Ninety Percent of Everything
U-BOOT Lab presenta, negli spazi di Palazzo Ducale a Genova, Ninety Percent of Everything, installazione multicanale.
Comunicato stampa
U-BOOT Lab presenta, negli spazi di Palazzo Ducale a Genova, Ninety Percent of Everything, installazione multicanale realizzata in collaborazione dai collettivi Fish Tank e Fathom 30° insieme alla data artist Tiziana Alocci e alla factory sonora Stellare, con il contributo del fotografo Simone Lezzi. Il progetto installativo nasce in seguito alla call internazionale di U-BOOT Lab volta alla selezione di artiste e artisti per una residenza curata da Maria Pina Usai e svoltasi dal 15 al 30 maggio 2026 tra Palazzo Ducale Genova, il porto operativo, la stazione sperimentale del CNR-IAS e in navigazione a bordo della nave cargo Grendi.
Il progetto, realizzato da U-BOOT Lab in collaborazione con Fondazione Palazzo Ducale Genova con il sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo nell'ambito del bando Starter – Cultura e creatività per la sfida ambientale, esplora il porto come dispositivo critico di relazione tra flussi commerciali, equilibri ecologici e dinamiche sociali.
Come afferma Ilaria Bonacossa, Direttrice di Palazzo Ducale, «La residenza e l’installazione sollecitano un confronto tra arte contemporanea, ricerca scientifica e territorio, invitando il pubblico a riflettere sulle infrastrutture invisibili che regolano la nostra quotidianità e sulle implicazioni ambientali, sociali e geopolitiche della logistica».
L’opera, infatti, indaga il rapporto tra logistica marittima e crisi climatica, intesa come esito sistemico delle interconnessioni tra ecologia, lavoro, dinamiche economiche, geopolitiche e consumo globale.
Basata su pratiche di data visualization e data sonification, l'installazione assume come materia di ricerca artistica dataset provenienti dalla ricerca scientifica, dalla logistica marittima e dal lavoro di campo svolto durante la residenza. Immagini in movimento, suoni e fotografie, dati relativi ai flussi navali, alla biodiversità marina, alle infrastrutture portuali, alle merci e al lavoro marittimo si intrecciano alle testimonianze raccolte sul campo, e si traducono in un linguaggio audiovisivo capace di rendere percepibili relazioni normalmente invisibili. Più che rappresentare i dati, l'opera ne interpreta le connessioni, trasformando informazioni eterogenee in un'esperienza che invita il pubblico a interrogare il proprio ruolo all'interno di questo sistema.
Come afferma la curatrice Maria Pina Usai «Il progetto propone un rovesciamento di prospettiva rispetto a una lettura che considera la logistica marittima esclusivamente come causa di impatti ambientali, e invita a interrogare il ruolo che ciascuna di noi esercita nel sostenere questo sistema attraverso le proprie scelte quotidiane di consumo».
L’INSTALLAZIONE “NINETY PERCENT OF EVERYTHING”
L’installazione audiovisiva si articola in una grande proiezione su due canali, accompagnata da due visualizzazioni che restituiscono in tempo reale i flussi di navigazione e i dati generati dalle comunicazioni tra le navi.
La proiezione è il centro dell'opera e si compone di immagini in movimento, registrazioni sonore, data visualization, data sonification e image-to-sound systems, in cui dati scientifici, logistici e documentari si intrecciano con le testimonianze raccolte durante la residenza artistica. Ne emerge un racconto del sistema portuale e marittimo come infrastruttura che connette ecologie, economie, lavoro, tecnologie e consumo globale.
Accanto alla proiezione principale, due superfici di proiezione sospese ospitano visualizzazioni che si aggiornano in tempo reale, mantenendo l'installazione costantemente connessa ai processi della logistica marittima. Ogni visita coincide, infatti, con una configurazione diversa dei dati, generata dai movimenti reali delle navi nel momento stesso in cui il pubblico attraversa lo spazio espositivo.
L'installazione è accompagnata, nella sala accanto, da cartografie, appunti, riferimenti scientifici, dataset, immagini e materiali di lavoro prodotti durante la residenza, che documentano il processo di ricerca e le relazioni costruite tra artistə, ricercatorə, istituzioni scientifiche e operatoə del sistema portuale. Concepita come uno spazio in continua evoluzione, l’ambiente continuerà a trasformarsi per tutta la durata della mostra attraverso i contributi emersi dal public program che vede al centro incontri, workshop e momenti di confronto.
LA RESIDENZA E IL PROGETTO DI RICERCA
La ricerca ha coinvolto i collettivi under 35 Fish Tank (Jennifer Yue Yuen Yu e Shawn Pak Hin Tang - Hong Kong - Bremen) e Fathom 30° (Tamara Keller, Sofia Daniela Rudi Kent e Sun Woo Yoon / Svizzera - Corea del Sud - Regno Unito), selezionati attraverso una call internazionale che, alla sua prima edizione, ha raccolto candidature provenienti da 18 Paesi tra Europa, Asia, Africa e America. I collettivi sono stati selezionati da una giuria composta dai soggetti promotori e presieduta da Ilaria Bonacossa.
Durante la residenza, i collettivi hanno avuto la possibilità di accedere alle infrastrutture portuali, confrontarsi con lavoratori e lavoratrici del mare, ricercatori e operatori della logistica, raccogliendo immagini, suoni e testimonianze e analizzando dataset scientifici e logistici relativi ai flussi navali, alla biodiversità marina, alle infrastrutture portuali, alle merci, al lavoro marittimo. Il percorso si è sviluppato con la guida della factory sonora Stellare (Ale Bavo, FiloQ e Raffaele Rebaudengo) e della data artist Tiziana Alocci, con la curatela di Maria Pina Usai / U-BOOT Lab, il supporto scientifico della biologa marina Francesca Garaventa (CNR IRBIM ) e il contributo fotografico di Simone Lezzi.
Ninety Percent of Everything si costruisce così come un processo di ricerca e produzione condiviso, attraverso un dialogo continuo tra artistə, mentor, curatela, ricerca scientifica, comunità portuale e marittima. Una rete di connessioni che si estende oltre il porto di Genova, portando l’esito della ricerca anche al Terminal Grendi del Porto di Cagliari, e successivamente all’Embarcadère nel Vieux Port, nell’ambito del partenariato tra l’Observatoire des publics et des pratiques de la culture MESRI/AMU. Infine, la quarta città ospitante è Londra, grazie alla collaborazione con The Heath Studio.