Paola Favoino – Albanian sworn virgins

Roma - 04/12/2014 : 08/01/2015

Paola Favoino, prima con un approccio antropologico poi concentrandosi sul racconto fotografico, si è addentrata nello specifico spaccato sociale dell'Albania del nord, documentando con delicato trasporto una figura radicata e riconosciuta dalla società albanese: la burrneshe.

Informazioni

  • Luogo: AOCF58 GALLERIA BRUNO LISI
  • Indirizzo: Via Flaminia 58 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 04/12/2014 - al 08/01/2015
  • Vernissage: 04/12/2014 ore 18,30
  • Autori: Paola Favoino
  • Curatori: Francesca Orsi
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: dal lunedì al venerdì ore 17.00 –19.30 (chiuso sabato e festivi)

Comunicato stampa

Il progetto fotografico, che procede in progress dal 2011, viene esposto presso lo spazio di via Flaminia - dopo la mostra tenutasi presso la libreria Einaudi di Roma nel 2012 - con nuove stampe e approfondimenti. Paola Favoino, prima con un approccio antropologico poi concentrandosi sul racconto fotografico, si è addentrata nello specifico spaccato sociale dell'Albania del nord, documentando con delicato trasporto una figura radicata e riconosciuta dalla società albanese: la burrneshe.
Molte sono le donne che in Albania, all'interno della famiglia, prendono il ruolo del “capo famiglia”, assumendosi le responsabilità morali e pratiche dell'“uomo di casa”

Una trasposizione che converge anche nel lato fisico, con un corpo che si fa carico di un cambiamento esteriore estremizzandolo.
Dietro all'intimo racconto di alcune di queste donne che vivono come uomini emerge un substrato che viene sussurrato, tagliente e penetrante, un legame indissolubile che annoda un'immagine all'altra: la presenza, tra le righe, di un contesto in cui un insieme di leggi consuetudinarie, il Kanun, da materia alle fotografie. Un fil rouge morale, trasmesso oralmente in Albania da secoli, che si occupa di stabilire ruoli e confini della società.
Ma ciò che emerge da “Albanian sworn virgins” non è solo la rappresentazione di ruoli sociali e classificazioni di genere, ma l'equilibrato insieme di una macro-storia di un territorio con i propri “codici” e le micro-storie individuali di queste persone che incarnano “Altro”: non donne, non uomini, ma come scrive Paola Favoino “un altro universalmente riconosciuto e accettato, con le sue regole e le sue consuetudini”.
Francesca Orsi