Oscar Staccioli – Tracce di città nella memoria

Baronissi - 18/10/2014 : 09/11/2014

La mostra, curata da Massimo Bignardi direttore del Frac, segue lo svolgersi narrativo di temi e modalità linguistiche che hanno sollecitato l’immaginario dell’artista senese, a partire proprio dalla sua città natale e da Paestum, divenute cifre di uno spazio ‘invisibile’.

Informazioni

Comunicato stampa

Sabato 18 ottobre alle ore 18:30 il sindaco Gianfranco Valiante e l’assessore alla cultura Emanuela Migliore presenteranno, nella sale delle conferenze del Museo-Frac di Baronissi, la mostra Oscar Staccioli. Tracce di città nella memoria, promossa in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in beni storico artistici dell’Università di Siena e con il Comune di Siena, Assessorato alla Cultura. L’iniziativa propone poco meno di cinquanta opere, tra dipinti e disegni, realizzate dall’artista Oscar Staccioli (Siena 1920 – Battipaglia 2002) negli ultimi tre decenni del Ventesimo secolo

Un’esposizione che ha visto un suo primo allestimento nel Museo Archeologico Nazionale di Paestum, nel 2011,organizzata nell’ambito delle “Journées européennes du patrimoine”. Con la mostra dedicata ad Oscar Staccioli, precisa il sindaco Gianfranco Valiante, «riparte una nuova stagione espositiva del nostro Museo, evidenziando ulteriormente l’interesse che l’Amministrazione rivolge ai linguaggi dell’arte del XX secolo e, soprattutto, di quelli che animano attualità. Il confronto con un artista che traccia nella sua esperienza un viaggio dal cuore di Siena, città del nostro Medioevo a Paestum, l’antica città fondata dai primi coloni greci, segna un momento di crescita e di dibattito con i giovani ai quali si rivolge la nostra attenzione».
La mostra, curata da Massimo Bignardi direttore del Frac, segue lo svolgersi narrativo di temi e modalità linguistiche che hanno sollecitato l’immaginario dell’artista senese, a partire proprio dalla sua città natale e da Paestum, divenute cifre di uno spazio ‘invisibile’. Percorsi, attraversamenti di luoghi della quotidianità e dell’immaginazione che Staccioli ha tradotto nei segni di arcaiche urbanizzazioni, con il linguaggio libero ed immediato dell’informale, seguendo cioè dettati emotivi suggestionati dalla prosa di Italo Calvino, dalle sue città invisibili. «Le opere di Oscar Staccioli proposte in mostra – rileva Bignardi – offrono nuovi margini di riflessione intorno al tema della città, al significato che essa ha assunto negli anni e che l’artista senese ha esibito sia nelle prove pittoriche sia nelle manipolazioni plastiche nelle quali ha saputo trascrivere la narrazione di un viaggio sulle strade interne della memoria. Più che un viaggio nella sua Siena, nei ricordi ad essa legati, quello di Staccioli è stato un ‘camminare’ con il passo del flâneur, cioè, di chi guarda i luoghi, il paesaggio e li fa suoi rispondendo agli interrogativi dettati da motivi ‘diversi e più profondi’. Ragioni dell’esistenza che non gli hanno impedito di portare con sé il sogno del passante, di chi guarda senza memoria, scoprendo di volta in volta, strato dopo strato, la realtà e le impronte che l’hanno costruita. Così è stato anche dinanzi alle architetture, alle pietre delle strade che portavano alla spiaggia, innanzi a quanto gli scavi hanno restituito dell’antica Paestum, la grande città che i coloni greci hanno costruito sulla terraferma italica. Le sue sono planimetrie urbane che si sovrappongono senza disperdere il filo della narrazione, del racconto di una identità, di un pensiero unitario che tiene insieme l’idea di città.
Accompagna la mostra un elegante volume pubblicato dalle Edizioni 10/17, contenete oltre le note introduttive di Marina Cipriani e Mauro Civai, un saggio di Massimo Bignardi, i testi di Ico Gasparri, Luca Mansueto ed Esther Biancotti, un ampio repertorio di illustrazioni ed apparati biografici e bibliografici.
La mostra resterà aperta fino al 9 novembre.






