Pasquale Truppo – L’enigma del visibile

Angri - 17/01/2014 : 28/02/2014

Dell’enigma della sua origine controversa l’opera ‘parla’ nei frammenti poliedrici del ‘laboratorio della pittura’.

Informazioni

  • Luogo: PAGEA ARTE CONTEMPORANEA
  • Indirizzo: Via Concilio 50 - Angri - Campania
  • Quando: dal 17/01/2014 - al 28/02/2014
  • Vernissage: 17/01/2014 ore 18,30
  • Autori: Pasquale Truppo
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: tutti i giorni: 17 – 20. Lunedì chiuso. Domenica e Festivi su appuntamento.
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La Galleria d’Arte di Angri PAGEA ARTE CONTEMPORANEA inaugura la mostra personale di Pasquale Truppo – L’ENIGMA DEL VISIBILE.

Franco Cipriano scrive: “Dell’opera è radice un’ambiguità originaria nel cuore del senso. La chiarezza essenziale - oggettiva delle forme s’imbatte nell’oscurità perturbante che è del soggetto - dell’evento. Evento e Forma pur potenze antitetiche risuonano l’uno dell’altra, enigma del senso nel materiato divenire della poiesis laboriosa dell’arte. Nell’unità inquieta dell’opera agiscono dunque le forze contraddittorie, del dire e del non dire, che silenti risuonano nella singolarità espressiva del linguaggio

La trama ancipite del visibile si riflette nel prismatico manifestarsi della pittura dell’artista. S’intrecciano l’evidenza e l’incomprensibile; nella profonda superficie delle immagini e dei segni si tesse la tensione dialogante tra coscienza formale e memoria psichica. Dell’enigma della sua origine controversa l’opera ‘parla’ nei frammenti poliedrici del ‘laboratorio della pittura’. Operare nello spazio degli enigmi è inclinare le immagini e i segni su piani discontinui, che specchiano dividendo, uniscono disperdendo, come in un sezionarsi di nessi e dissolvenze del senso. Nella duplicità generativa del suo farsi, l’opera della pittura è ri-velazione che dice e nasconde, afferma e insinua, orienta mentre confonde o anche dissimula la sua stessa presenza, lasciando alla deriva i polimorfi frammenti, destinati oltre l’estremità del senso, dove l’opera appare come maschera degli addii.”