Una mostra che prende vita nell’intero museo, un’occasione extra-ordinaria per analizzare alcuni dei più importanti temi dei nostri tempi attraverso il loro suono.

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Comunicato stampa

Roma, 23 Ottobre 2014. Immateriale, immersivo, incontrollabile, onnipresente, invisibile, il suono è l’aspetto più radicale e sperimentale dell’arte contemporanea, strumento perfetto per conquistare spazi di libertà espressiva, prospettiva inaspettata da cui osservare e analizzare la realtà.
Con Open Museum Open City (24 ottobre - 30 novembre 2014) a cura di Hou Hanru Direttore Artistico del MAXXI e dello staff curatoriale del MAXXI Arte diretto da Anna Mattirolo e del MAXXI Architettura diretto da Margherita Guccione, si compie un gesto radicale: il MAXXI viene totalmente svuotato, messo a nudo, per essere riempito di suono



Saranno le installazioni site specific di Justin Bennet, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean-Baptiste Ganne, Ryoji Ikeda, Haroon Mirza, Philippe Rahm e RAM radioartemobile a riempire gli spazi del museo, trasformandoli in ambienti urbani o intimi, spirituali o politici, in una ridefinizione non solo dello spazio museale ma anche del suo significato di istituzione pubblica.

Ryoji Ikeda esplora, in modo molto diretto, l'evoluzione dell’intonazione della nota musicale "LA” in un'opera minimalista che ci spinge a contemplare il tema dell'origine delle cose, dell'origine del mondo. Bill Fontana introduce i suoni del flusso dell’Acquedotto Vergine che scorre dalla sua sorgente nella Roma sotterranea e nelle sue fontane, evocando il movimento dinamico del tempo come forza primaria che definisce l'identità della Città Eterna (l’opera è stata realizzata grazie al contributo di Meyer Sound). Haroon Mirza crea un dispositivo capace di portare all’interno del museo i suoni esterni , Justin Bennett realizza un’installazione sonora in 3D che trasforma parte di una galleria del MAXXI in uno spazio urbano e una seconda che sembra rispondere al nostro desiderio più recondito: conoscere il futuro. Cevdet Erek crea uno spazio cittadino in cui muoversi, danzare o riposarsi, condividere informazioni e creare un sentire comune. Per questo rimuove le balaustre di vetro, connette le terrazze delle Galleria 3 mediante rampe di scale, crea una piattaforma innalzando il livello architettonico preesistente, trasforma la galleria in un luogo esperienziale. Questa è la nuova piazza, un luogo capace di evocare alcune sensazioni tra le più diverse: la speranza, la resistenza, la rabbia, l’entusiasmo, la paura. E ancora Philippe Rahm esplora il potenziale della composizione musicale per la creazione di una nuova dimensione architettonica, usando il contesto del museo per scomporre e ricomporre un brano di Claude Debussy. Nessuno è più coraggioso e folle del Don Quijote creato da Cervantes e tanto amato da Jean-Baptiste Ganne che ne realizza una traduzione in codice Morse con luci rosse lampeggianti: il discorso muto di un guerriero solitario, un invito all’azione, una dose di coraggioso utopismo. Francesco Fonassi con la sua installazione interattiva invita il pubblico a sperimentare la difficoltà esistenziale insita in un mondo privato della libertà misurandosi con la tensione tra desiderio e costrizione, tra curiosità e ostacolo. Lara Favaretto ci propone di affrontare la contraddizione tra lo sforzo che richiede la scultura e la vacuità di quello stesso sforzo. RAM radioartemobile allestisce nel museo una postazione radio disegnata da H.H.LIM per trasmettere sul web e nel museo, contributi degli artisti e del pubblico e materiale d’archivio: una riflessione sulle istituzioni culturali, oggi che la radio equivale ad aprirsi alla rete globale e a raggiungere il mondo intero. Al Centro Archivi di Architettura, l’installazione Voce di architetto_parole di architettura, curata dal MAXXI Architettura e da Tempo Reale, raccoglie in una partitura musicale i pensieri, le idee, le riflessioni di alcuni tra i maggiori protagonisti dell’architettura degli ultimi 50 anni.

Con Open Museum Open City il suono si rivela il mezzo perfetto per trasgredire, decostruire, superare i confini delle convenzioni e quindi strumento perfetto per la realizzazione di un nuovo modello di museo aperto. Se la società contemporanea ci spinge verso logiche di consumo e sensazionalismo, il museo deve invece proporsi come luogo di dibattito, creatività, immaginazione e scambio di idee come un nuovo Foro Romano, un modello innovativo di società civile.

