Nostos. È tempo di tornare

Genova - 07/10/2021 : 06/11/2021

Un progetto condiviso a cura di Maria Laura Bonifazi e Giulia Giglio.

Informazioni

Comunicato stampa

In occasione dell’evento START, che coinvolge le gallerie del centro genovese, la Galleria Lazzaro presenta Nostos. È tempo di tornare. L’espressione di un progetto in divenire, condiviso e partecipato, maturato nei mesi grazie al dialogo collettivo tra curatori e artisti

La mostra vede il coinvolgimento di 17 artisti – Gaia Bellini, Beatrice Caruso, Grazia Inserillo, Matteo Lucca, Arianna Maestrale, Silvia Mazzella, Maurizio Melis Roman, Giulia Nelli, Anna Oberto, Paolo Lorenzo Parisi, Giulia Pellegrini, Lorenzo Ramos, Giovanni Ronzoni, Sonia Scaccabarozzi, Rebecca Sforzani, Francesca Traverso e Livia Ugolini – che attraverso un percorso di scambio e dibattito, prevalentemente virtuale, hanno analizzato e interiorizzato il tema del viaggio di ritorno. Un espediente per indagare e metabolizzare il mondo contemporaneo post-pandemico.

Nostos [gr. Νόστος], ritorno, è un termine greco dalla forte valenza evocativa. Un’espressione in grado di riportare alla mente immagini di figure eroiche intente al superamento di prove e tentazioni, di viaggiatori spinti dal desiderio di tornare, di sentimenti malinconici, di storie di mare, di miraggi, memorie e affetti. Un itinerario in cui la dimensione temporale si incrocia con quella mnemonica, il muoversi nello spazio si emulsiona al flusso dei ricordi, le strade fisiche si mescolano ai percorsi della propria coscienza. Tornano alla mente le tracce della tradizione e delle origini, che assumendo caratteri inediti si fondono al pensiero corrente. Lo scorrere delle ore appare dilatato, quasi cristallizzato a cogliere i cambiamenti, i dettagli, in contrasto con la frenesia del moto. Una messa a fuoco lenta e costantemente mutabile.

Così come nella nostra dimensione attuale, mutevole e immobile al tempo stesso, dove l’impossibilità del movimento libero, del viaggio geografico, ci ha costretti a restare ancorati a una zattera personale di

sopravvivenza o a un’immersione di fondali inesplorati. Così il progetto Nostos nasce proprio dal desiderio di sentire e comprendere questo tempo e di registrarne le sfumature più sottili, attraverso la condivisione di ciò che abbiamo potuto elaborare individualmente durante questo viaggio verticale. Un’indagine attraverso il “sentire da artista”, per riprendere in mano lo spazio e ricominciare a disegnarlo.

Il percorso parte proprio dalla casa, dall’ambiente domestico, a lungo vissuto, interiorizzato e in alcuni casi rifiutato: “un nido che diventa nodo”, un ambiente ovattato e sordo in cui la strada del ritorno assume la dimensione dell’ascolto nei tessuti di Livia Ugolini. Ci trasporta in una sfera personale e intima, fatta di rammendi, tracce del quotidiano e colori tenui, quasi evanescenti, di Maurizio Melis Roman o materiali apparentemente contrastanti e freddi che esprimono, nella produzione di Sonia Scaccabarozzi, forza vitale e potenza affettiva. Manipolazioni della materia che attraverso gesti rituali conducono a elaborazioni di bisogni primordiali, sino all’auto-determinazione: Silvia Mazzella ci introduce così alla volontà/necessità di lasciare il luogo familiare per giungere a una nuova fase di sé.

Una ricerca che conduce alla riscoperta delle radici più profonde: un movimento circolare, circoscritto che scende in profondità fino a ritrovare il contatto più intenso con la terra, con la sua essenza e il senso di accoglienza. Così Matteo Lucca la indaga nella sua dimensione più materiale e fisica, mentre Francesca Traverso ne rivela una forma eterea, sospesa e fiabesca. Un’indagine sulla circolarità del tempo naturale, e sulla capacità e incapacità umana di comprenderlo. Mostrandone infine, con il lavoro di Giulia Nelli, tutta la fragilità, l’impermanenza e, al tempo stesso, la resilienza.

