Partita a scacchi col mistero

Roma - 16/01/2012 : 19/02/2012

Fulcro dell’esposizione è la grande tela che Tommasi Ferroni espose nel 1986 alla XI Quadriennale e che rappresenta una partita a scacchi con tre giocatori. Con la mostra dedicata a quest’opera misteriosa, caravaggesca e bergmaniana, si conclude la trilogia di esposizioni iniziata con Rissa d’autore (Carlo Quattrucci) e proseguita con Garibaldi a via Garibaldi (Alessandro Kokocinski) dedicate ai tre amici pittori che lavoravano a Trastevere in un’ideale comunità artistica.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 16 gennaio al 19 febbraio 2012, La Galleria nel Giardino della Fornarina presenta al pubblico la mostra Partita a scacchi col mistero. Riccardo Tommasi Ferroni con Elena e Giovanni Tommasi Ferroni e Maya Kokocinski a cura di Tiziana Gazzini e Tiziana Quattrucci. Fulcro dell’esposizione è la grande tela che Tommasi Ferroni espose nel 1986 alla XI Quadriennale e che rappresenta una partita a scacchi con tre giocatori



Con la mostra dedicata a quest’opera misteriosa, caravaggesca e bergmaniana, si conclude la trilogia di esposizioni iniziata con Rissa d’autore (Carlo Quattrucci) e proseguita con Garibaldi a via Garibaldi (Alessandro Kokocinski) dedicate ai tre amici pittori che lavoravano a Trastevere in un’ideale comunità artistica.

Tre tappe di un unico racconto che fa riaffiorare alcuni frammenti di quel clima di intensa felicità creativa sviluppatosi negli anni ’70 intorno agli studi di via dei Riari. Sedotto dalla pittura seicentesca, Riccardo Tommasi Ferroni (Pietrasanta,1934- Pieve di Camaiore, 2000) è autore di una pittura da grande figurazione classica che si afferma come grande pittura conemporanea. Una partita a scacchi è un quadro sontuoso che ben rappresenta l’universo pittorico ed esistenziale dell’artista, un manifesto di poetica visiva e senso del sacro dall’inesauribile potenza simbolica.



I giocatori. Protagonisti della scena sono i giocatori che hanno i volti di persone molto vicine al pittore: a sinistra, a giocare col nero, è Giovanni Tommasi Ferroni, figlio di Riccardo, allora diciottenne; a destra, il giocatore con gli scacchi bianchi ha le sembianze del giornalista del Corriere della Sera Pietro Lanzara. Tra di loro, fuoco dell’opera, un terzo uomo: è Mauro Borrelli, che frequentava lo studio di via dei Riari (adesso vive e lavora a Los Angeles) e che sarebbe diventato un affermato art e concept designer del grande cinema americano trasferendo nei suoi storyboard tante atmosfere assorbite studiando l’arte di Tommasi Ferroni (per Francis Ford Coppola, Il Padrino III, Dracula; per Tim Burton, La leggenda di Sleepy Hollow, Il pianeta delle scimmie; ecc.).

La partita. E’ un finale di partita, in cui il bianco in una o due mosse darà scacco matto al nero. Ma il personaggio centrale del quadro interrompe il gioco con il piglio del maestro: sta entrando in scena qualcuno e lui blocca le mani dei giocatori mentre si voltano verso il miterioso visitatore di cui noi vediamo solo l’ombra.

Di misterioso c’è anche la “sbagliata” posizione della scacchiera che è ruotata come nell’inizio della partita a scacchi tra il Cavaliere e la Morte (che gioca col nero) nel film di Ingmar Bergman lI Settimo Sigillo (1957). Un messaggio, un segnale, confermato dai riferimenti pittorici.

Caravaggio, Bernini e il barocco. Luce e composizione di Una partita a scacchi sono caravaggeschi e citano liberamente e sapientemente la Vocazione di Matteo, la Cena di Emmaus (quella alla National Gallery di Londra), e il teschio del San Gerolamo (quello de La Valletta). Al teschio in primo piano risponde specularmente il calco in gesso del volto in estasi della Santa Teresa del Bernini (pure in mostra) che affiora tra le ombre sul fondale di questo teatro drammatico e barocco, in cui il Cristo risorto che si rivela ad Emmaus ha preso i lineamenti di un giovane discepolo dell’artista.



Nel quadro di Riccardo Tommasi Ferroni il nero (colore che si addice alla morte) perde e la partita è già vinta dal bianco, dalla vita.

La mostra presenta anche opere di Elena e Giovanni Tommasi Ferroni (figli di Riccardo), e di Maya Kokocinski (figlia di Alessandro e moglie di Giovanni Tommasi Ferroni), artisti ben noti e affermati a livello internazionale, che hanno lavorato e lavorano ancora oggi nello studio di via dei Riari in una eloquente continuità ereditaria di arte e luoghi.

Elena Tommasi Ferroni (Pietrasanta, 1962) presenta Carosello (2009, cm 126x170), Giovanni Tommasi Ferroni (Roma, 1967), Sagitteros (2009, cm 70x100) e Maya Kokocinski (Cile, 1970) espone Trio in un movimento (2003, cm 100x80).



L’iniziativa è dell’Associazione Culturale La Coda dell’Occhio, nell’ambito del progetto Lungara-Garibaldi. Artisti all’incrocio del tempo che si propone di riattivare la memoria dei luoghi e stimolare il confronto degli artisti che lavorano oggi in via della Lungara e in via Garibaldi, strade ancora ricche di studi, laboratori, archivi, gallerie d'arte, ecc., con i grandi artisti e i grandi personaggi che nei secoli hanno lavorato e risieduto nelle stesse strade e negli stessi spazi.