Le installazioni presentate non solo comunicano sentimenti, emozioni e immaginari individuali e collettivi, ma contribuiscono a ri-definire le condizioni architettoniche dell’edifico, creano connessioni tra l’interno e l’esterno, tra l’istituzione e la città, tra il mondo artistico e le altre comunità, determinando le condizioni necessarie per incontri, interazioni, dibattiti pubblici.

Questo si traduce in un programma di eventi performativi che sono una parte fondamentale e integrante di Open Museum Open City, ai quali partecipano artisti, architetti, intellettuali, politici e naturalmente il pubblico: proiezioni di video e foto, performance, teatro, danza, musica, cinema, narrazioni, conferenze e dibattiti, legati alle diverse aree tematiche definite dalle installazioni e che propongono nuove forme artistiche e culturali, in cui gli spettatori non sono più osservatori passivi ma partecipanti attivi: una piattaforma per la sperimentazione di idee nuove, un laboratorio di vita democratica e innovativa.

Ogni giorno a partire dalle 15.00 gli spazi del museo si animeranno dunque con gli appuntamenti del programma, mentre la mattina sarà possibile immergersi esclusivamente nei suoni delle installazioni.

Tra i tanti eventi che compongono il programma, l’incontro con Justin Bennet, Cevdet Erek, Lara Favaretto, Francesco Fonassi, Bill Fontana, Jean-Baptiste Ganne, Philippe Rahm e Hou Hanru (24 ottobre), la musica di Yannis Xenakis con il concerto per percussioni Rebonds (23 ottobre) e quella di Superfici Sonore a cura di Giuseppe Tillieci e Donato Scaramuzzi che portano al MAXXI le composizioni di Rabih Beaini, Charles Cohen, Donato Dozzy e Neel (24 e 25 ottobre). La compagnia francese Les gens d’Uterpan è protagonista di Pièce en 7 morceaux in cui i corpi dei ballerini riproducono l’immagine di un teschio inspirata a un’opera di Salvador Dalì (12, 13, 14,15, 16 novembre).
Con Narrazioni, le artiste Chiara Fumai, Elisa Strinna, Valentina Vetturi e Marinella Senatore coinvolgono il pubblico nei loro personali racconti della realtà (dal 23 ottobre).
Nina Beier, Cherimus, Ryan Gadner, Falke Pisano, Anna Scalfi Eghenter, Valentina Vetturi, Raphaël Zarka e Italo Zuffi sono protagonisti di Esercizi per La Rivoluzione: tre giorni di performance con giochi popolari reinventati da loro (29, 30, 31 ottobre).
Con Delirious NY, spettacolo tratto dal libro di Rem Koolhaas, il gruppo OHT presenta uno spettacolo sulla incomunicabilità (7, 8, 9 novembre).
Tra i protagonisti delle proiezioni di film e fotografie anche opere di Chantal Akerman, Gianfranco Baruchello, Ila Bêka (che sarà presente il 22 novembre), Cyprien Gaillard, Amos Gitaï (8 novembre), Armin Linke, Santiago Serra, Olivo Barbieri, Francesco Jodice (1 novembre), Guy Tillim, Francesco Zizola.
A tutto questo si aggiungono gli incontri con, tra gli altri, Marco Belpoliti (22 novembre), Massimo Cacciari (8 novembre), Andrea Cortellessa (14 novembre), Lucia Goracci (12 novembre).

Grazie al contributo di Enel i giovani sotto i 26 anni potranno accedere gratuitamente al museo tutti i sabati e le domeniche per tutta la durata della mostra (dal 24 ottobre al 30 novembre 2014).

An exhibition hosted in the entire museum, an extraordinary opportunity to examine some crucial topics of our times by means of “sound”.

The project offers a challenging opportunity to rethink the relationship between artistic production, architectural intervention and participation of the public. It reflects the complex context of the city of Rome, as a contemporary “foro” for urban transformation and social-cultural experiments.

Sound has been playing a key but special role in the exploration of reality,
such a context in order to create a laboratory of an open museum,
a condensed sample of an open city.



From Bill Fontana to Ryoji Ikeda, from Lee Mingway to Carsten Nicolai, from Cevdet Erek to Jean Baptiste Ganne: the exhibition will transform the museum into a performative stage for dialogues amongst different voices and claims for new social projects in radical manners by “emptying the building” and filling it with the sounds.

Integral part of the exhibition will be the performative events calendar: music, dance, theatre, cinema, story-telling and poem reading to improvisational gatherings and speaker’s corner style “agitations”.