepiti come luoghi per riunirsi. Daniel Kötter fa nascere in tal modo una riflessione sul valore e sul cambiamento di questi luoghi architettonici, una volta monumenti dell’identità nazionale. Lo spazio creato dall’installazione di Daniel Kötter e Constanze Fischbeck diventa esso stesso un luogo di dibattito sulle questioni dello sviluppo della città e sul ruolo sociale delle istituzioni culturali e delle arti. Salon-Conversazione: il laboratorio si rivolge ad artisti, architetti o attivisti urbani che, insieme agli abitanti di Venezia, vogliano confrontarsi con questi temi.

Ioannis Mandafounis, Fabrice Mazliah e May Zarhy, il trio MAMAZA, sviluppano nei loro lavori uno spazio coreografico che interroga la tensione tra immagine visiva e sensazione fisica, o anche, all’inverso, fra immagine fisica e sensazione visiva. I coreografi incoraggiano uno scambio vitale con il pubblico e coinvolgono attivamente gli spettatori, che allo stesso tempo osservano e pongono delle questioni. I MAMAZA si sono conosciuti nel 2005 nella Forsythe Company. Da allora come trio hanno realizzato insieme diversi lavori per il teatro, installazioni e progetti site-specific, in parallelo ai loro progetti individuali.
Asingeline è proprio quello che suggerisce il nome stesso: un’unica linea attraverso strade affollate, cantieri e supermercati. In tempi in cui specialmente le linee rosse sono viste come confini che dividono e separano, Asingeline vuole creare un collegamento con l’arte e la cultura nello spazio pubblico. La linea è una striscia che viene stesa da un punto della città ad un altro, un centro culturale, come per esempio un teatro oppure un museo. I performer Ioannis Mandafounis, Fabrice Mazliah e May Zarhy di MAMAZA interagiscono con i passanti mentre esplorano il loro ambiente; loro stessi definiscono questa installazione-performance come “enacted thought”, un pensiero messo in pratica.
Con Garden State, MAMAZA offre ai Veneziani di prendersi cura delle loro piante: dal più piccolo vasetto da scrivania fino a palme di grandi dimensioni, le piante che gli abitanti di Venezia vorranno portare andranno a costituire un’enorme installazione-giardino, che rispecchia le molteplici facce della società e il rapporto con il privato e il possesso. L’installazione è visitabile durante tutto il giorno e ospita diverse iniziative, come ad esempio sedute mattutine di yoga, lezioni di urbanistica, workshop di giardinaggio, piccoli concerti. MAMAZA trasforma il teatro in un temporaneo giardino pubblico. Gli abitanti di Venezia diventano quindi un elemento indispensabile dell’installazione. Garden State è un progetto collettivo che è stato sviluppato con il Master di Architettura della Städelschule di Francoforte e che sollecita temi sociali e urbani attraverso varie pratiche artistiche, come danza, performance e installazione.

Infine, accanto alla presentazione dei lavori degli artisti, il Goethe-Institut ha organizzato l’incontro Cinematic Space and Choreographic Time in collaborazione con il Master di Architettura della prestigiosa Städelschule di Francoforte, con l’obiettivo di aprire nuovi territori di riflessione che coniughino le arti visive e performative con l’architettura. Fra i relatori invitati Johan Bettum, Daniel Birnbaum, Sanford Kwinter, Mark Wigley.

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www.williamforsythe.de
www.danielkoetter.de
www.mamaza.net
www.goethe.de/milano
www.bungalowgermania.de/de/termine/performing-architecture
www.labiennale.org/it/architettura