Paola Anziché – Vedere con le mani

Lucca - 04/07/2015 : 04/08/2015

La collaborazione con Paola anziché in questa mostra Vedere con le mani prende piede da un viaggio a Baku, nell’Azerbajan, anche se le opere in mostra fanno parte di famiglie e tempi diversi del proprio lavoro.

Informazioni

  • Luogo: PAVILLON SOCIAL
  • Indirizzo: Via A. Mordini 64 55100 - Lucca - Toscana
  • Quando: dal 04/07/2015 - al 04/08/2015
  • Vernissage: 04/07/2015 ore 18
  • Autori: Paola Anzichè
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

PAOLA ANZICHÉ
VEDERE CON LE MANI
Pavillon Social Kunstverein collabora con artisti che ricercano un’interpretazione dei cambiamenti in atto
della realtà: un assieme di individui, popoli, culture, minoranze, trasformati nella propria identità e rivolti alle
altre all’interno della globalizzazione, come un rispecchiamento.
Per questo motivo la collaborazione con Paola anziché in questa mostra Vedere con le mani prende piede da
un viaggio a Baku, nell’Azerbajan, anche se le opere in mostra fanno parte di famiglie e tempi diversi del
proprio lavoro


Scrive Ivan Bargna:
Baku come molte altre città nel mondo è presa in un moto vorticoso che di giorno in giorno ne muta la fisionomia:
i grigi edifici sovietici sono rimessi a nuovo con piastrelle finto antico e gli sventramenti cancellano i
vecchi quartieri popolari per far spazio ai grattacieli.
La città si veste a nuovo e si traveste: se mai Baku ha avuto un genius loci, oggi sembra averlo smarrito (…)
http://www.paolaanziche.net/index.php?/tex/le-fibre-di-baku--un-ritratto-della-citta/
Paola Anziché fa un ritratto del corpo vivo di Baku.
Il suo lavoro con le fibre tessili ha a che vedere con il sistema di segni che attraverso il costume rivestono il
corpo. Il costume, condizione antropologica fondamentale: attitudine, presupposto al comportamento, al
gesto, all’interrelazione; nonché attrezzatura per farsi parte del paesaggio (urbano). Per Lévi Strauss i popoli
stranieri prendono per prima cosa l’uno dall’altro il costume, il vestiario.
In questa sorta di rispecchiamento fra popoli e globalizzazione, il tessuto della città è considerato qui come
il tessuto e le fibre dei corpi: quindi si tratta di ritratti-architettura, che si originano da contesti, luoghi, persone,
materiali, storie. Non è un caso se a questo punto riportiamo l’attenzione ai figurinai lucchesi tra sette e
novecento. Sembra che sia nato, rilevato dagli artisti, un nuovo ordine di migrazioni; e dissepolta una nuova
idea di metamorfosi (sorta dalla serie delle immagini insepolte, poiché il termine oggi è sepolto, appunto, con
il significato che si porta dietro, a favore del più strutturale sentire iso-cronico): ovvero, in particolare, si
propone l’idea che le opere Yurta, di fibre vegetali, siano dimore-tetti da indossare. Per riassumere quanto
suddetto il medium nasce insieme al fare e il fare è anche idea. Nel suo lavoro, ad esempio, quasi imitando i
Maggi, rappresentazioni popolari, si imita il rinnovamento del mondo naturale, creando un microcosmo di
arbusti, fibre e colori. Esperienze-situazioni che Lygia Clark chiamava proposizioni.