Pablo Mesa Capella

Torino - 17/12/2020 : 17/01/2021

Fissare un instante o raccontare una storia? Rappresentare l’attimo o costruire un’immagine che sia capace di proiettarsi oltre l’immediatezza? Questi sono gli elmenti attorno a cui ruota la ricerca artistica di Pablo Mesa Capella.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA CRISTIANI
  • Indirizzo: Galleria Umberto I - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 17/12/2020 - al 17/01/2021
  • Vernissage: 17/12/2020 no
  • Autori: Pablo Mesa Capella
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Fissare un instante o raccontare una storia? Rappresentare l’attimo o costruire un’immagine che sia capace di proiettarsi oltre l’immediatezza? Questi sono gli elmenti attorno a cui ruota la ricerca artistica di Pablo Mesa Capella.
Il percorso di Mesa Capella è articolato. Formatosi nel mondo della regia teatrale, è approdato alle arti visive costruendo dei microcosmi racchiusi in antiche campane di vetro. La messa in scena è così stata traslata dalla sfrontatezza del palcoscenico all’intimità di una costruzione estetica in miniatura

Contemporaneamente, l’artista ha costretto lo spettatore ad abbando- nare la staticità della sua condizione di osservatore dei movimenti altrui per diventare lui stesso partecipe, anche fisicamente, della ricerca del dettaglio che costituisce la composizione. Come un gigante in un mondo piccolo, l’osservatore si avvicina alle campane di vetro cercando rimandi, inseguendo dettagli, scrutando particolari alla ricerca di un disegno complessivo. Racchiudere il mondo dentro una campana di vetro non vuol dire mettersi dalla parte di dio, sentirsi dei creatori onnipotenti. Significa piuttosto concentrarsi sul dettaglio per leggere la bellezza del tutto. 
Le opere di Mesa Capella non intendono essere delle fotografie di una condizione o di una situazione; vogliono piuttosto essere il punto di partenza di una narrazione che si muove, in un continuo andirivieni, fra presente e passato. Fotografie d’epoca, oggetti, elementi vegetali, testi scritti si fondono in un gioco di rimandi in cui l’ironia sdrammatizza non soltanto la composi- zione e il messaggio, ma l’essenza stessa dell’arte.
Pablo Mesa Capella (Málaga 1982) vive e lavora a Torino, si forma nel mondo del teatro curando la regia e la scenografia di spettacoli e performances. Approdato alle arti plastiche ha esposto i suoi lavori in numerose mostre in Italia e all’estero, sia in gallerie private che in prestigiosi spazi pubblici e privati come la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, Accademia del Belgio di Roma, galleria Emmeotto Arte di Roma, galleria Antonio Nardone di Bruxelles, Museo Carlo Bilotti di Roma, MAAM di Roma, Sala Santa Rita di Roma, Centro dei Congressi Santo Volto di Torino, Aliance Francese di Málaga, Palazzo Tagliaferro di Andora, Glebb & Metzger Torino,Palazzo dei Papi di Viterbo il Museo Nazionale del Risorgimento di Torino, il Centre Pompidou di Malaga, il BoCs Art Museum di Cosenza e il MACRO di Roma.
Il percorso di Mesa Capella è articolato e si sviluppa su più filoni. Da un lato abbiamo una produzione in cui la dimensione poetica, unita ad una raffinata ironia, ha il sopravvento: campane di vetro che racchiudono microcosmi legati ad una memoria che viene messa in scena attraverso il recupero di oggetti e di immagini del passato, si accompagnano a installazioni effimere in cui lo scorrere del tempo diventa il protagonista assoluto dell’opera. Dall’altro, l’artista indaga la contemporaneità in opere in cui la dimensione politica è al centro del suo discorso: i confini, gli spazi – fisici e culturali -, i conflitti, la ricerca del dialogo fra religioni ed esperienze diverse sono al centro di lavori che talvolta assumo una dimensione quasi monumentale. Le due ricerche convivono nel lavoro di Mesa Capella, proprio a rappresentare la complessità della contemporaneità e la necessità di narrare questa complessità attraverso l’immediatezza degli strumenti visivi, invitando però lo spettatore alla riflessione. I rimandi alle storie racchiuse negli oggetti e nelle immagini raccolte nelle campane di vetro, il decadimento progressivo di elementi naturali montati nelle installazioni, diventano la faccia più intima di ciò che viene rappresentato nelle opere più politiche: il percorso tormentato della storia, nella sua dimensione macro, così come in quella micro.