In antitesi alla terraferma il mare, a simboleggiare il viaggio con i suoi caratteri di speranza, rischio e imprevedibilità. Un ingrediente assente negli scatti in triplice esposizione di Gaia Bellini che rivelano sia il lato effimero del vagabondare che al tempo stesso il senso di asfissia e spaesamento dato dalla mancanza dell’acqua, l’elemento naturale che più di ogni altro simboleggia la vita. Un aspetto che l’animo nomade di Giovanni Ronzoni ritrova nel luogo di contatto e incontro tra i due ambienti: la battigia. Il suo lavoro di ritrovamento e risignificazione dialoga così con il gesto calligrafico di Anna Oberto, spingendoci verso l’ignoto del peregrinare. Un’esplorazione che assume forme stratificate e nebulose nelle “mappe” di Beatrice Caruso, “strumenti cognitivi” che indagano il reale. Un reale che assume nuovamente i caratteri del rito, dell’eco della tradizione e delle radici ancestrali nella trama eterea di Grazia Inserillo. Conducendo così a un viaggio nella memoria anziché fisico.

Analogamente il ricordo traghetta Lorenzo Ramos all’infanzia, conducendolo a mostrarci, attraverso l’espediente del gioco, vissuti e attitudini della storia umana. Mentre Giulia Pellegrini con il ritorno all’utero primordiale ci conduce a ripercorrere i nostri passi in una dimensione sensoriale, profonda e intensa.

In antitesi il percorso di Rebecca Sforzani assume valenze di partecipazione e condivisione. Una presa di coscienza e di posizione, la costruzione di una casa collettivamente abitabile. Un lavoro dal carattere politico, in quanto connesso con la dimensione pubblica, che ritroviamo anche nelle immagini dai toni psichedelici di Paolo Lorenzo Parisi e del suo eternauta: un messaggero in cerca di ascolto in giro per il mondo. Un peregrinare a tratti utopico e disincantato come quello dei cosmonauti perduti di Arianna Maestrale, silenziosi e smaterializzati, viaggiatori senza ritorno.

Un’esposizione, un’esplorazione o più semplicemente un dialogo tra artisti che rivelano le differenti sfaccettature del vivere nel mondo contemporaneo, oltrepassando la dimensione virtuale degli schermi attraverso cui abbiamo parlato, brindato e danzato. Una mostra che rivela la forza e la fragilità del reale, la dimensione introspettiva e umana, collettiva e politica, la matericità del mondo che ci circonda e la dissolvenza delle costruzioni della mente.



Nostos. È tempo di tornare

a cura di Maria Laura Bonifazi e Giulia Giglio

Artisti

Gaia Bellini, Beatrice Caruso, Grazia Inserillo, Matteo Lucca, Arianna Maestrale, Silvia Mazzella, Maurizio Melis Roman, Giulia Nelli, Anna Oberto, Paolo Lorenzo Parisi, Giulia Pellegrini, Lorenzo Ramos, Giovanni Ronzoni, Sonia Scaccabarozzi, Rebecca Sforzani, Francesca Traverso e Livia Ugolini.

Lazzaro Galleria d’Arte Contemporanea

Piazza San Matteo, 17 Salita all’Arcivescovato, 5r 16123 Genova

Date e orari

7 ottobre – 5 novembre 2021

dal martedì al sabato, orario 15:00 | 23:00

OPENING: 7 ottobre, orario 18:00 | 24:00

Durante tutta la serata di apertura saranno presentati 3 diversi live set nei diversi livelli della galleria con Kløy Nøn, Stefano Bertoli e Maurizio Mongiovì

In occasione dei Rolly Days la galleria sarà aperta anche domenica 10 ottobre con orario 15:00 | 21:00