Nuovi artisti. La magnifica ossessione

Rovereto - 08/02/2013 : 06/10/2013

Quattro artisti sono chiamati a misurarsi con la mostra del Mart “La magnifica ossessione”. I quattro artisti italiani presenteranno altrettanti lavori ispirati al tema della mostra, nelle sale del secondo piano del Mart di Rovereto.

Informazioni

  • Luogo: MART MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO
  • Indirizzo: Corso Angelo Bettini 43 - Rovereto - Trentino-Alto Adige
  • Quando: dal 08/02/2013 - al 06/10/2013
  • Vernissage: 08/02/2013 ore 18
  • Autori: Emanuele Becheri, Andrea Mastrovito, Michele Spanghero, Giuseppe Caccavale
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: Martedi - Domenica 10.00 - 18.00 Venerdi 10.00 - 21.00 Lunedi chiuso
  • Biglietti: Intero 11 € Ridotto 7 € Hanno diritto al ridotto: visitatori dai 15 ai 26 anni di età; dai 65 anni di età; gruppi di visitatori di almeno 15 persone; soci o tesserati di enti convenzionati con il Museo Biglietto Famiglia 22 € Biglietto unico 2 sedi: Intero 13 € – Ridotto 9 € Gratuito fino a 14 anni, Amici del Museo e scolaresche

Comunicato stampa

Emanuele Becheri, Giuseppe Caccavale, Andrea Mastrovito e Michele Spanghero sono i quattro artisti chiamati a misurarsi con la mostra del Mart “La magnifica ossessione”.
Inaugurazione 8 febbraio 2013 alle ore 18.00. Apertura al pubblico dal 9 febbraio.


A partire dall’8 febbraio 2013 i quattro artisti italiani presenteranno altrettanti lavori ispirati al tema della mostra, nelle sale del secondo piano del Mart di Rovereto

I loro interventi si aggiungono a quelli di Paco Cao, Emilio Isgrò, Paolo Meoni, Christian Fogarolli e Liliana Moro, presentati in occasione dell’apertura della mostra, il 26 ottobre 2012

Emanuele Becheri (Prato, 1973) lavora sull’idea di disegno e di traccia, come processo di contrasto fra luce e oscurità, ma si esprime anche attraverso video e la performance. Al Mart porterà alcune sue opere a parete che verranno allestite nella sala “La Conquista dello spazio”, dedicata all’arte italiana degli anni Cinquanta e Sessanta. I quadri della serie delle Impressioni di Becheri si basano infatti su un unico gesto creatore – erede dei “concetti spaziali” di Lucio Fontana: su una carta adesiva distesa e pressata su una parete, restano impressi segni non premeditati dalla volontà compositrice dell’autore.

Giuseppe Caccavale (Afragola, NA, 1960), formatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, è ora docente di Arti murali presso l’Ensac di Parigi, e non a caso la sua opera al Mart instaurerà uno speciale rapporto con la superficie parietale. Caccavale esporrà nella sala del “Segno inciso” l’opera Osso, una serie di disegni preparatori per affresco, realizzati su carta da spolvero e derivati da tecniche tradizionali. A Caccavale interessa il momento latente del disegno, la “costruzione scheletrica” da cui scaturisce, attraverso il trasferimento sul muro, la composizione finale dell’affresco.

Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978), si diploma presso l’Accademia Carrara di Bergamo nel 2001. Il suo percorso è costituito dalla reinvenzione degli spazi della pittura, sia in forma bidimensionale o più spesso ambientale, dove la carta rappresenta il medium privilegiato. La costante ricerca plastica di Mastrovito sul segno è declinata nella sala “Hollywood sul Tevere” con l’opera site specific Sotto il vestito niente, ma proprio niente: una bianca e sensuale Marilyn è mostrata sul punto di essere trascinata via dall’eccessiva intensità del getto d'aria dei ventilatori sottostanti. E’ un’installazione citazionista e ironica, chiaramente ispirata alla celebre scena del film Quando la moglie va in vacanza di Billy Wilder.

Michele Spanghero (Gorizia, 1979), conduce una ricerca che spazia liberamente tra percezione acustica e percezione visiva. Per il Mart, Spanghero presenta un progetto sonoro che mira a far “risuonare” le sculture della prima sala della mostra, la “Gipsoteca Malfatti”, ricavando dall’interno dei gessi dello scultore ottocentesco Andrea Malfatti un suono, che verrà diffuso nell’ambiente circostante. Il lavoro di Spanghero allude a quella coralità che la disposizione delle statue ottocentesche sembra suggerire ai nostri occhi.