Paolo Vannuccini – Rebirth

Roma - 30/04/2014 : 23/05/2014

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Comunicato stampa

Tratto da “Paolo Vannuccini,ovvero REBIRTH” del Prof. Robertomaria Siena
“Nel 1945 Jean Fautrier espone i suoi famosi Ostaggi; l’uomo è ostaggio della storia, degli altri e di sé stesso; per esprimere tutto questo il francese evoca una materia sfatta, macerata. Naturalmente una tale materia è il risvolto fisico della guerra, della barbarie appena finita

Come stiamo oggi a “barbarie” si chiede Paolo Vannuccini? Risponde che stiamo male perché bestiale è la dittatura che il turbocapitalismo sta estendendo su tutto il pianeta; da qui, da parte del nostro, la necessità di urlare ancora, di gettare sulla tela l’esistenza di un io avvolto dal disagio. Dinanzi alla cancellazione dei nostri destini, il pittore vuole l’opera come assoluta presenza, un’avventura che si ribella ai muri che ci circondano e che il“pensiero unico” coltiva a nostro danno. Da qui il “culto del caos” che l’artista sparge a piene mani; quel caos che poi altro non è se non una metafora eloquente della libertà. Inoltre, da buon romantico, il nostro crede che il microcosmo coincida con il macrocosmo; ecco dunque che l’io si ritrova nello sconvolgimento cosmico senza che possano esistere compartimenti stagni. E veniamo alla vexata quaestio della bellezza e ai rapporti tra l’artista e le Neoavanguardie. Affrontando l’Informale, Argan osserva che “come il volto della Gorgone, quella materia che impietra la coscienza è bella”, infatti: sono belli gli arabeschi che capricciosamente snoda, i colori che ostenta, le labili forme che abbozza e subito cancella.”

“La bellezza, senz’altro perseguita dal pittore è, come dicevamo, strettamente collegata alla speranza e alla libertà; è la creatività, unita al rifiuto del “pensiero unico”, che risulta strutturalmente bella. “

“L’arte, conclude, esalta la propria irriducibilità nei confronti del mondo.”