Oscar Staccioli Nato a Siena nel 1920, a dodici anni si trasferisce con la famiglia a Rimini, dove frequentò le scuole superiori trascorrendo gli anni giovanili nel vivace e stimolante ambiente culturale dominato dalla figura di Federico Fellini e Teresa Franchina, che alimentò l’inclinazione artistica del giovane Staccioli. Torna a Siena nel 1944 pochi giorni prima che città venisse liberata dalla truppe alleate. Risale agli anni Cinquanta la conoscenza di Emilio Montagnani, Plinio Tammaro, Enzo Cesarini, e degli altri artisti che animavano l’ambiente artistico-culturale senese, con i quali intrattenne continui scambi di idee sull’arte che stimolarono fortemente il suo approccio sperimentale alle tecniche e agli stili.
I primi successi arrivano nel 1955 quando riscuote l’apprezzamento del pubblico e della critica alla mostra collettiva organizzata all’Accademia degli Intronati di Siena. Negli anni successivi partecipa a numerose esposizioni collettive e personali suscitando notevoli favori soprattutto per la mostra del 1958, dove espone alcuni Vicoli alla galleria d’arte San Marco di Roma insieme, tra gli altri, a Mino Maccari, Emilio Montagnani, Plinio Tammaro e Piero Sadun, e la personale del 1959 alla galleria L’Incontro di Arezzo.
Nei primi del decennio Sessanta elabora la sua vena creativa e stilistica suggestionato dalle vedute urbane ammirate nei ripetuti soggiorni a Londra, a seguito della mostra personale “Paintings from Siena” inaugurata alla Canaletto Gallery nel 1961 dove espone una serie selezionata di olii e guazzi con figure e paesaggi. Negli stessi anni realizza opere a sbalzo alla maniera dei primitivi senesi che aveva osservato a fondo nella pinacoteca cittadina, come testimonia l’opera Deposizione [1960] esposta in occasione della personale del 1962 alla Grabowsky Gallery di Londra e l’altrettanto celebre “Compianto su Cristo morto” [1960]. Nel 1962, tramite l’Istituto Italiano di Cultura è invitato a partecipare alla mostra “Mixed Exibition” alla St. Martin Gallery di Londra; nel 1965 la O’Hana Gallery prende in consegna alcuni lavori di Oscar Staccioli che entrano a far parte della collezione permanente della galleria; l’anno successivo espone alla Royal Accademy of Art nella “Rassegna di lavori d’oltreoceano”.
Un’urgenza espressiva che lo conduceva ad un confronto sempre più acceso sia con materiali e tecniche che lui stesso elaborava, sia con rigorose elaborazioni teoriche che lo portarono ad essere uno dei più attivi sostenitori dell’Intrarealismo, un movimento artistico-culturale nato in Spagna il cui manifesto del 1966 aveva come elemento caratterizzante l’aspirazione ad una comprensione della realtà dal suo interno.. Dopo le mostre di Firenze del 1967 a Palazzo Strozzi e quella dell’anno successivo alla O’Hana Gallery di Londra, il movimento si scioglie.
Il confronto con il metallo si inserisce in questa dinamica espressiva dove il dominio della materia approda a forme eleganti dalla forte carica simbolica come per le opere esposte alla O’Hana gallery per la personale del 68 “L’uomo e il Metallo”, ancora legate al periodo Intrarealista, o l’opera realizzata l’anno precedente in occasione dell’inaugurazione dei nuovi stabilimenti Ignis, alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri, l’On. Aldo Moro ed il ministro dell’Industria e Commercio, l’On. Giulio Andreotti.
Con gli anni Settanta l’artista avvia i primi tentativi di tradurre in scultura l’idea compositiva che sta alla base delle Cartopitture e delle Civiltà. Le microfusioni nel calco ricavato in un osso di seppia, dilatano così la dialettica di Staccioli su un piano prospettico potenzialmente infinito, nelle fitte dentellature, nel dialogo fra vuoti e pieni, minuziosamente lavorati e degne della maestria di un orafo. Dopo i soggiorni a New York del 1970 ed in occasione della mostra alla Lippmann Gallery del 1971, strinse una profonda e cordiale amicizia con il fotografo Arthur d’Arazien, la cui conoscenza fu per Staccioli fonte di un instancabile dialogo sullo spazio urbano, alimentato dagli scatti dei panorami cittadini ed industriali del fotografo americano. Negli anni Settanta esegue una serie di commissioni pubbliche fra cui il Palio per la carriera del 2 Luglio 1972: opera unica nella storia paliesca, interamente costituito da formelle in rame sbalzato e smalti applicate su una stoffa di seta e oro tessuta su un telaio cinquecentesco in omaggio alla figura del beato Bernardo Tolomei. La maturità stilistica corrisponde al suo lento e consapevole distacco dal sistema dell’arte: le mostre si fanno più sporadiche anche per via della notevole quantità di commissioni pubbliche; dopo la personale del 1973 alla Galleria Cairola di Milano, dove espone per la prima volta alcune micro-sculture in bronzo oltre a molte cartopitture e incisioni su acciaio , e altre collettive fra cui quella a Palazzo Pretorio di Poggibonsi con Calonaci, Montagnani, Guttuso e Cesarini, si ritira con maggiore frequenza nel nuovo studio di Bulcianino, eremo cateriniano a pochi chilometri da Siena. Da qui Staccioli contempla la sua città distesa addormentata sulle dolci colline e sui campi che misurano da secoli con la loro mutevolezza il passare del tempo e delle stagioni. Gli anni Novanta sono contraddistinti dai frequenti soggiorni a Battipaglia e a Paestum, ove recupera una figurazione più misurata rispetto alle opere giovanili: nel 1993 espone alla Galleria Ariane di Parigi; nel 1998 partecipa alla collettiva di Ginevra al Palais des Nations, e l’anno successivo è invitato all’esposizione “Ocean et autre images” nelle sale Twin Towers della Galerie Petronas a Kuala Lampur. Nel 2008 Siena gli dedica una grande retrospettiva allestita ai Magazzini del Sale in Palazzo Pubblico, mentre del 2011 è mostra allestita al Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Muore a Battipaglia nel 2002.